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Escritos autobiográficos y biográficos

Acá encontrarán algunas historias como ejemplos de las diferentes formas de narración. En esta sección se encontrarán, sucesivamente, las historias que participan en el premio.

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Storie di donne in lotta dal dopoguerra ai giorni nostri - Giovanna Marturano si racconta a Filomenilde Castaldo

Author: Filomenilde Castaldo <nildecast@libero.it>

Ho accompagnato Giovanna in questo difficile compito di scrivere di sé e di narrare le attività e le lotte da lei fatte insieme a tante altre persone, specialmente donne, dopo la Liberazione per ricostruire un’Italia distrutta dalla guerra e dal Fascismo. L’ho seguita con trepidazione e sempre con gioia ed emozione, consapevole dell’immenso patrimonio che rappresenta per noi il suo racconto e dell’importanza che questa donna ha per la storia di noi donne tutte. Oggi, a distanza di diversi mesi dal nostro primo incontro, mi sono accorta di aver attinto dal suo racconto forza ed energia per continuare a lottare per una società “maschile e femminile” migliore, nella convinzione che l’operato quotidiano di ogni individuo racchiude sempre un grande valore politico e sociale, perché l’individuo “da solo” non ha ragione di esistere.

“Mercenario dello sviluppo” di Daniele De Sillo

Author: Daniele Desillo <daniele.desillo@tin.it>

La cooperazione, un mondo variegato e contraddittorio, entusiasta e utopico, dove si incrociano sogni, entusiasmi, competenze, e affari. Si parte per aiutare, per capire ma anche per dimenticare. Una legione straniera della solidarietà che si confronta e scontra con inefficienza, burocrazia e interessi. Un confronto da cui spesso si esce con le ossa rotte e disillusi. Ma qualcosa rimane: pozzi, scuole, ospedali, strade. Il diario di un protagonista appassionato ma lucido. Partito per aiutare persone sconosciute, in paesi lontani, racconta l’esperienza che gli ha cambiato la vita

Trasformazioni

Author: Antonello Caruso <antonello.caruso@tiscali.it>

Questi scritti sono il risultato, il frutto del lavoro di un gruppo di persone che convivono e si incontrano nello spazio di una Comunità Terapeutica.

La nostra comunità terapeutica ovvero la comunità fatta di noi, dalle trame delle vite vissute in uno spazio ed in un tempo che è solo di quel posto là, è una delle possibilità lungo un percorso di trasformazione da una vita vissuta all’insegna del malessere ad una che racchiuda anche vere esperienze di gioia.

La comunità, lungo tale percorso, per merito del pensiero a cui si ispira, è (può essere) per sé un’esperienza di cambiamento esistenziale, di trasformazione del significato intorno ai vissuti sugli eventi interni ed esterni di una persona.

Ballando il Tango

Author: Simonetta Ramacciani <sim_ram@hotmail.it>

Possibilità, che da due diversità Si ritorni uniti. Non sempre chiaro il cammino Innanzitutto per chi non si ri-conosce Spesso gli occhi liquidi, del desiderio di uomini ci plasmano Come creta Al punto da trasformare i corpi in caricature da offrire sull’altare. ………

Mads, a story of a name

Powos
Author: Mads Haugsted <mads@dpu.dk>

A short story of a name...

1966 - Die Erinnerung ist das einzige Paradies, woraus wir nicht vertreiben werden können. (Jean Paul)

Powos
Author: Erika Zacher <info@soziallabel.de>

Meine persönlichen Erinnerungen an das Jahr 1966, dem Geburtsjahr meiner Tochter

November 1989

Meine Kindheitserinnerungen an die Zeit des Falls der Mauer 1989.

1991 - Es geschahen Dinge, die ich niemals für möglich gehalten habe

Große Veränderungen brechen in mein Leben ein.

Srečanje malega fanta

Author: Viktorija Drnovsek <viktorija.drnovsek@kadis.si>

Spomin na srečanje z malim dečkom v rudarski koloniji. Deček je z nama s prijateljico spregovoril v našem jeziku, kar njegova mama ni odobravala. Srečanje mi je dalo za misliti, kako se imigrantje verjetno počutijo v naši deželi, daleč stran od svoje skupnosti in domačega okolja.

La bicicletta verde e la moto rossa

Powos
Author: Mauro Nerucci <m.nerucci@virgilio.it>

Era una bicicletta di taglio bastardo; usata, ma in buonissime condizioni. Verde, però non un verde qualsiasi, un bel verde bottiglia e sul telaio una vistosa scritta in oro “Willer”.
Avevo anch’io il mio cavallo d’acciaio che mi avrebbe reso imbattibile.
Non ho mai saputo se l’avesse comprata o gliel’avessero regalata. Avevo quasi nove anni quando mio padre, che era tornato a casa per una licenza, consegnandomela mi disse: “Se non ne tieni di conto ti ci metto il lucchetto. Fai attenzione a non cadere e ricordati che a scuola ci devi andare a piedi”.

Un film, un amore

Powos
Author: Stefania Berrettoni <stefaniaberrettoni@tiscali.it>

Mi viene in mente un film di un autore che ho incontrato in un
momento importante della mia vita, adesso sembra tanto tempo fa ma sono
passati solo pochi anni: Lars von Trier.
Idioti, Le Onde Del Destino, Dancer In The Dark, Il Grande Capo e
così via tutta la sua filmografia e la sua ossessione. Mi fermerò su
Dog Ville una storia claustrofobica vissuta dentro quei perimetri
rassicuranti e asfittici.

Amicizia e consapevolezza di sè

Powos
Author: Giovanna Barile <gbarile2001@yahoo.it>

Siamo andate a vedere il film “Mia sorella mia sposa”, sulla vita dell’affascinante Lou Salomè, io e la mia amica Roberta. Usciamo dal cinema che è sera ma non è notte e Roma è splendida, magica, ammiccante e misteriosa. Il film ci porta a riflettere, a confrontare noi stesse con lo spirito di quella donna libera, consapevole di sé stessa, che ha saputo superare i pregiudizi e gli schemi. Che non si sottomette al potere maschile, che il potere non lo vuole.

La prima volta che...

Powos
Author: Anna Loche <annloch@tin.it>

Senza dubbio uno dei ricordi che hanno segnato la mia vita e che porto con piacere dentro di me è stato il mio primo incontro più profondo tra i generi. Il mio primo “vero” ragazzo, la sua delicatezza, i modi gentili e la dolcezza con cui mi ha introdotta al piacere sessuale. E pensare che temevo quel momento come la peste, tali e orribili erano gli avvertimenti che venivano scagliati verso le ragazze giovani da parte della famiglia, della parrocchia, degli “amici” bigotti. Il timore, l’agitazione, il senso di colpa del peccato sono stati spazzati di colpo in un pomeriggio. Avevo sedici anni ed erano gli anni sessanta. Perché tutto ciò è rimasto scolpito dentro di me?

Comunicazione al "femminile"

Powos
Author: Erminia Bianchini <mimma.bianchini@gmail.com>

Abbiamo occupato “Casale Falchetti” più di dieci anni fa, eravamo uomini e donne del territorio. Negli anni la maggior parte delle donne/mamme hanno riservato la loro attività ad iniziative legate quasi esclusivamente al fornirci aiuto per la crescita dei figli. Il nucleo di gestione del casale è diventato sempre più “maschile”,ma anche e soprattutto come modalità di fare politica

Verde veronese

Powos
Author: Ivana Marraffa <nanimar@libero.it>

Il professore tedesco era temutissimo. Giravano su di lui dicerie leggendarie. Non ti faceva parlare. Non ti dava la possibilità di replicare, giudicava senza appello e non accettava nessun tipo di recriminazione. L’avrei avuto nel mio secondo anno di grafica o sarei stata una delle fortunate delle altre sezioni?

Un'amicizia inaspettata

Powos
Author: Silvia Giordano <silviagiordano@libero.it>

La richiesta della mia amica mi creava dei dubbi: mi chiedeva se potevo ospitare a casa dei ragazzi eritrei, un ragazzo e una ragazza. Io volevo e non volevo. Il problema era che non ci conoscevamo affatto e chissà quale imbarazzo si sarebbe creato tra me e loro e come convivere insieme e quanto tempo. Si fa presto ad avere l’idea di essere utili, però poi realizzare quest’idea è tutta un’altra cosa. E non è solo una questione di culture…

Donna è...

Powos
Author: Gina Fabrizi <gina.fabrizi@yahoo.it>

Una vita passata a cercare di essere donna, donna di un certo tipo, donna come vuole mia madre, donna santa, donna madre, donna forte che guida il maschio che non sa dove va, donna come dice mio padre, donna innocua, che non da preoccupazioni, che sparisce al momento giusto e che se non lo fa la fai sparire tu sbattendo una porta, una vita passata a mediare tra due modelli contorti e distruttivi, a sentirsi divisa in due, in tre, in quattro.

Il taglio del prosciutto

Powos
Author: Vittoria De Cecco <vittoriadececco@yahoo.it>

Non so perché, tutte le volte che Andrea propone un racconto autobiografico, la prima cosa che mi viene in mente è la mia casa di Lanciano e lo scorrere dei miei primi anni di vita, come se il resto fosse fatto di cose meno vere. Considerando che sono cinquant’anni che vivo a Roma è proprio vero che ciò che ti costruisce nel profondo è quanto accade negli anni della formazione. Probabilmente ho scelto di rimanere precaria, senza una casa veramente mia, dove accumulare oggetti e storie, per restare legata, in qualche modo, all’infanzia, a un mondo che non c’è più, se non fra le mura della mia casa natale, che i miei fratelli hanno concordemente assegnato a me, forse sapendo che l’avrei tenuta senza modificare di molto l’esistente.

Accogliere il nuovo

Powos
Author: Stefania Berrettoni <stefaniaberrettoni@tiscali.it>

Inizia quindici sedici anni fa .. a pensarci è proprio l’età di mia
figlia .. siamo donne e uomini. Sono tante le donne che come me stanno
vivendo l’esperienza della maternità. C’è Mimma .. ci incontriamo una
mattina all’Inps per richiedere l’aspettativa, c’è Pina con Gea
piccolina, c’è Simona col piccolo Francesco, c’è Paola con Giulia .. ci
sono i nostri compagni di vita e di avventure politiche. Occupiamo
quello che diventerà il Comitato di Quartiere a via delle Resede
proprio vicino il consultorio.

Un incontro...

Powos
Author: erica tedeschi <tedeschi@xxxx.it>

Situazione: sabato mattina, vicino al mercato. Vedo da dietro un ragazzo nero che vende collane. Non sembra interessato agli altri. Io lo sorpasso, ma fatti pochi passi, penso che voglio dargli una moneta. Torno indietro e nasce l’incontro di occhi e di sorriso. Meraviglioso! Gli dò un euro e lui mi dice che sono una persona buona e mi vuole fare un regalo: una piccola tartaruga che prendo molto gioiosamente....

Io e Annamaria

Powos
Author: Erminia Bianchini <mimma.bianchini@gmail.com>

Mi torna in mente Annamaria, non so quale possa essere il legame con l’argomento, ma Annamaria è nella maggior parte dei miei ricordi. Grande storia di amicizia la nostra, tanta complicità, tanta solidarietà, tutto tanto...forse troppo. In realtà avevamo fatto in modo di bastarci, tutto era filtrato attraverso il nostro rapporto, anche il rapporto con i nostri rispettivi uomini…quando c’erano. E’ chiaro che questi ultimi non avevano partita, non avevano alcuna possibilità di vincere, di ferirci, perché davanti a tanta profonda conoscenza, a tanta intimità, nulla poteva accadere che non poteva essere recuperato dall’una per l’altra.

Lo specchio

Powos
Author: Carla Sordelli <claudia.sordelli@xxx.it>

Era un vecchio specchio, l’avevo avuto da mia madre. Non ho mai saputo a chi fosse appartenuto prima. Dovevo arredare la mia casa in montagna, e così chiesi a mia madre di darmelo. Lo misi in un piccolo atrio, era austero e importante. Mi piaceva. Quando lo guardavo mi sembrava di intravedere tutte le persone che si erano riflesse li, tanti anni fa. Il tempo passava e così, anni dopo anni quello specchio vedeva crescere i miei figli.

Un oggetto per raccontarmi

Powos
Author: Marina Padovini <marina.padovini@gmail.com>

Una lambada liberty in camera da letto comprata poco dopo il matrimonio da una persona da tempo deferente che a suo tempo ha contribuito ad avvicinarmi al bello dell’antico. È una lampada molto amata e molto semplice che racchiudeva i sogni e le speranze di una giovane coppia piena di aspettative per la vita in comune. Un oggetto a suo tempo vissuto come particolare e al di sopra delle reali possibilità manuali ma che comunque mi dava aspirazioni e sogni. Di bellezze, di non banalità, di culture. È un oggetto che mi sembra sempre giovane e ottimista e mi incoraggia spesso nei momenti più oscuri.

“Amanda racconta Armanda (pavimento di linoleum verde)”

Author: Annamaria Calore <annamarialilith@yahoo.it>

Si tratta della storia, sofferta e coraggiosa, di una proletaria romana verso l’emancipazione perseguita attraverso l’impegno sindacale e sociale, la “rimessa in gioco” personale e la costruzione della più importante Università Popolare Romana.
In questo lungo cammino, che ha attraversato gli anni difficili di molti proletari della periferia romana, obbligati a vivere nei borghetti di lamiera, ad occupare le case dei grandi costruttori ed ad affrontare la chiusura delle fabbriche con conseguente disoccupazione, Armanda (la protagonista) rappresenta un messaggio di tenacia e speranza. Il comprendere che isolarsi e rinchiudersi non aiuta a risolvere i propri problemi e che, solo condividendo timori e speranze, si può lavorare per un futuro sociale migliore, rappresenta l’essenza di questa delicata ed autentica storia.

Storie di lavoro

Author: Centro Diurno Psichiatria Lanciano e Centro Servizi Volontariato Chieti <direzione@csvch.org>

[...] Prima mi consideravo pazzo e per questo pensavo di non riuscire a lavorare. Invece ce l'ho fatta. Oggi sono autonomo, rispettato nel mio quartiere, ho potuto acquistare dei libri e una chitarra, grazie ai soldi guadagnati. Mi sono rifatto il guardaroba e finalmente il frigo è pieno.

Dentro le storie / esperienza volontariato in Zaire con Padri Missionari Comboniani

Author: Maria Pia Berardi <mariapiaberardi@hotmail.it>

Esperienza di volontariato e di lavoro nella missione di Isiro in Zaire per la costruzione di piccole casette e chiesetta per la popolazione locale, vicino ad un villaggio pigmeo.

La storia di Puccio

Author: Mary Cruz Rodriguez Maccione <mary.cruz@libero.it>
Upter

Questa è un’intervista fatta da Giuliano Testa nell’ambito del corso di autobiografia della Upter, a Mary Cruz Rodriguez Maccione, autrice del libro (non ancora pubblicato)“Salve sono Puccio”, in cui racconta la vita di suo figlio Luigi, Puccio per tutti. Un giovane disabile dalla nascita affetto da una grave forma di distrofia muscolare e scomparso nel 2003.
La sua disabilità non gli ha mai impedito di avere una vita intensa e piena di interessi: si è laureato; è’ stato autore e regista teatrale: ha viaggiato in tutta Europa. La sua spiccata autoironia, il suo modo positivo di affrontare i problemi facevano di lui un lider. La sua commedia “pazzi” è stata messa in scena da uno dei maggiori teatri della capitale.
Questo libro è stato scritto “a più mani”. La madre si è avvalsa della collaborazione di tutti coloro che hanno percorso un tratto di strada con Luigi, per mettere in evidenza che, anche se disabili, anche se con delle obiettive difficoltà, ognuno di noi può essere costruttore della propria esistenza e sfruttare al meglio il tempo che ci è stato concesso di vivere.

Mi racconto

Powos
Author: Concetta Paliotta <concpal@mailinator.com>

Da una intervista di Concetta Paliotta ad Emanuela Bianco

Nei campi rom

Author: Aldo Pierangelini <aldo.pierangelini@fastwebnet.it>

Taranto Vecchia

Author: Maria Grazia Sessa <margra@mailinator.com>

di Maria Grazia Sessa

RAGAZZI SPECIALI

Powos
Author: Patrizia Cimarra <patrizia.cimarra@libero.it>

IL RACCONTO TRATTA LA TEMATICA DELLA DISABILITA’, NARRANDO LE VICENDE QUOTIDIANE, VISSUTE DA RAGAZZI ED OPERATORI, DENTRO LE MURA DI UN CENTRO SOCIO-EDUCATIVO DIURNO.

La mia casa mi parla

Powos
Author: Silvia Giordano <silviagiordano@libero.it>

Quando ci siamo incontrate è stato subito amore. Stavi lì, camminavi in punta di piedi e con gli occhioni spalancati a 360 gradi cercavi e cercavi a tutti i costi qualche difetto per mettermi in discussione e non prendermi. Avevi paura. E’stato così che tutte le altre sono state scartate, io lo so, la scusa era : “non è luminosa; non è abbastanza grande; non è abbastanza piccola…” Ma non stavi prendendo tempo, in realtà stavi aspettando me. Le mie finestre sui tetti, quella luce speciale di fine agosto-settembre hanno vinto tutte le tue paure, quello gnomo disegnato sulla parete del terrazzo, colorato di verde ti ha convinto che non sarebbe stata una scelta borghese, che ogni casa ha la sua vita dentro e che la tua non sarebbe stata mai quella che non volevi.

Chi conduce il mulo

Powos
Author: Patrizia Frongia <patrizia.frongia@gmail.com>

Il ragazzo che conduce i muli ha una serieta' libera da qualsiasi ingombro inutile e su quell'essenzialita' mi poggio a riposare per la durata della salita verso Kedarnath . Quattro ore a dorso di mulo

La Chiave

Powos
Author: Roberta Chimento <robychimento@gmail.com>

Non è facile raccontarsi, non è mai stato facile entrare nel profondo del proprio essere per scoprire verità che si nascondono agli altri come a se stessi, ma c’è sempre un modo, una chiave per imparare a farlo. Forse la chiave è una sola….la fiducia. Si, quando si pronuncia la frase “Mi fido di te”, dimostriamo di avere profonda stima nei confronti dell’altro. ..

Un viaggio che mi ha un pò cambiato

Powos
Author: Vittoria De Cecco <vittoriadececco@yahoo.it>

Eravamo colleghe, a scuola, da qualche anno, ci aveva accomunato l’aver fatto qualche campo scuola con i ragazzi, registrando molti interessi convergenti, prima di tutto l’amore per la natura, soprattutto la montagna. Così un’estate decidemmo di fare insieme un viaggio piuttosto lungo e un po’ avventuroso, senza nessuna prenotazione. Va detto che la mia collega ha un marito direttore di albergo, che quando viaggia, programma strettamente e professionalmente ogni movimento!

Mi ricordo

Powos
Author: Vittoria De Cecco <vittoriadececco@yahoo.it>

La guerra Ottobre, avevo cinque anni, andavamo in campagna perché in paese era in corso una battaglia tra partigiani e tedeschi. Vicino al muro di un giardino c’era un uomo steso per terra in un lago di sangue. Ricordo mia madre che tenendomi per mano mi allontanava correndo. L’orma, tracciata sul lastrico dal corpo lasciato a giacere nel sangue per tutto il giorno, rimase a lungo vicino a quel muro.

Sebastiano

Powos
Author: Vittoria De Cecco <vittoriadececco@yahoo.it>

Ho incominciato a frequentare la mensa per poveri delle suore vincenziane; sono addetta a fare le porzioni, quindi il mio contatto con le persone è abbastanza limitato. Io passo le minestre, con il secondo e il te, alle volontarie che servono ai tavoli. Un giorno Jolanda, che fa il servizio ai tavoli mi chiede se posso accompagnarla al policlinico, perché uno dei ragazzi polacchi che frequentano la mensa si deve sottoporre ad una visita. Insieme andiamo tutti e tre dal prof che deve vedere Sebastiano che sta cominciando un percorso di disintossicazione dall’alcol

La casa racconta di me

Author: Vittoria De Cecco <vittoriadececco@yahoo.it>

Lei mi ha capito e amato da quando, piccolissima mi esplorava in ogni recesso. Lei non si limitava ad abitare le mie grandi stanze del piano nobile. E’ venuta nelle cantine, ha aperto le porte dei sottoscala, ha cercato nelle soffitte, scavalcando travi e capriate, per conoscere di me anche l’estradosso delle volte. Ha trovato, ha scoperto i miei segreti.

Quella volta che ho ascoltato

Powos
Author: Vittoria De Cecco <vittoriadececco@yahoo.it>

Una volta alla settimana, a casa mia, negli anni di guerra, si faceva il pane, perché noi avevamo la farina bianca e così non eravamo costretti a mangiare il pane nero della tessera. Ma questo pane non si preparava né si cuoceva in casa, si doveva andare al forno, nella notte o quasi all’alba non ricordo bene, perché il fornaio doveva aver già terminato la preparazione del pane – nero – che avrebbe venduto l’indomani, per poter impastare e preparare le pagnotte fatte con la farina privata …

Un oggetto

Powos
Author: Vittoria De Cecco <vittoriadececco@yahoo.it>

Mi è venuta in mente una foto che tanto tempo fa ho scelto dalla mia casa di origine. E’ una foto di mio padre, scattata per un giornale che lo intervistava sul suo lavoro di medico. Ha indosso il camice e sorride su un terrazzo dell’ospedale in cui lavorava. Potrà avere una sessantina d’anni, al massimo. Una mattina, a scuola, mentre scendevo le scale, incrociai un mio collega, che diceva di essere sensitivo, mi chiese a bruciapelo :

La rosa di Myrlene

Powos
Author: Roberta Chimento <robychimento@gmail.com>

Finalmente, dopo una giornata fitta d’impegni sto rientrando a casa, nella cassetta della posta trovo un delizioso bigliettino, su di un cartoncino è disegnato una bel bocciolo di rosa rossa. E’ un biglietto di Myrlene, viene da molto lontano, da un paese dell’America latina, penso al lungo viaggio che ha fatto per raggiungermi e per portarmi un saluto di questa bimba dai vivaci occhi scuri. Leggo, mi sta ringraziando per il mio sostegno, si proprio a me, la sua madrina.

The italian blackout

Opengate
Author: Isabella Paolucci <giusy.lupi@upter.it>

It was Sunday, 28th September 2003. I had just woken up at ten o' clock a.m. after working until two a.m. the night before. The Mayor of Rome had decided to celebrate the city's first “White night”, a special initiative full of street events, on the Saturday night between the 27th and the 28th of September 2003. I am an agent of municipal police in Rome and at that time I worked to regulate the traffic and the security around five of the most important theatres in the centre of Rome. So I had to work until late in the night because the performances lasted longer than usual. But, luckily, I finished work when the theatres closed which was earlier than when my colleagues did, because their task forced them to work until the “White Night” finished. While the festival was carrying on in the city, a storm began. I went home to sleep ,without imagining what would have happened during the night: the total chaos everywhere in Italy!

The first ascent of K2

Open Gate
Author: Nadia Lenzi <giusy.lupi@upter.it>

Our country is small if compared to other countries but it’s big in arts, sciences and human enterprises.
Our artists, scientists and sportsmen are famous all over the world.
I remember many important Italian achievements and discoveries which made Italian people proud of their identity.
I want to describe an event, maybe not one of the biggest, that touched me and my school friends many many years ago.
I was a very young student then. At school with our teacher we always spoke about this important, imminent enterprise: the Italian conquest of K2, the world’s second highest mountain.
She had given us much information about the area, the climate, the dangers of climbing.
We were really involved also because two English climbers had reached The Everest top the year before.

The divorce law

Open Gate
Author: Anna Rita Ianni <giusy.lupi@upter.it>

I think that Italy is one of the last countries, in the old Europe, where the law on divorce has been issued.
I can say that it was a real party strife between left and right; also Vatican State with its power and its influence on Italian political life conditioned the issue of this law.

The Flood of Florence

Author: Annaliza Nozzolini <giusy.lupi@upter.it> ,  Piero Pugi <giusy.lupi@upter.it>

This is the story of a tragedy which happened in Tuscany on November 4th 1966.
As I was born in August 1967, I took all the information from the Internet and from my parents’ personal experience.
That day, early in the morning, the Arno river and its affluents, was swollen with black, oozy water, and took away everything on its way.
What they left behind was destruction, death, fear and desperation.......

The Flood of Tibur

Author: Laura Teti <giusy.lupi@upter.it>

About the Tiber... The Tiber floodings have been part of the history of Rome for 2600 years; from the foundation of the city to the 20th century. It was probably a flood, twenty-eight centuries ago, that dragged the basket with the twins Romolo and Remo to the place where the she-wolf found them. It is only the embankment of that part of Tiber that flows into the town and some critical works of barring which have allowed us to control the level of water in the river and to protect Rome from the constant threat of flooding.

Football World Cup

Author: Ermanno Di Ruzza <giusy.lupi@upter.it>

In June and July 1982 there was a special event in Spain: the World Football Championship. My friends and I were planning to go to Spain on holiday just for the Championship… But in the end we saw the matches only on TV! And now I’ll tell you why.
In spring 1982, in some friendly matches of preparation, the Italian team had disappointing results and deluded. For this reason, we decided to go to Spain in August, after the World Cup.
Instead, there was a great surprise: our team won the World CUP and we were all very happy. When the team landed at Ciampino airport from Madrid, Appia street was blocked, but nobody protested. Thousands and thousands of fans waited for hours the arrival of our heroes. My friends and I arrived at the airport on foot, after a 3 kilometres walk!

The armistice and arrival of Americans

Author: Liana Fratini <giusy.lupi@upter.it>

I remember I was with my father in the hall of a little hotel in Porto San Giorgio, a little village on the Adriatic sea.
My father had to meet a friend of his who was staying there. They were talking and I was very bored when suddenly out in the square people started shouting “War is over! War is over!”
I let my father’s hand go to rush out in the street because I wanted to see what was going on.
People were dancing and crying.
But they were wrong! It wasn’t the end of the war. It was just a short armistice signed secretly on 3rd September 1943. It stated that the Reign of Italy stopped the hostility against the British-US Forces in the second World War.

Giovanni

Powos
Author: Silvia Costa <costasilvia57@gmail.com>

Sono volontaria a Rebibbia, articolo 17 nel linguaggio penitenziario. Ogni sabato mattina vado ai colloqui con i detenuti. Incontro Giovanni, mi racconta di sé e io ascolto. La frattura tra il prima e il dopo, la vita terribile e violenta e la nuova vita, è avvenuta durante l’isolamento. “Ringrazio Dio di essere stato in isolamento anche se pensavo di impazzire.

Alì

Powos
Author: Silvia Costa <costasilvia57@gmail.com>

Sono volontaria nel carcere di Rebibbia, articolo 17 nel linguaggio penitenziario. Devo accompagnare al suo primo permesso premio il detenuto Alì. Sarà tre giorni con me, lo accompagnerò dove lui vorrà. E’ emozionato e impaurito e anche io un po’. I posti che io penso lo farebbero felice non sono quelli che lui sceglie. Dopo venti anni di carcere penso che sarebbe bello andare a Ostia ma lui non vuole, ha paura del mare, ora. Giriamo per la città tutta la mattina, io ho portato la guida, ma si emoziona dentro una rosticceria di Piazza Farnese. Il cibo arabo che gli ricorda la sua infanzia.

Le Parole Rubate

Powos
Author: Silvia Costa <costasilvia57@gmail.com>

C’era stata una discussione pesante al lavoro. Sono pedagogista e logopedista e mi occupo di bambini con difficoltà di apprendimento. Non ero d’accordo con i colleghi, la bambina che dovevo seguire aveva sì problemi di apprendimento ma ne aveva ben più gravi familiari e relazionali, che non venivano riconosciuti. Sentivo, come altre volte, che per alcune persone è impossibile riconoscere la sofferenza, bisogna difendersi negandola, sia per sé che per gli altri. Sentivo una rabbia impotente e indignata. Avevo bisogno di condividere con la mia amica Angela i miei sentimenti, poterne parlare aiuta. Certe volte sento il dolore del mondo invadermi e abbattermi. Poi qualcosa mi dice che anche io devo difendermi e far finta che non mi riguardi, che non posso farci niente.

The earthquake of Messina

Open Gate
Author: Paola Furfaro <giusy.lupi@upter.it>

One hundred years ago a terrible earthquake destroyed Messina and seriously damaged Reggio Calabria, in the south of Italy. My grandfather comes from Reggio Calabria a beautiful city in Calabria and since I was a child I have heard a lot of people talking about this terrible catastrophe.
On 28th December 1908 at 5.21 a.m. while it was raining heavily in the area the ground trembled. Once, twice, ten times. The most powerful tremor reached the 7,1 degrees Ritcher

La sciarpa della pace

Powos
Author: Giuseppe Meffe <meffegiuseppe@gmail.com>

Se posso iniziare a descrivere e a raccontare quello che maggiormente mi rappresenta e mi caratterizza come oggetto posso senz’altro dire che la sciarpa della pace fatta ad uncinetto da mia figlia è l’oggetto che racchiude in se la sintesi, la mia sintesi quello che sono e che vorrei essere. La qualità e la quantità di significati che per me racchiudono quest’oggetto è tale da renderla a me una reliquia alla quale tengo molto e la porto sempre con me nei momenti di sfida dove affronto me stesso e la sensazione di benessere che mi produce percorrere i 42 km delle maratone che ho svolto....

Ost - West

Ein gemütlicher Abend mit meiner Familie. Es ist ein ganz besonderer Tag, ich will meinen neuen Freund vorstellen. Er ist groß, schlank, gut aussehend und sehr intelligent. Eigentlich die besten Vorraussetzung für einen jungen Mann der für die Gunst einer jungen Dame wie ich es bin, bei dem „Schwiegervater“ werben möchte.

Wir sitzen zusammen am Tisch und unterhalten uns ausgelassen. Über Sport, Politik, über das Wetter. Jedes Thema wird angesprochen und ausführlich von jeder Seite beleuchtet und diskutiert. Überall sind meine Eltern sehr angetan, wie er sich in die Konversationen einbringt. Die Stimmung ist locker und alle verstehen sich gut. Ich denke meine Eltern mögen Ihn. Doch plötzlich kommt die Frage von meinem Vater:...

Meine Kindheit in der DDR

Ich bin im Oktober 1961 geboren – die Mauer stand schon – und ich war im November 1989 - die Mauer fiel - gerade mal 28 Jahre jung. So kann ich mich also als DDR-Bürger bezeichnen.
Wie wichtig ist es überhaupt, sich an das Vergangene zu erinnern? Wie wichtig ist es das Vergangene zu bewahren und daraus noch immer zu schöpfen?...

Der 13. Geburtstag

Ich bin 12 Jahre alt und wünsche mir, endlich 13 zu werden. Keine Ahnung, warum ich so versessen darauf bin. Heute haben wir den 21. April 1945, morgen ist mein Geburtstag. Was werden meine Geschenke sein?...

Die Russen kommen

... dawai, raus aus dem Haus!

Unmissverständlich die Aufforderung eines Rotarmisten: dawai, dawai -

Warum? „Hier kommt die Kommandantur rein."

Das war am 1. Mai 1945 in Berlin-Haselhorst, einem Siedlungsgebiet von Siemens, eine Reihenhaussiedlung...

Freitag, den 8.8.2008

Ich wollte diesen Tag nicht wie gewöhnlich verbringen. Daher hatte ich mir einen Plan ausgedacht. Doch eine Freundin funkte dazwischen. Sie hatte mich gestern gefragt, ob ich Bohnen aus ihrem Schrebergarten haben wolle...

Europa

Powos
Author: Grazia Canale <graziasprint@hotmail.it>

Europa
Der Balkan winkt zum Wattenmeer hinüber
und läßt sich weit in seine Berge seh´n.
Das silberblanke Nordlicht, wie im Fieber,
tanzt freudig den Sirtaki aus Athen.
Gibraltars Fels bestaunt die Alpenriesen
und Irlands Küste grüßt Siziliens Strand.
Der Gruß fliegt über Wälder, Seen und Wiesen
und über ein europaweites Land.

Brief an einen unbekannten deutschen Soldaten

 

Es war das Kriegsjahr 1943. Vor zwei Jahren hatten die faschistischen Truppen die Sowjetunion überfallen. Ich besuchte zu dieser Zeit die 4. Klasse. Eines Tages bekamen wir Schüler den Auftrag, einen Brief an einen unbekannten deutschen Soldaten zu schreiben.

Mein Wendejahr 1989/1990

 

Meine Wende – Geschichte beginnt mit einer Vorgeschichte. Am 23.12.1988, so hatte ich es mir jedenfalls vorgestellt, sollte für mich ein sorgenfreies Leben beginnen. Nie mehr früh aufstehen, als erste die Wohnung verlassen, pünktlich um 7.00 Uhr am Arbeitsplatz sein – das hätte ich dann endlich hinter mir....

Rückerinnerung

 

In meiner Familie gab es folgende grundsätzliche Veränderungen in den vergangenen Jahren:

Meine erste Begegnung mit russischen Soldaten

 

Der Erinnerung nach war es der 23./24. April 1945. Zum ersten Aufatmen führte,dass im direkten Umfeld keine Kampfhandlungen stattfanden, vor denen große Furcht bestand. In den frühen Morgenstunden wurden auf der Straße Soldaten in „fremden Uniformen“ entdeckt

Das Ende der Welt

Author: Herbert Spindler <spindler@soziallabel.de>

Bericht über Transnistrien, wie es im Deutschen heißt, oder PMR (Pridnestrowskaja Moldawskaja Respublika), wie die richtige Bezeichnung lautet.

"Famiglia MS13"

Author: Josè Aldemaro Papa <Jose.Papa@it.equens.com>

 Si dice che si muore per la mara, che la mara è la tua famiglia, che nelle mara trovi compagnia e solidarità. Quanto si sbagliano....

Hudičev advokat

Powos
Author: nina smrkolj <nina.smrk269@gmail.com>

Misli o medkulturnem dialogu, ki jih je spodbudila gledališka igra.

Strah pred letenjem

... Tokrat sem se vračala iz Belgije. Seveda sem v tem času letela, vendar strah pred letenjem v resnici ni nikoli izginil. Še vedno obstaja, čeprav moje roke niso več vlažne, srce pa mi tudi ne utripa prehitro. Vendar še sem Duši, oseba, ki prisega na svoj planet, in na katerega delujejo zakoni gravitacije...

Kulturne razlike

Author: Damir Ilić <damirilic@gmail.com>

Sestavek pripoveduje o izkušnji medkulturnega srečanja ob pijači. Avtor razmišlja o kulturnih razlikah, ki so ali niso vzrok konfliktov?

Rojstni dan

Powos
Author: Matjaž Cizej <matjazcizej@gmail.com>

Ena izmed tem našega razpravljanja je postalo tudi življenje v Nemčiji, različni običaji in podobne reči, kot je običajno, kadar je v družbi kdo, ki živi v drugi državi. Med drugim smo potem našega gosta vprašali tudi, če je imel sam kakšne probleme s priseljenci ali z večinskim prebivalstvom. Povedal nam je, da je bil sam v družbo povsem normalno vključen, ker je njegov oče Nemec, da pa tudi s priseljenci nikoli ni imel težav. »Samo rečem jim, da sem tudi jaz čefur, pa je takoj vse v redu«, je še dodal.

Il volto vero del Madagascar

Powos
Author: gisella anselmi <gisellaanselmi@libero.it>

Gennaio 2007 Se pensavo al Madagascar turistico, prima di venirci, avevo in mente le bellissime immagini dei documentari: fiori, lemuri, camaleonti, coccodrilli, tartarughe giganti, gli zebù, i parchi naturali, il cielo azzurro terso, la terra rossa, il mare, le spiagge del nord e i fondali bellissimi. Pensavo alla vaniglia, ai baobab, alla frutta esotica, alle pietre preziose, i coralli, gli oggetti in corno di zebù e in rafia, i vestiti delle donne malgasce dai colori sgargianti: insomma ricchezza e paesaggi pittoreschi…

It's up to me and you

Author: Jasna Gabrič <jasna_gabric@yahoo.com>

Beli, črni, rumeni, ... lahko tudi zeleni. Takšen bi morda bil opis našega malega planeta, naše "male" Evrope. Sram me je, ko pomislim, da sem še nedolgo nazaj čutila jezo do kakšnega naroda, da so me kljub vsemu še kdaj premagali predsodki. Jezna nase, da mi lahko samo ena slaba izkušnja pusti toliko slabe volje in predsodkov.

Pred nekaj leti sem za nekaj dni obiskala Pariz. Prestolnico ljubezni bi lahko rekli ...

To so "cigani"

Powos
Author: Ana Prosen <ana.prosen@gmail.com>

En smuklig historiefest

Dette er en historie om en dag i Skanderborg hvor smukke festglade folk blev spurgt hvordan, hvor og hvornår de synes EUROPA er smuk?

Stories of intercultural experiences from Spain

Powos
Author: Marta Miquel-Baldellou <marta.miquel@hotmail.com>

Nekaj dni volunterstva

Short story about voluntary work and culture diferences.

Il Giurì

Powos
Author: Italo Mario MAGNO <italo@italomagno.com>

Il sonno quella notte fu davvero agitato e al mattino, guardandomi nello specchio, mi ritrovai più vecchio e con alcune rughe che mi contornavano la base degli occhi. Ma non tanto per quello che m’attendeva al calar della sera, quanto perché non avevo ancora deciso se presentarmi o meno davanti a quella sorta di giurì, che avevano deciso di costituire apposta per me.

Libertà

Author: luigi del pezzo <ireland125@hotmail.com>

Libertà
cerco nella notte un po' di quella libertà
che questa terra prima o poi mi deve dar
cerco nella notte un po' di quella libertà
che questa gente prima o poi mi deve dar
libertà questa è la parola che voglio gridare
libertà questa è la canzone che voglio cantare
a 15 anni stavamo già in mezzo ad una strada
io e i miei fratelli uscivamo per non morire
spazi non c'è ne erano e allora ci riunivamo in piazza
e gridavamo una parola, o cantavamo una canzone
libertà questa è la parola che voglio gridare
libertà questa è la canzone che voglio cantare

Nel vivere una giornata

Powos
Author: silvia salvatici <ssalvatici@libero.it>

21/01/2000
Nel vivere una giornata come questa ho pensato che assolutamente dovevo ricominciare a scrivere il diario. Adesso la pigrizia mi spingerebbe a farmi rinunciare: faticoso rivisitare le emozioni e ripercorrere il filo dei pensieri suscitati da immagini ed eventi.
Accompagno nel lavoro sul campo uno dei nostri studenti, Enver, uno dei più committed: ormai avanti negli anni, ex-professore di filosofia, molto coinvolto in tutte le attività del corso. Non parla una parola di inglese e quindi fino a questo momento le possibilità di contatto più diretto erano state limitate. All’incontro del corso mi aveva detto di voler raccogliere alcune testimonianze in una zona dove sono accaduti terribili eccidi e non ricordo più se ero stata io ad autopropormi o lui a chiedermi di andare.
Partiamo, muniti di telecamera. È la mia prima volta in campagna. Distese di campi assolutamente piatti, coperti di neve. Piccoli agglomerati di case, di tanto in tanto. Un paesaggio molto monotono, per certi versi desolato.
Arriviamo a destinazione. Il programma prevede due interviste, entrambe a persone sfuggite a esecuzioni di massa, una donna anziana e un giovane uomo. La prima ha perso il marito, il secondo il fratello. Andiamo prima a casa della signora. Un’abitazione grande, scaldata dalla stufa a legna, con le rifiniture in legno, popolata di bambini. Ho subito l’impressione (confermata dalle successive visite) che qui le condizioni di vita medie della popolazione delle campagne, nonostante la guerra, siano migliori rispetto all’Albania. Non riesco a fare a meno di far paragoni con l’Albania. Decisamente mi manca molto. Non mi sono ancora affezionata a questi nuovi luoghi e le mie radici balcaniche rimangono là dove ho lasciato affetti e legami profondi. La signora è vestita con i classici pantaloni alla turca e il fazzoletto annodato intorno alla testa; i pochi capelli che si riescono ad intravedere sono rossi (noto poi che tutte le donne anziane li tingono così). Ci offrono il classico caffè e intanto la nostra testimone ci fa vedere i segni delle pallottole sulle spalle, mentre uno dei nipotini, vestito in abiti militari da capo a piedi, recita la poesia per Drenica. Ha appena tre anni e un po’ di vergogna, ma con l’incoraggiamento generale riesce ad arrivare fino in fondo. Alla parete la foto del marito ucciso e un disegno fatto dai bambini con la classica aquila bifronte su fondo rosso. È Enver a gestire l’intervista, io gli ho detto che voglio solo fare l’osservatrice. È l’unico ruolo che posso assumermi, vivo questa realtà ancora con grande senso di separatezza. L’evento è attentamente preparato. Alla signora viene spiegato che prima deve presentarsi e poi raccontare rapidamente i fatti. E lei, circondata da nuore e nipoti, parla. Parla tutto d’un fiato, senza interruzioni, come se avesse ripetuto questa storia decine di volte o se non l’avesse raccontata a nessuno e adesso uscisse fuori come un fiume in piena.

New file Europa

Powos
Author: Grazia Canale <graziasprint@hotmail.it>

The history of a man (my uncle) who born in a very different Europe: 1928...

[...] In una lettera del settembre

Powos
Author: eugenio anzilotti <sylviab@katamail.com>

Le prime notizie che si hanno sull'andamento della conferenza sono subito apprese: non sono davvero confortanti. Le quattro linee indicate nelle parti componenti il comitato per i confini della Venezia Giulia sono tutte lontane dai nostri postulati. L'unica che tiene conto delle esigenze economiche italiane, ma si allontana al tempo stesso molto dalla linea Wilson, è quella americana. Essa infatti include il bacino dell'Arsa, e cave di baussite e sabbia cilicea in abbondanza. Fa meraviglia la proposta francese, che riduce l'Istria italiana ad un angolo che si parte da Civitanova, si spinge sull'interno e poi volge al nord. Essa include quindi Umago Prante Salver, Pirano, Capo d'Istria Isola. La linea inglese annetterebbe all'Italia tutta la costa occidentale italiana. La proposta francese ha tutta l'aria di una soluzione di compromesso, di fronte alle proposte anglosassoni e quelle sovietiche, le quali cacciamo l'Italia al di là dell'Isonzo e vorrebbero inglobare nella Jugoslavia anche il distretto di S.Pietro al Natisone, appartenente all?Italia sin dal 1866. E' questa la questione, che avrà sulla conferenza la parte maggiore, e rappresenterà il punto del più vivo disaccordo. Noi troviamo già a Parigi un numero notevole di esperti italiani: sono studiosi e cioè economisti, statistici, geografi e rappresentanti degli interessi locali. Accanto alle loro conoscenze, essi portano una grande passione. Non sono freddi studiosi, ma anche figli affezzionati della loro regione, e vivono momenti certo indimenticabili. Si nota subito nell'avvicinarsi ad essi, nel parlare degli argomenti della conferenza. Forse parecchi è la prima volta che vengono a Parigi, eppure non si accorgono dello charme tradizionale di questa città, tutti presi dai loro problemi. E io ritrovo le consuete conoscenze: funzionari conoscitori delle rispettive materie, che debbono considerare questioni già note ma in una situazione così diversa, difficile e infelice. Credo che tutti rivedendoci pensiamo ad altri tempi con un senso di profondo dolore.

O EURO – Um Salto para o Futuro

Powos
Author: Afonso de Albuquerque Pereira da Costa Ferreira <nomail@nomail.com>

Do tempo dos teus Avós – O Escudo ($) em Portugal – para o futuro da Neta. Ou seja do tempo das 12 moedas – Marco alemão, Xelin austríaco, Franco belga, Peseta espanhola, Marka finlandesa, Franco francês, Dracma grego, Florim holandês, Libra irlandesa, Lira italiana, Franco luxemburguês, e Escudo português – para a Moeda Única(€) . Um salto para o futuro.

O Acordo de Schengen

Author: Afonso de Albuquerque Pereira da Costa Ferreira <nomail@nomail.com>

Digamos que foi por acaso que eu conheci Schengen. Foi por acaso, porque um dia, em passeio pelas mansas águas do rio Moselle, afluente do Reno, a bordo de um barco de recreio - talvez o “Princess Marie Astrid” - eu apreciava com deleite as soberbas margens deste rio cobertas de vinhedos que emprestam ao ambiente imagem sublime de colorações diversas entre o verde de vários tons matizado com o castanho forte dos cachos de uvas já maduras a contrastar com o tom das águas do rio onde patos e também cisnes, estes com o seu porte altivo, passeiam calmamente.

O Balão

Powos
Author: Afonso de Albuquerque Pereira da Costa Ferreira <nomail@nomail.com>

O menino Maximianinho era muito malandreco na sua adolescência. Fazia muitas tropelias. Como era muito vivaço, algumas dessas tropelias eram de tal ordem que mantinham preocupados os seus pacatos familiares que com ele viviam numa vila beirã – Celorico da Beira – onde, lá por esses anos do Século XIX, a vida era muito calma, quer dizer, não acontecia nada para além da vulgar rotina.

Fortætninger

Author: Hans Jesper Højlund <hansjesper@elromail.dk>

Fem møder mellem forfatter og en bid af Europa, hvor tid, sted og sansning gik op i en højere enhed. Formen er en poetisk fortælling.

Masaniello e il Re

Author: Luciano Di Meglio <luciano.di.meglio@alice.it>

Tutti gli esseri umani forse si saranno chiesti: ma dopo la morte dove andremo? Nell’aldilà ci sono vari reparti. Uno è quello in cui si ritrovano tutti gli esseri umani che hanno amato tante donne e tanti uomini; lì stanno tutti insieme e continuano a fare ciò che gli è sempre piaciuto. Poi c’è il reparto preghiere, dove s’incontrano le persone molto religiose, e dove si prega tutto il tempo, insieme ai Santi. Un altro reparto è quello che ospita i personaggi storici, cioè coloro che, con il proprio coraggio, hanno scritto la storia. Tra gli “ospiti” eletti si possono trovare tutti i personaggi famosi del passato. Molti di loro, sempre per ragioni storiche, non si rivolgono lo sguardo, ma per regolamento non possono litigare, poiché è assolutamente vietato. Spesso tuttavia ci sono discussioni accesissime, proprio sugli avvenimenti a loro capitati. In una giornata piena di sole, nel viale principale del reparto, Francesco II, ultimo re di Napoli, passeggiava tranquillamente, leggendo la Divina Commedia. Gliel’aveva regalata un altro ospite del reparto, un fiorentino di nome Dante Alighieri. All’ improvviso si sentì chiamare in un modo non troppo elegante, si voltò e vide ch’era Tommaso Aniello D’Amalfi, detto “Masaniello”, che gesticolava con le braccia, facendogli segno di fermarsi.

Anni ’50-’60 : in 600 FIAT attraverso l’Europa che cambia

Powos
Author: Sirella D'Amato <tero46@libero.it>

A Dama Mistério que nos anos 40 foi viver para a rua onde eu morava

Powos
Author: José Mendonça <jose.augusto.mendonca@gmail.com>

Pelos meus 7ou 8 anos de idade, foi viver para a rua, onde nasci e morei até aos 25 anos, uma senhora que, pela sua maneira de estar, se distinguia dos demais residentes daquele lugar, então o povo titulou-a a mulher mistério, talvez por ter uma maneira peculiar de vestir, vivia sozinha, exilava-se daquela gente modesta, na maioria, vivendo de profissões como, vendedeiras de pão, como minha mãe, e empregados de construção, padeiros, como meu pai, enfim uma rua onde de tempos a tempos se atravessa-se um carro no nosso campo de futebol que era a rua, com 2 pedras a sinalizar as balizas, nossas chuteiras eram os nossos dedos dos pés que ao fim de certo desgaste acabavam por partirem-se ou ficar torcidos, e também eramos peritos em partir os vidros das portas e janelas, embora lá tivéssemos alguns CRISTIANOS, mas eram mais tortos, do que o nosso idílio de agora.

Drugačnost te zavaja

Dekle se spominja zaljubljenosti v fanta druge narodnosti, kaj vse je ob tem razmišljala, se informirala, spoznavala ...

Hagekors

Powos
Author: Susie Haxthausen <susiehx@gmail.com>

Vivere per un sogno

Author: Mariella Di Giovanni <mardigi@alice.it>

Potovanje po Avstriji

Spominjam se, kako sva z bratom potovala na Dunaj in kaj vse sem spoznal o ljudeh, ki jih mimogrede srečaš v sosednji državi.

Nepričakovan obisk

Zanimivo se je spomniti dveh skavtov, Ircev, ki sta se ustavila pred hišo. Presenetila sta s svojo prijaznostjo in interesom spoznati slovenske navade prehranjevanja.

Sporazumevanje

Avtorica pesniško razmišlja o besedi sporazumevanje in idejo le-te prelije v realno izkušnjo.

Srečanje na vlaku

Avtor je na vožnji z valkom spoznal zanimive tujce in sicer Kanadčana ter dva Nemca. V prijetnem pogovoru je odkril, da marsikateri stereotip, ki ga je poznal o njih, ne drži popolnoma.

Tuja sošolka

Avtorica se spominja poznanstva s deklico, ki jo je spoznala v 5. razredu osnovne šole. Presenetilo jo je, na kakšen način je deklica živela v prejšnji državi in da so lahko tako ravnali z njimi.

We don't talk with tourists

Zanimiv zaplet v Španiji, ko po naključju pomagaš turistu, da najde svoj avto, na katerem je napisan pomenljiv slogan.

Čisto drugi svet

Če primerjaš ljudi na Kubi in v Sloveiji, ugotoviš, da med njimi obstajajo bistvene stvari, za katere je vredno živeti. Avtorico je navdušil kubanski stil življenja, ljubezen do glasbe in plesa, pozornost, ki jo izkazujejo prijateljem ... se lahko Slovenci kaj naučimo od njih?

Medkulturna izkušnja

Strežba v lokalu je lahko zelo naporen in stresen način služenja denarja, posebej če delo poteka v okolju, kjer so stranke lahko narodnostno zelo mešane in prihajajo iz nižjih slojev oziroma so obiskovalci znani po nasilju. Avtorica pa opiše prijetno izkušnjo, da kljub vsem domnevam in odličnim pogojem za konflikte, se je vse odvrtelo v pozitivno smer, no, skoraj vse ..

Mednarodne izmenjave

Avtorica se je udeležila že kar nekaj mladinskih izmenjav po Evropi, kjer so se zbrali mladi iz različnih držav z različnimi pogledi na svet. Šlo je za zanimive medkulturne izkušnje, kjer je na neposreden način spoznala, kakšne kulturne vrednote, norme, navade imajo ljudje po svetu.

Nasmešek, stisk roke, objem

Powos
Author: Nikolaj Mlakar <n.mlakar@yahoo.com>

Prijateljski nasmešek, bratski stisk roke, sprejemajoč objem … To so osnove medkulturnega dialoga, spoznavanja drugih in hkrati nas samih. Res, tako je to enostavno! Naj nas ne ovirajo pomanjkljivosti besednega sporazumevanja, saj smo ljudje rojeni, da smo svobodni. Namen medkulturnega dialoga pa je, da nas osvobaja, ne pa omejuje.

Nekaj dni volunterstva

Spomnim se, kako sem pred kakšnim letom kot prostovoljec sodeloval na mednarodnih mladinskih športnih igrah. Zaradi mojega znanja italijanskega jezika mi je bila dodeljena skupina iz Italije, katero naj bi vodil po Ljubljani. Tekom druženja sem se veliko naučil o njihovih navadah, dojemanju pravil in seveda o njihovi kulturi. Kaj vse zanimivega se nam je pripetilo pa ...

Zgodba o deklici in sošolcih

Avtor oriše izkušnjo iz osnovne šole. Spominja se albanske deklice, ki se je s svojo družino preselila v Slovenijo. V očeh sovrstnikov je bila manjvredna, klicali so jo Balkanka, južnjakinja in še mnogo podobnih ter ostrejših besed. Nekega zimskega dne so se sošolci in ostali šolarji spravili nad njo z ledenimi kepami in skupina šolarjev, ki so bili priče dogodku, so se odločili da o dogodku obvestijo vodstvo. In kaj se je zgodilo?

The importance of cultural diversity

Author is writing about culture diversity and he remembers the girl of a interesting background. She speaks fluently Italian, French, German and English. From her early days she wanted to see as much of our world as possible. Unlike most people who just dream of going places, she took her dreams seriously.

Ferragosto in Romania

Author: Eugenia Stanisci <gonzon@alice.it>

Partiamo il giorno di Ferragosto, siamo in 36: tutta l’Italia è rappresentata, il Nord, il Centro, il Sud, le Isole. Siamo in gran parte professori e professionisti, tutti animati dal desiderio di conoscere il territorio da cui provengono i molti rumeni presenti in Italia ( circa 800.000), la storia, gli usi e i costumi di questo popolo. Noi italiani, in genere, sappiamo poco del Paese rumeno (la caduta del comunismo, Ceauşescu, Dracula, i monasteri della Bucovina), anche se in molte città rumene campeggia la lupa capitolina (Lupoaica Rome), simbolo di romanità.

Europa sentida

Powos
Author: Nuno Pais <drigalsky@yahoo.com>

Um texto em que não escrevo sobre a Europa, mas sim a Europa que se escreve e descreve através de mim, a partir da minha primeira grande viagem ao espaço europeu.

L’orso di pietra lavica

Author: Agnes Barbara Kirst <info@europeanmemories.eu>

In camera di mio padre c’erano imponenti mobili scuri a zampa di leone. Era la vecchia camera padronale di suo nonno, ora suo studio. Nella parete di fronte si ergeva un grande armadio a tre ante con vetri arrotondati. Là dietro si celavano i tesori di mio padre, oggetti della memoria e ricordi di viaggio...

Collezione francobolli

Author: Christiane Bauer <info@europeanmemories.eu>

Per un tempo non troppo lungo l’Europa
ebbe per me sempre solo due spazi: uno visibile, che potevo conoscere personalmente un altro, invisibile, che mi era precluso.
Eppure volli portare a casa anche questi luoghistranieri, perlomeno con oggetti.

C’era la mia pluriennale passione per i francobolli.

A minha passagem pela Europa

Powos
Author: Maria João Hille <M.Joao.Hille@seg-social.pt>

 

Amigos europeus,

 

Decidi participar neste concurso, tendo essencialmente como objectivo partilhar a minha experiência da vivência de três anos na Alemanha, mais precisamente em Freiburg.

História de Solidariedade e Reencontro

Powos
Author: Victor Oliveira <victor.oliveira-6436p@adv.oa.pt> ,  José Zulmiro Oliveira <victor.oliveira-6436p@adv.oa.pt>

No ano de 1970, mês de Setembro, a minha família, o meu Pai, a Minha Mãe (grávida da minha irmã mais nova), a minha Avó materna, a minha irmã com 1 ano de idade e eu com 2 anos de idade, num veículo Simca 1100, dirigíamo-nos pela primeira vez do Porto (mais precisamente Baguim do Monte) a Châlons-sûr-Marne, França, (actualmente Châlons-en-Champagne), com passagem por Tancos para o meu Pai ir buscar uma licença militar, para visitar a família emigrante, numa viagem interminável por estradas nacionais de Portugal, Espanha e França

[...] Cara Mila

Powos
Author: pablo pistoi <sylviab@katamail.com>

Cara Milla,
ho tardato un giorno a scrivere e perché la lettera fosse più esauriente e perché causa difficoltà linguistiche non avevo potuto trovare l’occorrente.
Il viaggio in aereo è stato veramente magnifico e interessante, era meraviglioso vedere l’ala dell’apparecchio avvolgersi nei vapori bianchi delle nuvole e le città schiacciate come piantine.
Arrivato a Londra il pullman non mi ha affatto portato al Victoria, ma ad un’altra stazione per cui ho dovuto prendere un taxi per arrivare. Sono poi arrivato al collegio su di un camioncino guidato da un emissario di Mr. Ward in compagnia di altri undici boys venuti in visita a Londra.
Durante il viaggio li sentivo parlare e provavo stupore per l’inglese che parlavano in cui non riconoscevo nessuna parola e che mi sembrava piuttosto tedesco o francese. Ho poi scoperto che 5 dei ragazzi erano francesi e 4 tedeschi che non avevano detto una parola di inglese in tutto il viaggio.
Qui a Skippers Hill mi trovo bene, ma non capisco una parola d’inglese e, nonostante le lezioni che piglio ho paura di imparare poco.
In compenso mi preparerò nello scritto, e ti puoi già fin d’ora immaginare che presto ti scriverò in inglese. Mi faresti un piacere se mi inviassi l’indirizzo della sig. Auxilia al più presto, e ancora più piacere se mi facessi inviare dalla Nonna qualche giornalino a fumetti ( in italiano!)
Saluti e baci dal tuo Paolo

Ricordi di guerra della zia Leonia

Powos
Author: leonia ferrari <sylviab@katamail.com>

La guerra a Wuerzburg l'abbiamo cominciata veramente a sentire soltanto alla fine del gennaio del 1945. Fino ad allora si era vissuto una vita tranquilla e piacevole. Lo studio ed il lavoro si alternavano con gite bellissime, concerti magnifici e riunioni simpatiche con buoni ed intelligenti amici. Data la straordinaria quantità di ospedali militari e civili e la mancanza assoluta di fabbriche e di obiettivi bellici, Wuerzburg veniva considerata città ospedaliera e, fino ad allora, tutto aveva fatto credere che sarebbe stata risparmiata. Ma le città della Germania sparivano una dopo l'altra: quelle intatte si potevano contare sulle dita. Di grandi non rimanevano che Dresda e Wuerzburg. Nonostante il nostro ottimismo cominciavamo ad essere inquieti e gli allarmi, che fino ad allora ci avevano scosso ben poco, non ci lasciavano più indifferenti. La vita si era trasformata in una continua corsa in cantina e la sera, per essere pronti a fuggire in caso di pericolo, si andava a letto vestiti.
Nel Gennaio Dresda venne bombardata per tre notti consecutive. Si diceva fosse stato uno dei bombardamenti più terribili di tutta la guerra, il numero delle vittime era stato spaventoso: un vero e proprio macello. E la bella ed elegante città, tanto famosa per la sua arte, venne quasi totalmente rasa al suolo.
Si cominciava ad essere sgomenti. Nelle strade se s'incontrava un amico il saluto era questo: “Adesso tocca a noi!” Non si passava più con indifferenza davanti alla bella Residenza barocca con gli affreschi del Tiepolo, non si guardava più senza sentirsi stringere il cuore, il bel castello antico sulla collina, i bei ponti, le belle chiese. Si guardavano queste cose con un amore mai sentito perché si presentiva che tutte queste bellezze presto non ci sarebbero state più. Anche verso gli amici ci si sentiva più buoni ed affettuosi ed ogni volta che ci si separava o ci si abbracciava o ci si stringeva più volte la mano con uno sguardo che voleva dire :“ Chissà se domani ci rivedremo.”.
Alla fine di Gennaio cominciarono piccoli bombardamenti: una bomba qui, una bomba là. In tutta la città non vi era più una casa coi vetri intatti. Poi i bombardamenti andarono sempre aumentando di violenza; uno distrusse la stazione, l'altro un grande ospedale, un altro molti edifici nel centro.
Venne l'ordine che possibilmente donne e bambini sgomberassero la città. Si sentiva il pericolo nell'aria.

La stagione era bella

Powos
Author: assunta cancellieri <sylviab@katamail.com>

Nella nostra vita tutto continuava con armonia, facevamo dei risparmi in vista di acquistare il nostro alloggio, il week-end si passava quasi sempre a Loda. Per le feste di Pasqua invitammo i conoscenti, itagliani del mio paese immigrati a Nizza. Venivano qualche volta alla bottega. Un giorno che passava Beppa di Caimeli si fece l'invitazione. Venne lei con sua sorella e i loro mariti, la mia amica Adalcisa e Robero, Rina e Settimo. Erano contentissimi di fare una scampagnata, eravamo in aprile il sole brillava, il cielo era di un'azzurro profondo avevamo preparato la casa pulita e decorata, per le feste di Pasqua. Fuori nella strada avevamo confezionato un manifesto di tela, dove avevamo scritto in grandi caratteri: (BENVENUTI GL'ITALIANI). Il manifesto era appiccato in alto attraverso la strada, la tela era bianca, l'ho scritto in pintura rossa, al fianco, una grande bandiera Italiana, sventolava sul puntone eletrico, in margine della strada, dove si era appeso il manifesto di una parte, e dall'altra fissato un puntoncino, nel gréppo abbasanza alto. Quando arrivarono tutti insieme fu un momento forte. L'allegria era manifesta, la musica e le canzoni italiane che il grammofano spandeva, facevano parte dei ritrovi frà gente nostalgica.
La brace nel focolare era abbondante, stava cuocendo un capretto interno con il girarrosto meccanico, le patate si arrostivano nel forno, tutti i anti-pasti erano pronti, come pure i dolci. Gli uomini incominciarono a prendere l'apperitivo con il -Pastis Ricard-fabbricato a Marseille. Parlavano tutti il francese, ma qualche volte a me parlavano il nostro dialetto, Fred ascoltava e si divertiva, dicendoci, che a lui non gli avevano imparato queste parole della lingua italiana, quando andava a scuola. La conversazione era tutta orientata nei ricordi del paese, della famiglia e tutti i conoscenti sparsi, in diverse città italiane e a l'estero, parlammo delle terre e le case di campagna abbandonate, le sorelle di Cameli erano contente di vivere in città e di non infangarsi più le scarpe, erano proprio disgustate della terra. Dissi: Hé!dire che tutto viene dalla terra!Io non ho mai avuto il disgusto della terra, anzi se non avevo avuto la malattia delle ossa, nel dopo guerra, avrei creato an'azienda agricola, con culture a allevaggi per l'esportazione. Uh!!!Fecero tutti insieme. -E' molto meglio il mestiere che fai! -Se non eri venuta in Francia non avresti mai incontrato tuo marito! E' vero , e non avremmo mai avuto l'occasione di questa magnifica giornata. Ci siamo tanto divertiti, giocando a bocce, a carte, ed abbiamo anche ballato con la musica delle canzoni italiane.

La cartina geografica

Author: Günther Schöffler <info@europeanmemories.eu>

Telling Europe, si parte! Andrea, nostro conoscente di Roma, ci ha spiegato il nuovo progetto,nell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, denominata Città del Diario. Sedevo nella sala consiliare, sotto un’antica scultura di maiolica di uno dei famosi Della Robbia.

Ero impressionato.

Ed ora invece ci troviamo, come partecipantial progetto provenienti da Italia, Spagna e Germania, lì di fianco, nell’ufficio dell’Archivio.
Fra le mani non possono mancare calici di vino bianco, boccali di birra spumeggiante che poi si rivela essere succo di frutta.
Ed io scopro attaccata ad una porta una cartina geografica.

La pura follia

Powos
Author: Erika Zacher <info@europeanmemories.eu>

Negli ultimi giorni, in famiglia, aspettavamo continuamente le ultime notizie del giorno alla radio e alla televisione. Il 9 novembre 1989, giorno in cui si festeggiava l’anniversario10,già con il cappotto addosso, stavamo nel soggiorno davanti al televisore e fissavamo lo schermo e Schabowski,che stava esternando le sue memorabili dichiarazioni che, nel frattempo, sfarfallavano sul video.

Where does Europe start

Powos
Author: Per Ørsted <dkpeor@hmm21.com>

My story about Europe as a European

Nebbie e girasoli

Powos
Author: Michele Penza <powos@powos.org>

Europa è l’area posta a nord del Mediterraneo dove varie etnie si sono sovrapposte e integrate attraverso vicende fondanti quali l’esperienza greca, la strutturazione giuridica romana, la civilizzazione cristiana, la riforma protestante, la rivoluzione francese, la genesi delle nazionalità.

Per tanti come me questo processo non può restare incompiuto ma deve avere una conclusione che non sia una s.r.l. o uno store dove il latte costi uguale da Lisbona a Istanbul, e ancor meno dev’essere ciò che è oggi, un balletto un po’ goffo e stonato di primedonne e ballerine di fila.

Roksana

Powos
Author: Varya Dinkova <varya_dinkova@abv.bg>
Moeto Uchilishte

Three girls decided to go on a trib througt three European countries- Bulgaria,Romania and Spain.

Finis Transilvaniae

Powos
Author: eva mairovitz <sylviab@katamail.com>

Cosa significa essere centro europei.
Significa molte cose delle quali ci si accorge quando se ne esce. Perchè? Perchè sai e capisci di più del continente Europa e parli almeno due lingue. In breve: hai una cultura multietnica. Ciò non significa però di sentirsi meno attaccato alla terra di origine, caso mai succede il contraio. Il Centroeuropa è una realtà culturale. Il suo territorio è solcato da fiumi lunghi, da catene montuose di vario tipo, ricche di foreste. Ospita popoli/nazioni di varia origine, di discendenza germanica, slava e ungherese (cioè Ugro-Finnica non facente parte quest'ultima della famiglia Ariana) ognuna di queste con la propria lingua, abitudini, tradizioni. Di fede prevalentemente Cristiana (cattolici, ortodossi, luterani, anche ebrei e rari gruppi di Islam nei Balcani). Il raggruppamento delle etnie è rimasto pressochè immutato dal tempo delle invasioni dei barbari. Pur essendo stato governato dal Centro austriaco con la capitale Vienna ogni insediamento ha saputo mantenere la sua identità. Camminando a fianco del Centro verso le conquiste dell'Arte, delle Scienze e contribuendo al progresso sociale si è creata in questo modo un'unità culturale. Un modello invidiabile frutto di collaborazione in tutti i settori del Progresso reso possibile dal buon Governo della casa Asburgica, molto attenta alla conservazione dei valori ed Ideali della Tradizione senza ledere il diritto al progresso. Guerre e sofferenze non sono state evitate ma la politica del Governo ha agito per difendere, mantenere l?impero in sicurezza. Cosa resa assai difficile dai gruppi di popolazioni, perlopiù di discendenza slava e albanese, nelle terre limite del continente d'Europa 8 i Balcani) in continua rivolta aizzati dalla politica panslava della Russia zarista. Comunque per una lunga fila di generazioni la gente del Centro -Europa ha vissuto e progredito in un clima aperto, a contatto con i suoi vicini, acquistando una mentalità internazionale forse più ricca di altri paesei chiusi nel nazionalismo gretto. E' gente poliedrica, colta. Era? Ricordo quel tempo della mia infanzia colma di discorsi sulla Cultura. Sempre la parola era pronunciata con un'espressione di grandiosa superiorità da dicentare perfino ridicola. Mi faceva pensare all'immagine di persone con una caramella squisita in bocca. L'arrivo del giornale NEUE FREIE PRESSE era festeggiato addirittura e letto con avidità da affamati. L'occhialino a lorgnon a portata di mano tutti discutevani senza fine di cultura, di cultura...mi sembravano mezzo annegati aggrappati a quella parola come fosse un salvagente. Forse un salvagente lo era...allora

[...]Wir noch jung

Author: reinhard <s.risse@libero.it>

[...]I am not sure

Author: Patricia <s.risse@libero.it>

Il giro della vita

Powos
Author: armando zanchi <sylviab@katamail.com>

Arrivava il giorno della partenza, giorno da manicomio, mio padre e mia madre indaffarati come sempre a prepararmi le valigie; due grosse valigie che mi davano solo pensiero à guardarle sapendo il lungo viaggio chè andavo a intraprendere. Mutande, maglie, calzini e tante altre cose che non stò ad elencare, tanti panini con mortadella, vino e così via. Io sapendo cosa vuole dire viaggiare stracarico in quel modo, di tante cose ne avrei fatto a meno, ma lasciai fare loro per non contradirli; tutto era pronto per il viaggio e non mi restava che salutare i genitori e fratelli.

Mit Europa

Powos
Author: Bo Haugaard <freefly@forum.dk>

My perception of Europe from wartorn to a peacefully Union; My visions and philosofic remarks for the future EU

Erasmus Blog Diary

Author: Margherita Guerri <margheritaguerri@yahoo.it>

6 mesi prima della partenza.

6 mesi dopo il ritorno.

6 mesi, nel mezzo, a Parigi.

Dalla profonda Maremma alle banlieu: quelle bruciate, invase, bloccate dell'inverno 2006, delle manifestazioni studentesche.

Una storia nata da un blog e da foto su pellicola, mescolate.

Sanissima confusione, lotta, francese, appartenenza.

Ah, è anche una storia d'amore, tra due mondi.

Европейска география – красивата Германия

Powos
Author: Anelya Kocheva <anelia_kocheva@abv.bg>

Здравей, Европа!

Привет от България. Това съм аз, Анелия. Но на 17 години, когато за пръв път посетих Европа. Моето първо докосване до нея беше Германия. Когато бях на 15 години, моят баща загина. Преди това през 1965 година беше посетил Германия. Донесе ми много подаръци. Но може би най-ценните се оказаха детските книжки на немски език, грамофонната плоча „Rottkepchen”, много фотокартички, на които се беше опитал да ми пише на немски език.

Sapore di olanda

Powos
Author: pierfederico testi <sylviab@katamail.com>

SAPORE DI OLANDA
Da qualche giorno i colleghi erano distratti da qualche cosa di molto importante. Li vedevo negli uffici discutere animatamente a gruppi di tre o di quattro e, anche se non capivo quello che dicevano, mi rendevo conto che gli argomenti delle loro discussioni non erano questioni di lavoro.
Immaginai che fossero agitati per qualcosa che riguardava la politica e perciò non me ne curai. In ogni paese la politica dà ampi motivi di discussione e non c’era ragione di pensare che, anche in Olanda, le cose non fossero così. Per quanto mi riguardava, tutto quello che sapevo era soltanto che il paese era retto dalla monarchia, che gli ultimi regnanti erano stati di sesso femminile, e che le loro effigi si potevano vedere nelle monete. Dopo un po’ di tempo però, cominciai ad incuriosirmi e finii col domandare cosa stesse succedendo.
Il problema era grave: La principessa secondogenita Irene, si era fidanzata con un principe spagnolo.
“Ah bene!” feci io. “In questo caso, congratulazioni ed auguri, anche da parte mia, alla principessa Irene!”.
M’accorsi subito però che la mia uscita era stata una “gaffe”. Per questa storia color rosa, gli olandesi avevano, a dir poco, messo il lutto. Ed era un lutto che io non capivo. Ci sono ormai in Europa così pochi principi disponibili, che se le principesse di sangue reale non sono disponibili a sposare il droghiere o il loro autista, hanno molte probabilità di votarsi per sempre al ruolo di zitelle. La principessa Irene aveva inciampato in un principe spagnolo... mi pareva che tutti dovessero essere contenti... E invece no! Molto tempo fa, ai tempi di Carlo V, i Paesi Bassi erano stati dominati dalla Spagna e se ne erano liberati con una lunga guerra che era avvenuta a cavallo del 16° e 17° secolo. Gli olandesi di oggi ricordano ancora quella dominazione e la scelta di Irene li aveva offesi profondamente nei loro sentimenti nazionali.
“Caspita che memoria!” mi venne da pensare. Eppure non avrei dovuto essere così meravigliato se mi fossi fermato a riflettere che quasi ogni sera, quando mi sedevo davanti al televisore, mi dovevo sorbire un film di propaganda antitedesca.
In quel paese c’è evidentemente una tendenza a conservare e a coltivare il risentimento popolare. E, su quei sentimenti, mi pareva che la televisione olandese speculasse un po’ troppo.
“E’ vero che qui i tedeschi, durante la guerra, ne hanno combinate di tutti i colori” pensavo “Ma ora, stiamo tutti facendo del nostro meglio per creare l’unità di Europa e tutto quello che può mantenere in vita l’odio verso un altro popolo europeo, per fatti avvenuti in un periodo così particolare e così drammatico, non dovrebbe essere oggetto di propaganda, se non si vuol rendere vano questo tentativo così lungimirante e promettente, al quale anche gli olandesi prendono parte”.
... Avevo già lasciato l’Olanda a un po’ di tempo, quando seppi che l’animo esulcerato degli olandesi aveva subìto un altro duro scossone: la principessa Beatrice, erede al trono, aveva sposato un tedesco.

1 marzo

Author: ermes f. <s.risse@libero.it>

Although we are

Author: elisabeth <s.risse@libero.it>

Gennaio ‘06

Author: gabriella <s.risse@libero.it>

JUDY

Author: JUDY <s.risse@libero.it>

At finde et sprog

Powos
Author: Dorothea Petersen <dorotheapetersen@hotmail.com>

Historien handler om min første udlandsrejse fra Tyskland til Danmark. Helt alene som 5-årig i 1948

Na sliki je 5 Slovencev

Z veseljem se spominja medkulturnega druženja, na katerem je imelo možnost sodelovati 5 Slovencev.

Sedaj in takrat (tukaj in sedaj)

V Pompejih se je dogajalo marsikaj, spomin na preteklost je še živ preko pisnih virov in literature ... mladi iz vsega sveta pa se vsak s svojimi motivi in zgodbami stekajo v tem že kar mitološkem koncu Italije. Kaj vse pa ob tem spoznavaju? Ko smo se sprehajali po Pompejih, se je med nami razvnel pogovor. Spoznali smo, da čeprav prihajamo iz vseh strani sveta, se v tem antičnem mestecu podobno počutimo. Na nek način smo vsi bili potomci te starorimske kulture. Evropejci, Američani, Avtralci, vsi lahko slednimo zgodovini svoje civilizacije do tega starega ljudstva. To mestece, ujeto v času, je prikazovalo življenje, ne tako drugačno od našega.

Potovanje

Avtorice prispevka razmišljajo, kakšen sprejem si osebe želijo v državi, ki jo obiščejo: Tujec pride v tujo državo, se zgubi ter vpraša državljana za napotke do dane točke. Ker ve, da nismo domačini, se do nas zelo grdo odzove. Reče, da nima časa ali pa nas celo ignorira, lahko pa nas nagovori z nespoštljivim odnosom.

Evropsko srečanje mladih

Mlada popotnika sta izkusila prav zanimivo potovanje po Belgiji, kjer so se jima pridružili v skupnem cilju mladi iz vse Evrope. Eden od njiju razmišlja o svoji izkušnji naslednje: To je ena najzanimivejših izkušenj, kar sem jih kdaj doživel. Ko te neka popolnoma tuja družina sprejme v svoj dom in ti nudi vse, kar ti lahko. Mene in še tri druge je sprejela družina iz Turčije, ki se je pred desetletji preselila v Belgijo. Tako smo si vzeli nekaj časa in se spoznali z njimi. Očetom, materjo in dvema sinovoma in dvema hčerama. Zvečer pa še s starim očetom, strici, tetami,... Lahko bi rekel z vsemi sorodniki.

Teta na obisku

Avtorica se spominja svojega otroštva, ki ga je preživela na Primorskem. S prijateljem, sosedom sta oba vedno nestrpno pričakovala darila od svojih svojih tet. Preko prijateljeve tete je dobila prve vtise o ljudeh, ki živijo v drugi deželi, državi. Najbolj imenitna so ji bila darila, ki so bila zelo lična in predvsem takšna, ki se jih na tej strani meje ni dalo dobiti. Kaj vse pa je pomenila ta medkulturna izkušnja, pa spoznava šele sedaj, ko je že krepko zakorakala v srednja leta.

Danes lahko rečem, da sem imela posebno srečo. Živela sem že skoraj multikulturalno, čeprav takrat tega nisem vedela. Prepletala sem načine življenja in s tem bogatila sebe in svojega prijatelja. On je rasel ob mojem štajersko-zasavskem narečju in fižolu z jabolki, ki ga je oboževal. Sama sem se bogatila ob istrsko-italijanskem besedišču in mesu sveže nalovljenih rakovic, ki so me privlačile in odbijale obenem.

La prima volta in cui provai il sentimento europeo

Powos
Author: Renata Caratelli <renata.caratelli@libero.it>

La mia prima volta, la prima volta che peccai di europeismo fu sicuramente nel 1955, all’età di sedici anni., quando ancora adolescente rivelai e discoprii il mio nascosto sentimento di fondamentalista europea. La storia è lunga. Mio padre era vissuto a Atlantic City fino all’età di diciassette anni. C’era arrivato nel 1904 a cinque anni con il fratellino maggiore che doveva poi diventare il mio mitico “zio Remigio”, loro due da soli affidati ai “paesani” (e per contribuire alle spese del biglietto come tutti gli altri bambini emigranti avevano pelato patate nelle stive della nave durante l’interminabile tragitto) per raggiungere il loro padre, che era partito prima per preparare la strada. Nel divorzio all’italiana dei primi anni del Novecento a mio nonno erano spettati i due figli maschi più piccoli, mentre mia nonna in Italia si era tenuta i due più grandi.

Das erste Mal, dass ich europäisches Bewußtsein verspürte

Powos
Author: Renata Caratelli <renata.caratelli@libero.it>

Mein erstes Mal, das erste Mal, dass ich im Gefühl übertriebenen Stolzes über meine Zugehörigkeit zu Europa die Sünde der Überheblichkeit begangen habe, war sicher im Jahr 1955. Ich war 16 Jahre alt, als ich, noch jung und unerfahren, meine mir selbst bis dahin unbekannte Gesinnung eines europäischen Fundamentalisten entdeckte. Die Geschichte ist lang. Mein Vater hatte bis zum Alter von 17 Jahren in Atlantic City gelebt. Dorthin war er im Jahre 1904 gekommen, gemeinsam mit seinem älteren Bruder, der später mein legendärer Onkel Remigio werden sollte. Sie beide wurden allein den „Dorfbewohnern“ anvertraut, und um zu den Fahrkosten etwas beizutragen, hatten sie, wie alle anderen Emigrantenkinder auch, während der unendlich langen Überfahrt in den Laderäumen des Schiffs Kartoffeln geschält, um zu ihrem Vater zu kommen, der schon vorher aufgebrochen war, um die notwendigen Wege zu bahnen. Bei der “Scheidung auf italienisch“ der ersten Jahre des 20. Jahrhunderts waren meinem Großvater die beiden kleinsten Jungen zugefallen, während meine Großmutter in Italien die beiden ältesten behalten hatte.

La Première fois que j’ai éprouvé un sentiment pour l’Europe

Powos
Author: Renata Caratelli <renata.caratelli@libero.it>

Ma première fois, la première fois que j’ai eu conscience d’être une fondamentaliste européenne a sûrement été en 1955, quand j’avais seize ans. Ce fut en effet en 1955 que mon père prit la décision de me faire enfin connaître son frère, mon fameux oncle Remigio, avec qui lui et mon grand père étaient émigrés en 1904 aux Etats Unis .En 1915 mon père était rentré en Italie pour participer à la « sale guerre », mon oncle Remigio n’avait pas voulu . Comme toute une génération de jeunes italiens émigrés il fut déclaré déserteur et il ne remit les pieds dans sa patrie d’origine qu’après cinquante ans. Mais quelle assurance nous donnait cet oncle d’Amérique qui pendant la « deuxième sale guerre » nous envoyait ses colis ! Et quels airs d’importance je me donnais avec mes copines pour mes bottines américaines et ma culotte de nylon rose avec des dentelles !

La primera vez que probé el sentimiento europeo

Powos
Author: Renata Caratelli <renata.caratelli@libero.it>

Mi primera vez, la primera vez que supe de ser una fundamentalista europea fue seguramente en el 1955, cuando tenia 16 años. En el año 1955 mi padre decidí que havia llegado la hora de conocer al mítico tío Remigio que havia emigrado en los Estados Unidos con el y mi abuelo en el 1904. En el 1915 tío Remigio no havia querido participar en la “sucia guerra”. Declarado disertor como toda una generación de emigrantes italianos no puso más el pie en su patria de origen. Pero que seguridad nos daba este tío de América que durante la segunda “sucia guerra mundial” nos enviaba sus paquetes!

“L’Europa in una stanza”

Powos
Author: Andre Ciantar <andrea.ciantar@gmail.com>

La prima esperienza d’Augusto con l’Europa comincia all’interno di una stanza. La stanza di suo zio, Carlo, tappezzata di foto dei Campi di Lavoro Europei del Movimento Cristiano per la Pace, e dalle bandierine dei vari paesi. Dalla curiosità nasce così il desiderio di conoscere più da vicino l’Europa, attraverso la partecipazione ai campi di lavoro internazionali.
Questa esperienza porterà Augusto ad impegnarsi in prima persona nella costruzione del movimento giovanile europeo, non solo come volontario ed organizzatore di campi di lavoro, ma anche come promotore di iniziative sociali e culturali che Augusto trasferirà nella realtà della provincia di Latina e che gli permetteranno di avvicinare e far conoscere l’Europa a tante persone.
La sua esperienza fa di lui un attento osservatore, anche nel confronto tra passato e presente, rispetto al peso e all’importanza che il sentimento dell’Europa sta assumendo oggi nelle vite dei cittadini.
La carica ideale, secondo Augusto, è oggi meno forte, anche a causa di problemi concreti che sono emersi nel processo di unificazione. Ma Augusto mantiene una visione decisamente ottimistica. Il processo di maturazione di un sentimento europeo, infatti, non può che procedere, dettato sia da fattori di ordine pratico che da una esigenza più profonda e generalizzata di ampliare e moltiplicare le opportunità e possibilità di ognuno, al di là dei confini dei propri stati.
Il testo che vi proponiamo è la riduzione di una più ampia intervista. Abbiamo selezionato quelle che, a nostro parere, sono le parti più significative del suo racconto (il “cuore”, potremmo dire), intervenendo anche leggermente nel testo – senza modificare il senso e lo stile di narrazione – per rendere il discorso più leggibile, nel passaggio dall’oralità alla parola scritta.

“L’Europe dans une pièce”

Powos
Author: Andre Ciantar <andrea.ciantar@gmail.com>

Interview à M.Augusto Milana,de Andrea Ciantar et Viviana Frisina
La première expérience d’Augusto Milana avec l’Europe a eu lieu à l’intérieur d’une pièce. C’était la chambre de son oncle Carlo qui était tapissée de photos des Chantiers Européens de Travail du Mouvement Chrétien pour la Paix et de petits drapeaux des différents Pays. Ces photos éveillent sa curiosité et font naître en lui le désir de connaître plus de près l’Europe en participant aux chantiers de travail internationaux.
C’est à la suite de cette expérience que M.AugustoMilana se dédie à la construction du mouvement européen des jeunes, où il jouera le rôle non seulement d’organisateur bénévole de chantiers de travail, mais aussi de promoteur d’initiatives sociales et culturelles. C’est ainsi qu’au niveau local dans la province de la ville de Latina beaucoup de personnes pourront par son intermédiaire s’approcher de l’Europe et la connaître.
Son expérience le place en observateur attentif du poids et de l’importance que le sentiment pour l’Europe gagne dans la vie des citoyens aujourd’hui par rapport aussi avec le passé.
A l’avis de M.Augusto Milana l’ idée d’Europe est aujourd’hui moins forte qu’auparavant, à cause des problèmes concrets produits pendant le processus d’unification. Néammoins M. Milana continue d’ avoir une vision tout à fait optimiste. En effet le sentiment d’Europe ne peut que s’élargir, soit à la suite de facteurs d’ordre pratique soit parce que, d’une façon profonde et généralisée, chacun avertit l’exigence d’amplifier et de multiplier les occasions et les possibilités au-delà des frontières de l’ Etat d’appartenance.
Nous vous proposons ici le texte abrégé de l’interview que M. Augusto Milana nous a accordée. Nous avons sélectionné les parties de son récit qui nous semblaient les plus significatives (« le coeur ” pour ainsi dire) en intervenant légèrement dans le texte, sans modifier le sens ou le style de la narration, afin de rendre le discours plus lisible dans le passage de l’oralité à l’écriture.

"Europa en una habitación"

Powos
Author: Andre Ciantar <andrea.ciantar@gmail.com>

Entrevista a Augusto Milana, de Andrea Ciantar y Viviana Frisina
La primera experiencia de Augusto con Europa empieza al interno de una habitación. La habitación de su tío. Carlo, tapizada con foto de los Campos de Trabajo Europeo del Movimiento Cristiano para la Paz, y con las banderas de los varios países.
De la curiosidad nace así el deseo de conocer más de cerca Europa, a través la participación a los campos de trabajo internacional.
Esta experiencia llevará Augusto a empeñarse en primera persona en la construcción del movimiento juvenil Europeo, no sólo como voluntario y organizador de campos de trabajo, sino también como promovedor de iniciativas sociales y culturales que Augusto llevará a la realidad en la provincia de Latina y que le permitirán de acercar y hacer conocer Europa a muchas personas.
Su experiencia hace de él un atento observador, también en la comparación entre pasado y presente, con respecto al peso y a la importancia que el sentimiento de Europa está asumiendo hoy en las vidas de los ciudadanos.
La fuerza ideal, según Augusto, es hoy menos fuerte, también a causa de los problemas concretos que han emergido en el proceso de unificación. Pero Augusto mantiene una visión decididamente optimística. El proceso de realización de un sentimiento Europeo, en efecto, no puede que avanzar, impuesto sea por factores de orden práctico que por una exigencia más profunda y generalizada de ampliar y multiplicar las oportunidades y posibilidades de cada uno, más allá de los confines de los propios países.
El texto que os proponemos es la reducción de una más amplia entrevista. Hemos seleccionado aquéllos que, a nuestro parecer, son las partes más significativas de su cuento,(del "corazón", podríamos decir), también interviniendo ligeramente en el texto
-sin modificar el sentido y el estilo de narración - para hacer el discurso más leíble, pasando de la oralidad a la palabra escrita.

“Europa in einem Zimmer”

Powos
Author: Andre Ciantar <andrea.ciantar@gmail.com>

Augusto Milana im Interview,mit Andrea Ciantar und Viviana Frisina,Uebersetzung: Bodo Finger - Berlin

Die erste Erfahrung, die Augusto mit Europa macht, beginnt im Inneren eines Zimmers. Es ist das Zimmer seines Onkels, tapeziert mit Fotos von Europäischen Arbeitscamps der Christlichen Bewegung für den Frieden und mit den Fahnen der verschiedenen Teilnehmerländer. Aus der Neugier erwächst so die Sehnsucht, Europa aus größerer Nähe kennen zu lernen, nämlich durch die Teilnahme an den internationalen Arbeitscamps.
Diese Erfahrung führt Augusto dazu, sich in erster Linie in der Entwicklung der europäischen Jugendbewegung zu engagieren, nicht allein als Freiwilliger und Organisator von Arbeitscamps, sondern auch als Förderer von sozialen und kulturellen Initiativen, die Augusto in die Wirklichkeit der Provinz Latina überträgt und die es ihm gestatten, Europa so vielen Menschen näher zu bringen und es kennen lernen zu lassen.
Seine Erfahrung macht aus ihm einen aufmerksamen Beobachter, auch in der Gegenüberstellung von Vergangenheit und Gegenwart, unter Berücksichtigung des Gewichts und der Bedeutung, die das europäische Bewusstsein heute im Leben seiner Bürger einzunehmen beginnt.
Der idealistische Schwung ist nach Augustos Meinung heute weniger stark, auch wegen konkreter Probleme, die sich aus dem Einigungsprozess ergeben haben. Doch Augusto bleibt bei seiner entschieden optimistischen Ansicht. Der Prozess der Reifung eines europäischen Bewusstseins wird in der Tat sowohl von Faktoren einer praktischen Ordnung bestimmt wie auch von dem tieferen und allgemeineren Bedürfnis, die Möglichkeiten eines jeden Einzelnen zu erweitern und zu vervielfachen, und er kann daher nur jenseits der Grenzen des jeweils eigenen Staats Fortschritte erleben.
Der Text, den wir hier vorstellen, ist die verkürzte Fassung eines umfangreicheren Interviews. Wir haben die Partien ausgewählt, die unserer Meinung nach die bedeutungsvollsten seiner Erzählung sind – man könnte vom „Herzen“ des Textes sprechen. Wir haben uns auch leichte Eingriffe in den Text gestattet – ohne den Sinn und den Stil der Erzählung zu verändern - , um beim Übergang von wörtlicher Rede zu geschriebenem Wort die Redeweise leichter lesbar zu machen.

Il sentimento europeo

Powos
Author: Emilia Fiorini <emilia.fiorini@libero.it>

Ho già espresso la mia opinione di essere cittadina del mondo, che risiede in Europa. Infatti i nostri incontri avvengono tra europei. Ed è un inizio di costruzione di Europa, dal basso. L'Europa Unità è un'entità economico-politica, con al sua interno ancora delle differenziazioni - vedi l'Inghilterra che mantiene la sua sterlina. E fa parte dell'Europa unita? Non a caso Olanda e Francia si sono espresse contro la costituzione europea.. Ma i nostri progetti sono motivati dall'importanza di conoscenza, comprensione, fusione delle finalità.

Die Europäische Einigung

Powos
Author: Emilia Fiorini <emilia.fiorini@libero.it>

Ich habe schon gesagt, dass ich meine, eine Weltbürgerin mit Wohnsitz in Europa zu sein. Tatsächlich spielen sich unsere Treffen unter Europäern ab. Und das ist der Beginn eines Aufbaus Europas von unten her. Die europäische Einheit ist ein wirtschaftlicher und politischer Wert. In ihrem Inneren gibt es noch Unterschiede – man denke an England, das noch seine Pfundwährung bewahrt. Und ist es ein Teil des geeinten Europa? Nicht zufällig haben sich Holland und Frankreich gegen den Euro ausgesprochen.

Il sentimento di Europa

Powos
Author: Fabrizio Fasani <fabrizio.fasani@blabla.it>

Ho coltivato ed accresciuto il mio sentimento di appartenenza all’Europa soprattutto durante i viaggi. Da quando i figli sono stati in grado di affrontarli, mia moglie ed io abbiamo fatto in estate numerosi viaggi in caravan. Abbiamo così visitato diverse nazioni europee realizzando un desiderio di approfondire la conoscenza di altra gente con la propria storia e cultura, trovando peraltro di frequente affinità alla nostra. Ritengo che abbiamo così anche contribuito a trasmettere ai nostri figli il nostro stesso desiderio, inducendoli a superare il nazionalismo e a sviluppare una mentalità più europea. Lo „spirito europeo“ durante questi viaggi si comincia ad avvertire anche prima di uscire dall’ Italia, quando lungo le strade e nei campeggi si incontrano numerosi caravan e auto con turisti di altri paesi che arrivano in Italia per le loro vacanze.

Das Gefühl für Europa

Powos
Author: Fabrizio Fasani <fabrizio.fasani@blabla.it>

Vor allem während meiner Reisen habe ich das Gefühl meiner Zugehörigkeit zu Europa gepflegt und erweitert.Diese Reisen habe ich mit meiner Familie in unserem Wohnwagen gemacht, sobald meine Kinder groß genug waren, um lange Reisen auszuhalten.Wir haben viele europäische Länder besucht und unseren Wunsch realisiert, neue Menschen mit ihren Kulturen und ihrer Geschichte kennen zu lernen. Wir haben dadurch verstanden, daß diese Kultur und Geschichte oft Verbindungen mit unseren haben. Ich glaube auch, daß wir so auf unsere Kinder den eigenen Wunsch übertragen haben und wir ihnen halfen, den Nationalismus zu überwinden und eine europäische Mentalität zu entwickeln.

RACCONTARE L’EUROPA - Nonno Gaetano

Author: Franca Milani <milanifranca@tiscali.it>

Sono nata a Ferrara, una piccola città della bassa padana, nel 1937. Gli inverni della mia infanzia erano molto freddi e nevosi. Almeno una volta l’anno restavo a casa da scuola quindici giorni con una bella bronchite. I medici mi curavano con impiastri, con sciroppi abbastanza disgustosi e tenendomi a letto. Per farmi passare il tempo mia madre mi dava un grosso album di fotografie di famiglia ed una scatola piena dei miei oggetti più preziosi, tra i quali una decina di medaglie che mio nonno, all’inizio del ‘900, aveva ricevuto in premio per gli abiti che presentava a Londra in un’esposizione. Non avevo mai conosciuto il nonno Gaetano, morto un anno prima che io nascessi, ma sapevo che faceva il sarto da uomo e che la sua sartoria era molto rinomata a Ferrara. Andava a Londra quasi ogni anno per acquistare i famosi tessuti di lana inglese con cui venivano confezionati abiti o cappotti su misura per i suoi clienti. Il nome di quella città leggendaria e la fotografia di mio nonno, seduto ben ritto in posa davanti al fotografo, elegantemente vestito con giacca e panciotto, pantaloni impeccabili ed un’appariscente cravatta, stimolavano la mia fantasia.

Mein Großvater Gaetano

Author: Franca Milani <milanifranca@tiscali.it>

Ich wurde 1937 in Ferrara geboren, einer kleinen Stadt am Unterlauf des Po. Die Winter meiner Kindheit waren sehr kalt und schneereich. Wenigstens einmal in jedem Jahr musste ich wegen einer schweren Bronchitis fünfzehn Tage zu Hause bleiben und die Schule versäumen. Die Ärzte behandelten mich dann mit feuchten Umschlägen und ziemlich ekelhaften Hustensäften und verordneten mir Bettruhe. Um mir die Zeit zu vertreiben, gab mir meine Mutter immer ein großes Album mit Fotografien der Familie und eine Schachtel, die voll war von Gegenständen, an denen mein Herz besonders hing. Dazu gehörten etwa zehn Medaillen. Mein Großvater hatte sie am Beginn des 20. Jahrhunderts empfangen, als Preis für die Kleider, die er in London auf Ausstellungen vorzustellen pflegte. Ich hatte meinen Großvater Gaetano nie kennen gelernt – er war schon ein Jahr vor meiner Geburt gestorben – aber ich wusste, dass er von Beruf Herrenschneider war und dass seine Schneiderei in Ferrara einen sehr guten Ruf hatte. Er reiste fast jedes Jahr nach London, um die berühmten Stoffe aus englischer Wolle zu kaufen, aus denen er dann Kleidung oder Mäntel nach Maß für seine Kunden anfertigte. Der Name dieser sagenhaften Stadt und die Fotografie meines Großvaters stachelten meine Fantasie an: ich sah ihn, wie er in aufrechter Pose vor dem Fotografen saß, elegant gekleidet mit Jackett und Weste, seine Hosen hatten untadelige Bügelfalten, und er trug eine auffallende Krawatte.

Campo di lavoro

Powos
Author: Maria Teresa Norero <mariateresa@aa.it>

Nell'ultima riunione prima della partenza per Berlino, alcune ragazze raccontavano la loro esperienza col Progetto Erasmus ed i loro viaggi attraverso l’Europa. Mi sono ritrovata nelle loro parole: sono stati i campi di lavoro estivi a darmi, trentacinque anni fa, autonomia e possibilità di contatto con tanti giovani europei. Ho vissuto belle esperienze di libertà, avventura ed incontro. Così, sono ritornati i ricordi. Mi trovavo a Namur, distesa nel mio sacco a pelo, reso più morbido da quattro fili d’erba secca che ci eravamo contesi nel grande prato davanti al salone, dove dormivano ragazzi e ragazze di diversa nazionalià. La notte qualcuno parlava sempre nel sonno. Una volta fui svegliata dai lamenti di un ragazzo che chiamava sua madre in spagnolo, mentre un belga borbottava qualcosa in francese ed una svizzera addormentata chiacchierava ad alta voce in tedesco. Rimasi a lungo sveglia, affascinata, ad ascoltare questo intrecciarsi di lingue, nei sogni. Mi raccontava l'Europa...

Das Arbeitslager

Powos
Author: Maria Teresa Norero <mariateresa@aa.it>

Neulich bei der Versammlung erzählten die Mädchen von ihren Erfahrungen zum Erasmus Projekt und über ihre Begegnungen quer durch Europa. Ich habe mich in ihren Worten wiedergefunden: es waren die Sommerarbeitslager, die mir die Möglichkeit boten, Selbständigkeit zu gewinnen und in Kontakt mit vielen jungen Europäern zu kommen. So kehrten die Erinnerungen zurück. Ich war also in meinem Schlafsack, ausgestreckt auf einigen getrockneten Grashalmen, che ci eravamo contesi (non ho capito questo!). In einem großen Zimmer schliefen Jungen und Mädchen verschiedener Nationalitäten. Wir befanden uns in Namur. Nachts sprach immer irgendjemand im Schlaf. Einmal erwachte ich von den Klagen eines Jungen, der seine Mutter auf spanisch rief, während eine Belgierin irgendetwas auf französisch murmelte und eine einschlafende Schweizerin mit lauter Stimme auf deutsch plapperte. Lange blieb ich wach, fasziniert dieses Sichineinanderverflechten der Sprachen in den Träumen zu hören. Europa sprach zu mir.

Sentirsi a casa in Europa

Powos
Author: Maria Teresa Norero <mariateresa@aa.it>

Era il 1966 o forse il ’67, quando raggiunsi Copenhagen, percorrendo con la Cinquecento la strada per Capo Nord. Avevo 18 o 19 anni, non ricordo se mi ero diplomato quell’anno o facevo già l’università. Siccome ci eravamo portati appresso per il viaggio pasta, olio e carciofini, cominciammo a cucinare su richiesta, soprattutto spaghetti alla carbonara e col tonno, e ci facevamo pagare. Diventammo presto l’attrazione dell’ostello e prolungammo la nostra permanenza di una settimana. Si era diffusa la voce, il tam tam, che a Copenhagen giravano dei ragazzi che cucinavano la pasta. Ricordo la sensazione di essere accettato, in quanto straniero ma anche come ragazzo europeo, appartenente ad una stessa comunità.

Sentirmi europea con lo sguardo al passato

Powos
Author: Elvira Martin <elvira.m@aa.it>

Riflettendo su questo argomento mi rendo sempre più conto che il mio “sentirmi europea” deve essere cominciato molto presto, cioè forse addirittura fu messo nella mia culla. La posizione geografica del piccolo paesino in cui sono nata si presta ad un pensiero europeo: a pochi chilometri c’è la frontiera svizzera, pure l’Austria e la Francia non sono lontane. Poter visitare questi paesi con facilità mi ha sicuramente permesso di allargare il mio orizzonte nazionale e farlo diventare ben presto europeo. Con la Svizzera e la Francia ci sono legami di parentela che hanno ancor più acceso un interesse particolare e la passione per le lingue straniere che sentivo forte sin da piccola potrebbe derivare anche da questa costellazione. Ed allora il sentirmi europea sorge così spontaneo come sorge spontaneo il sentirmi tedesca.

Als Europäerin mit dem Blick in die Vergangenheit

Powos
Author: Elvira Martin <elvira.m@aa.it>

Wenn ich über dieses Argument nachdenke, wird mir immer klarer, dass mein Gefühl Europäerin zu sein sehr früh angefangen haben muss, und vielleicht ist es mir schon in die Wiege gelegt worden. Die geografische Lage des kleinen Dörfchens, wo ich geboren bin, lässt schon ein europäischer Gedanke zu: es sind nur wenige Kilometer bis zur schweizer Grenze und auch Österreich und Frankreich liegen nicht weit entfernt. Dass man diese Länder problemlos besuchen konnte, hat sicher dazu beigetragen, meinen nationalen Horizont zu erweitern und sehr bald eine europäische Sicht zu gewinnen. In der Schweiz und in Frankreich habe ich Verwandte, was sicherlich zu einem erhöhten Interesse beigetragen hat und meine große Liebe für Fremdsprachen seit meiner Kindheit kam möglicherweise auch durch diese besondere Situation zustande. Der Ausdruck meines europäischen Empfindens kommt demnach genauso spontan wie mein Empfinden als Deutsche. Der Ausdruck meiner Gefühle hinsichtlich Europa

Chi parla due lingue vale due uomini

Powos
Author: MIchele Penza <michele.p@aa.it>

Nel 1946 avevo sedici anni e facevo il liceo. Mi ammalai e dovetti ricoverarmi e interrompere gli studi per più di un anno. Guarii ma attraversai ugualmente un brutto periodo di scoraggiamento. Mio padre aveva intanto perso l’impiego e la mia famiglia aveva bisogno d’aiuto. Pensai di lasciare lo studio e cercarmi un lavoro ma non mi era facile: non avevo una preparazione adeguata per un lavoro qualificato e il mettermi a fare l’apprendista in una officina o in un laboratorio nei tempi immediati delle nostre necessità non m’avrebbe risolto un gran che.

Wer zwei Sprachen spricht, geltet wie zwei Menschen.

Powos
Author: MIchele Penza <michele.p@aa.it>

1946 war ich 16 Jahre alt und besuchte das Gymnasium. Ich krank wurde und musste ins Krankhause gehen, so brach ich das Lernen mehr als ein Jahr lang ab. Ich gesund wurde, aber trotzdem war ich eine Periode schlecht verzagt. Mein Vater hatte seine Arbeit verloren und meine Familie musste geholfen werden. Ich gedachte zu aufhören und eine Arbeit mir zu suchen. Aber das war nicht leicht: ich hatte keine Berufsausbildung und wenn ich bei einer Werkstatt die Lehre gemacht hätte, hätte ich nichts bringen.

Luigi è un matto?

Author: Mariella Ciani <mariellaciani@libero.it>

La follia vista da ...

Author: Mariella Ciani <mariellaciani@libero.it>

Crescere a cavallo di due frontiere

Powos
Author: Andre Ciantar <andrea.ciantar@gmail.com>

Grandir à cheval entre deux frontières

Powos
Author: Andre Ciantar <andrea.ciantar@gmail.com>

Aufgewachsen beiderseits der Grenze

Powos
Author: Andre Ciantar <andrea.ciantar@gmail.com>

Crecimiento a caballo de dos fronteras

Powos
Author: Andre Ciantar <andrea.ciantar@gmail.com>

Il Muro di Berlino

Powos
Author: Roberta De Thomasis <r.dethomasis@katamail.com>

El muro de Berlin

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Author: Roberta De Thomasis <r.dethomasis@katamail.com>

Die Berliner Mauer

Powos
Author: Roberta De Thomasis <r.dethomasis@katamail.com>

Le 150 ore

Powos
Author: Fiorella Farinelli <fiorellafarinelli@gmail.com>

Историята на моята баба

Powos
Author: Stefan Mitev <stefchoto@abv.bg>

Тази историят е относно спомените на моята баба за изселването на българите от Северна Добруджа през есента на 1940 и преживяното от нея и семейството й.

Raccontare l’Europa- Ricordi di un bambino

Powos
Author: Maurizio Agostini <maurizio.agostini@aa.it>

Budapest 1957 Nel mese di marzo 1957, mentre veniva proclamata a Roma l’Unione Europea, io, Agostini Maurizio, feci queste esperienze che mi accingo a raccontare. Era appena finita la rivoluzione d’Ungheria e io avevo nove anni. Ero abituato a Roma dove i mercati, anche nel tardo dopo guerra, abbondavano di generi alimentari e mia nonna era una signora educata ad essere parsimoniosa in tutte le occasioni...

BUDAPEST –UNGARN – MAERZ 1957

Powos
Author: Maurizio Agostini <maurizio.agostini@aa.it>

Als ich neun Iahre alt war, kam ich in den dunkler und rauchigen Stadtbanhof von Budapest an. Mein Vater war schon da seit einigen Monaten und holte uns ab. Ich un mein Bruder waren wir sehr muede weil die Reise damals zwei Tage dauerte, UnsereHaus in Buda,die hoere Stadtvirtel ,hatte ein Dachboden wo vir spilten und wo wir viele lehre wein,bier und brut flascen warfen. An einem Tag ich und mein Bruder gingen mit eine lehre flasce die wir wegschmeisen sollten um Brot einzukaufen. Sobald der Verkaufer des Geschaftes die lehre Flasche sah, fragte uns ob wir ihnen,die,shenken konten und sagte sogar ob wir andere solche flaschen ihm bringen konten um tomaten,getraenke un likoere konservieren zu koennen.

Ricordo personale di E. Colorni

Powos
Author: MIchele Penza <michele.p@aa.it>

Scorro sul video del PC la cronografia, alla voce “Europa”, e leggo a un certo punto: 1929 4-5 settembre - Dopo il tramonto delle illusioni destate dai patti di Locarno, Aristide Briand, presidente del consiglio e ministro degli esteri francese, con il collega tedesco Gustav Streseman, esposero a Ginevra senza successo davanti alla X Assemblea generale della Società delle Nazioni, un progetto di Unione Europea ma il fascismo, la crisi economica del '29 e il successivo apparire sulla scena del nazismo con la sua idea di una civiltà europea tutta ariana misero in crisi questi progetti, e l'inizio del secondo conflitto mondiale sembrò spazzarli via del tutto rendendoli utopistici da una parte, inquietanti dall'altra, perché la speranza di una unificazione era sovrastata dalla preoccupazione di un dominio germanico incontrastato sull'Europa.

Raccontare l’Europa Le donne in Europa

Powos
Author: MIchele Penza <michele.p@aa.it>

Dal volume 'Recordare' prodotto dal corso UPTER di Scrittura autobiografica dell'anno 2002 vi segnalo un estratto interessante dal contributo di Enrica, ex interprete traduttrice a Bruxelles,. Che potrebbe benissimo riferirsi al tema 'Le donne in Europa'... Erano gli anni '70. Cominciava la moda degli stages di formazione. Le istituzioni europee di Bruxelles, dove lavoravo già da dieci anni organizzarono dei corsi intensivi per segretarie di direzione. Costi astronomici per raccontare a una trentina di donne, spesso universitarie, che dovevano "servire" i loro capi senza mai risentirsi per i loro errori, supponenze, ecc. Due le battagliere contestatarie, una bionda e alta, l'altra piccola e bruna. Anche se tutti parlavano francese si notavano le differenze culturali: grosso modo, le nordiche non obiettavano nulla, mentre la bionda alta, io e la piccola bruna, illustravano con forza le loro obiezioni.

Tante lingue una sola famiglia

Powos
Author: Luciana Rampazzo <luciana.rampazzo@aa.it>

L’Unione Europea è una istituzione relativamente recente, quindi non si può immaginare che esista una lingua europea. Né che esisterà mai. Perché l’Europa è composta da troppe nazioni, troppe storie, troppe culture. Ci sono si gli apporti linguistici degli immigrati e dei turisti sempre più numerosi.,ma questi permettono solo delle comunicazioni rapide e pratiche. , Naturalmente c’è l’inglese, come lingua internazionale, come prima c’era il francese. Io parlo francese perché appartengo a quella generazione che ha studiato il francese a scuola. E poi avevo un’insegnante così terribile che trascuravo lo studio del latino e del greco per il francese. Quando più tardi il francese non fu più la lingua più importante mi rassegnai a imparare l’inglese e cominciai a frequentare quelle terribili scuole private in cui si impara tutto fuorché la ,lingua straniera.

Cadaques

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Author: Roberta De Thomasis <r.dethomasis@katamail.com>

Cadaques è il paese di Salvator Dalì. Si arriva sul promontorio dopo curve tortuose nel paesaggio verde e montuoso della Catalogna della costa, curve sul mare azzurro profondo e aperto alle correnti. E’ giugno del 1998. L’autobus doppia il capo della baia e trova un piccolo paese di case bianche ancorato come una nave pronta a salpare.
La spiaggia di Dalì è una piccola insenatura dove il torrione della sua villa fa da sfondo in un angolo un po’ nascosto dal verde. Piccole barche ancorate, una striscia di spiaggia che si allunga fin dove la strada risale e s’inerpica verso il promontorio e via, tra curve e insenature, tra spiaggette e pinete, fino al grande faro, immensa vista tra le rocce e il mare, a perdita di fiato

Studierò il tedesco!

Powos
Author: MIchele Penza <michele.p@aa.it>

Mi chiamo Michele Penza ed ho 74 anni. Sono nato a Roma e vi ho sempre vissuto ad eccezione di una breve parentesi d’un anno e mezzo. Sono sposato ed ho quattro figli che ormai sono grandi e mi hanno dato tre nipoti. Ho frequentato il liceo classico e l’università, senza laurearmi perché ho dovuto lasciare gli studi e mettermi a lavorare per vicende familiari. Non ho rimpianti per questo perché non avevo alcuna passione per lo studio del diritto.

Olanda

Powos
Author: Roberta De Thomasis <r.dethomasis@katamail.com>

Era l’estate del 1978. I verdi e l’ecologia erano parole ancora per noi sconosciute. Io e Grazia eravamo da pochi giorni ad Eindhoven, città olandese della Philips, ospiti a casa di Ans, conosciuta a Bologna, e dei suoi amici. Ragazzi che facevano lavori saltuari, viaggiando molto per il mondo, ma che per loro fortuna godevano in quegli anni di un sussidio di mantenimento che in Olanda davano ai giovani. Ragazzi che suonavano le chitarre e fumavano spinelli liberamente, con l’erba della marijuana coltivata in giardino, o con l’hashish che vendevano nei bar.

Symbole

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Author: Bruna Lamastra <bruna.lamastra@aa.it>

Vor einiger Zeit sagte mir eine australische Freundin „In Europa ist die Geschichte lebendig, bei uns studiert man sie“. Das Nachdenken über diesen Satz hat mir sehr dabei geholfen, ein schärferes Bild über ein Symbol zu erhalten, das mich Europa spüren lässt. Ein solches Symbol aus meinen Reiseerfahrungen heraus zu definieren, bedeutet vielleicht, meinen Gefühlen eine körperliche Identität zu geben.

Sentirse europeos

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Author: Giovanni Marzocchi <giovanni@libero.it>

Después de haber vivido durante 30 años en un pequeño pueblo italiano, decidí, en el año 1988 dejarlo todo y irme a vivir en España. Fue una elección dictada por una libre elección personal, no obligada, como fue el caso de tantas personas que durante siglos tuvieron que abandonar su propio país a la búsqueda de una vida mejor. Probé un conjunto de sentimientos: alegría, miedo, esperanza…a veces probé la sensación de irme al exilio.

Sentirsi europei

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Author: Giovanni Marzocchi <giovanni@libero.it>

Dopo aver vissuto per 30 anni in un piccolo paese italiano, decisi, nell’anno 1988 lasciare tutto e andare a vivere in Spagna. Fu una scelta dettata da una decisione personale libera, non obbligata come fu il caso di tante persone che durante secoli dovettero abbandonare il suo proprio paese in cerca di una vita migliore. Provai un insieme de sentimenti: allegria, paura, speranza...a volte provai la sensazione di andare all’esilio.

Se sentir européen

Powos
Author: Giovanni Marzocchi <giovanni@libero.it>

Après avoir vécu pendant trente ans dans une petite ville d’Italie, en 1988 je décida de tout quitter et d’aller vivre en Espagne. C’est un choix que je pris librement et non pas par nécessité, comme était le cas de tant de personnes qui furent obligées d’abandonner leur pays natal au cours des siècles à la recherche d’une vie meilleure. J’éprouvai alors un ensemble de sentiments divers, joie, peur, espoir...par moments la sensation d’être parti en exil

Il libro

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Author: Filippo Cortesi <filippo.cortesi@aa.it>

Dieci giorni fa – siamo ora ai primi di Settembre – mi trovavo a Colico, un paesino sul lago di Como, per qualche giorno di vacanza dopo un anno piuttosto “pesante”. Ero con un mio nipote di Milano, medico-chirurgo - nel salottino dell’albergo in attesa della cena, e lui mi mostrava l’ultimo allegato del Corriere della Sera, un libro sulla civiltà degli Ittiti (XVII sec. A C.) scritto dal tedesco Kurt Bittel.

Europea fin dall'infanzia

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Author: Università Popolare "F.S. Nitti " Melfi <upmelfi@gmail.com>

C’era una volta . . .

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Author: Università Popolare "F.S. Nitti " Melfi <upmelfi@gmail.com>

Ciò che ci protegge è lo strato più esterno del nostro corpo: la pelle.
Morbida o temprata dalla fatica, liscia come quella di un bimbo o rugosa e stanca, bianca o nera, naturale o ricostruita nei moderni laboratori dei chirurghi plastici, principale rivelatrice del nostro io, testimonianza della nostra storia e fidata compagna di ogni nostro percorso.
La nostra pelle siamo noi.
Ed io, da quell’ estate del 2008, sono qualcosa in più . . .
La mia storia inizia così:

Un'altra Europa possibile.

Powos
Author: Università Popolare "F.S. Nitti " Melfi <upmelfi@gmail.com>

1989 caduta del Muro – 2009 vent’ anni dopo ....

Powos
Author: Università Popolare "F.S. Nitti " Melfi <upmelfi@gmail.com>

RACCONTARE L’EUROPA

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Author: Università Europea del Tempo Libero Palermo <utlepa@neomedia.it>

Ancora un girotondo

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Author: Antonio Ligotti <info@europeanmemories.eu>

Era il Natale del 1966. Nel luogo di lavoro di mio padre – la FAO, organizzazione mondiale per la lotta contro la fame nel mondo – organizzarono una festa per i figli dei dipendenti. Io avevo allora sei anni. Tutto vestito per bene, andai con mio padre mio fratello e mia sorella a questa festa. Più che le mie aspettative o le fantasie, ricordo il fervore con il quale attesi quell’evento...

Medkulturno doživetje v Belgiji

Udeleženka se spominja svojega obiska prijateljice, ki opravlja prostovoljno delo v Belgiji, v mestu Antwerpen. V živo ji ostane vtis dogajanja na letališču, kjer se pokaže vsa raznolikost rasno mešanega življa. Da pa je izkušnja še bolj rasno začinjena poskrbi družba dveh fantov, katerih družine izhajajo iz Marko. Izsek zgodbice se bere tako: ...oba izhajata iz velikih družin z več kot petimi otroki. Doma govorijo samo v arabskem jeziku in jedo tipično maroško hrano. Poročajo se samo z Maročani; eden od fantov je povedal, da bi ga družina izobčila, če bi domov pripeljal dekle, ki ni maroškega porekla. Veliko jim pomeni druženje in sproščanje ob kajenju tradicionalne pipe šiše; vsaka družina ima doma tudi posebno sobo – salon, ki je namenjen le temu obredu in je tudi temu primerno opremljen ...

Opažanja učiteljice v razredu

Današnja situacija učiteljev res ni preveč rožnata, pa ne zaradi dela in poslanstva ki ga opravljajo, ampak zaradi razmer, v katerih to delo opravljajo. Razredi so predvsem v večjih mestih zelo rasno mešani in nestrpnost med otroki je prisotna že v nižjih razredih osnovne šole. Mlada učiteljica zgodovine razmišlja, da se velikokrat sama znajde v precepu, kako odgovoriti na pomembna vprašanja, ki jih zastavlja zgodovinska stroka, da pri tem ne bi užalila čustva otrok različnih narodnih pripadnosti. Njene misli gredo nekako takole: ... razpad Jugoslavije in priznanje Kosova vedno sproža nasprotovanja v razredu med učenci Srbske in Kosovske narodnosti. Tudi uboj avstroogrskega predsednika Ferdinanda v Sarajevu postane vzrok močnega nasprotovanja učitelju in razlagi ...

Izkušnja medkulturnosti po študentsko ...

Kako zanimiva in polna vtisov zna biti študentska izmenjava priča naslednja zgodba, ki jo opiše študentka, udeleženka Erasmus izmenjave v Gradcu. Delila si je stanovanje polno deklet najrazličnejših narodnosti in veroizpovedi; to so bile Španka, Bosanka, Hrvatica, Rusinja, Slovakinja in seveda ona - Slovenka. Takole povzame eno izmed barvitih doživetij: ... razlikam smo se nasmejale že ob kuhanju prve skupne jutranje kave. Tudi kosila so bila zanimiva. Bosanka meso, Slovakinja presna zelenjava, Španka jajca in krompir. Vedno sem uživala v pogovorih. Ko bi nas vsaj posneli! Ena mirna, druga kričeča, tretja preudarna. Z eno o politiki, z drugo o prihodnosti, s tretjo o skupni zgodovini. V slovansko-germanski jezikovni mešanici ...

Otrok priseljencev

Avtorica razmišlja o svoji mladosti, ko se je velikokrat vprašala, kaj pomeni pripadati eni narodnosti, živeti pa v državi, kjer prevladueje druga narodnost. Ugotavlja, da odgovora še sedaj ni dobila, vsaj takega ne, ki bi jo prepričal.

Izgubljeni v Zagrebu

Avtorica opiše svojo izkušnjo, ko so s skupino prijateljev v Zagrebu iskali parkirišče, da bi se lahko v miru udeležili predavanja. Niso vedeli, kje lahko parkirajo, za koliko časa ... čas predavanja pa se je s hitrico bližal. Stiska, ki se prikrade v človeka ob iskanju parkirišča za možnost udeležbe na dogodku, ki si ga čakal dolgo časa, lahko povzroči veliko slabe volje in nemira. V tistem trenutku, pa se je naredil preobrat in prišlo je pomembno spoznanje, ki se je avtorici močno vtisnilo v spomin.

Tega darila sva se najbolj razveselila

Mladoporočenec se spominja svojega poročnega potovanja v Turčiji. V hotelu v katerem sta bila nastanjena, sta z ženo doživela čudno situacijo, ki si jo še do danes ne znata dobro razložiti. Natakar je ali v šali ali za res povprašal ženina, če mu proda ženo in ker je bilo razpoloženje sproščujoče in se je vse skupaj dogajalo v lahnem kramljanju, je v šali odgovoril, da lahko ...

Natakar je ob odhodu pokazal gesto, ki je na obeh mladoporočencih pustila čuden občutek in globoko sta se zamislila, kaj je botrovalo k takšni reakciji ...

Dan v romskem naselju

Prostovoljno delo je poneslo avtorico v romsko naselje, kjer se je srečala z romskimi otroki in ostalimi lokalnimi prebivalci. Namen njihovega obiska je bil opremiti romski vrtec. Prvo srečanje je bilo polno okorelosti, ko pa je do njih priletela gruča otrok, so se sprostile pozitivne energije in napetost se je razblinila. Otroci so z velikim veseljem pomagali pri razvrščanju materiala, čiščenju prostora ... združili so moči in delovna akcija se je sprevrgla v vsesplošno zabavo ...

Romanje v Španiji

Avtorica se spominja svojega romanja po Španiji, ko je namenila čas sebi in drugim. Poklonila si je tisoče zgodb in izkušenj. Vsi ti ljudje so s pripovedovanjem o svoji kulturi in življenju zamajali nešteto stereotipov in nepotrebnih predsodkov ...

Kaj so me naučila srečevanja z romskim naseljem Kamenci?

Preživeti dan v romskem naselju bi za marsikoga predstavljal velik stres, sploh če se vanj odpravimo polni predsodkov in nepreverjenih informacij ... Avtorica zgodbe preko izkustvene ravni prikaže, da temu ni nujno tako in da je osebna izkušnja lahko vse kaj drugega kot splošen stereotip, ki se širi med ljudmi ...

Spomin na prvo srečanje z Danielom

Avtorica se spominja svojega prvega srečanja z Danielom. Daniel je bil mlad Portugalec, študent strojništva, v Slovenijo pa je prišel preko Erazmusovih študentskih izmenjav. S sostanovalkami so priredile zabavo in ena izmed njih, Lea, je na zabavo povabila Daniela. Zabava je bila že v teku, ko je Daniel končno prišel.

Trenutki spoznavanja so bili obarvani z različnimi kulturnimi navadami, kar je spodbudilo med sostanovalkami nemalo tem za pogovor, od položaja žensk, osebnih mej ... Ali je objem in poljub v pozdrav družbeno sprejemljivo vedenje ali je to pri nas privilegij dobrih prijateljev in družine ?

A História de Antoine e o pequeno Anatole

Powos
Author: Isabel Castro <misacastro@gmail.com>

Antoine é um menino que foi adoptado por um casal francês e que conheci nas férias de verão de 2007, em Saint-Remy. A criança, nascida no Cifre da África - Etiópia, está com o casal desde os 7 meses de idade. Inscritos no sistema de Segurança Social, há muito tempo, acabaram por recorrer a uma organização privada para adoptar uma criança, o que conseguiram. Um dia receberam uma foto minúscula da criança, quase imperceptível e toda uma nova vida começou a partir desse momento!

Anatole é um boneco de peluche que lhe foi oferecido por mim e por Ana e que representa uma figura/personagem dupla: canalizador do amor; esperança e ao mesmo tempo o percurso, os caminhos da adopção. Também simboliza o próprio menino e meninos do mundo e seus desejos em ter um lar, uma família. Significa também a minha história, desde que iniciei o desejo de ter um filho, através de um processo de adopção.

All’età di 18 anni...

Powos
Author: giovanni di staola <sylviab@katamail.com>

All’età di 18 anni si è presentata l’occasione tramite il mio fratello adottivo. Seppi che c’erano richieste per la Svizzera, per contadini o per giardinieri. Io preferivo il lavoro di contadino, perché conoscevo gli animali. Non avendo soldi disponibili, chiesi al patrigno un prestito di 12.000 lire, ma lui lo rifiutò. Dovetti chiederlo altrove e lo ottenni, ma non tutto era sicuro, perché c’era l’incognita della visita medica svizzera a Chiasso. Qualora non fossi stato idoneo, saresti ritornato al paesello senza soldi e senza lavoro. Nell’Aprile del 1954 ricevetti il contratto di lavoro come contadino, ma c’era il problema del passaporto. Come tutti sappiamo, la burocrazia si prende il suo tempo, ma io non mi rassegnai ad aspettare i comodi loro e andai di persona a sollecitare, portando il solito pacchettino: una mano lava l’altra…Avendo anche il passaporto, la strada era aperta. Per caso incontrai un paesano, che anch’egli andava fino Zurigo: chiesi di partire insieme a lui e, se non vado errato, il 10 maggio1954 emigrai.

LONDRA… CHE SORPRESA!

Powos
Author: Sara Tossini <stossini@libero.it>

Un viaggio del tutto inaspettato.
Incontri con storie ed esperienze di altre persone che hanno sicuramente arricchito il mio viaggio che, nella mia mente, era soltanto la visita di una città.

Albert

Author: albert <s.risse@libero.it>

A Barcellona con gli elfi

Author: luigi del pezzo <sylviab@katamail.com>

Durante il viaggio per Ventimiglia raccimolai della frutta da mangiare e qualche soldo, stavo nell’Eurostar in 1° classe e il controllore non mi disse niente e quando venne per controllare i biglietti io stavo seduto nella poltroncina con il tavolino pieghevole davanti e suonavo i bonghetti, lui mi invitò a non suonare più per non disturbare gli altri viaggiatori e subito mi fermai, ma il biglietto non me lo chiese.
Poi conobbi anche una ragazza di Genova e parlammo per tutto il viaggio fino a Genova, lei scese e io volevo scendere con lei gli proposi se mi avrebbe ospitato a casa sua ma mi disse che non si poteva fare perché cera il fratello e così la accompagnai fino fuori la stazione in una strada che saliva su e poi tornai indietro perché tanto non mi avrebbe portato a casa sua. E così andai a prendere il treno per Ventimiglia e ci volevano un’altra ora e mezzo per arrivare, poi eccomi a Ventimiglia, la stazione era deserta e vicino al treno che dovevo prendere io c’erano delle scritte in francese. Così mi riposavo un po’ nella stazione e un po’ su dei vagoni per il trasporto merci, certè che stavano proprio vicino al treno che dovevo prendere ed ero nascosto li tenendo la situazione sotto controllo e come il treno partiva mi buttavo dentro. E così si fecero le 11 meno 10, il treno partiva alle 11 e io ero pronto per salire quando poi di spalle mi acciuffò uno con lo zaino che non voleva farmi salire ma io gli dissi: “Lasciami, dai per favore non fare casino, fammi prendere il treno” e lui senza dire una parola mi lasciò andare. Salendo mi misi nel corridoio asieme ad altri due italiani che dissero ridendo se stai senza biglietto mettiti in bagno che nessuno ti vede e così feci. Ma arrivati a Marsiglia salì la polizia e bussavano forte vicino alla porta. “Apri, apri!”, urlavano e preso dalla paura aprii e questo mi strattonò mi girò i polsi con violenza e mi parlava in francese, mi buttò dai gradini del treno e mi mise le manette, e mi portarono in caserma dalla stazione e mi fece inginocchiare e con il manganello mi colpì sulle gambe e io mi misi a piangere dalla paura e lui mi diceva fai l’uomo che piangi a fare e poi vide la carta d’identità e vedendo che ero della provincia di Salerno mi disse: “Ma lo potevi dire che eri di Napoli: io parlo anche italiano. Io pensavo che eri un Marocchino che portava la droga”. Infatti prima mi gridavano dove è la droga dove è la droga e io niente, ma io veramente avevo l’erba nelle mutande e quando mi fece la perquisizione la mia fortuna fu di avere la calzamaglia e non toccò con le mani il fagottino dell’erba e fui fortunatissimo. Poi questo omone grande che mi faceva paura con una faccia di merda mi tolse la manette e mi disse: “Scompari dalla stazione, non ti voglio più vedere qua altrimenti finisce male”.

DIOGO SOTERO: um homem impossível

Powos
Author: Jaime Salvadinho <Jaime.salvadinho@gmail.com>

Trata-se da história de vida de um homem que fez da sua vida uma história de solidariedade. Diogo Sotero nasceu numa pequena aldeia alentejana – Montes Altos – que no início da década de 90 estavas prestes a desaparecer. Depois de passar grande parte da sua vida em Lisboa, decidiu regressar às origens e fundou uma associação. Reuniu um conjunto de colaboradores e de colaborações e iniciou o que ele designa de ‘Luta contra o Destino’, ou seja, luta contra o despovoamento, contra o fim dos lugares que parecem estar condenados. Propôs-se construir um lar de terceira idade em Montes Altos, projecto por muitos considerado utópico e desnecessário. Em poucos anos, Sotero revolucionou Montes Altos e vários lugares das freguesias situadas na margem esquerda do rio Guadiana, no concelho de Mértola. O lar foi construído praticamente sem apoio público, muita gente regressou a Montes Altos, gerando-se uma dinâmica de solidariedade que faz do Centro Social de Montes Altos o pulmão social do concelho de Mértola.

A sua vida é exemplo de como é possível na Europa e no mundo construir alternativas sociais com a vontade e a capacidade das populações. Um exemplo de como é possível tomar o destino nas próprias mãos.

Os meus Avós, Silvana e António

Powos
Author: Maria João Cardoso <cr-e@sapo.pt>

Esta narrativa romanceada baseia-se em factos reais, decorridos em Portugal, no Brasil e em Angola, desde meados do séc. XIX até inícios do séc. XXI. Conta a saga de duas famílias europeias e portuguesas – ambas atingidas pela emigração – que, em 1900, se reúnem no Brasil pelo casamento de dois dos seus membros, Silvana e António. A vida deste casal com oito filhos continua em Portugal, para onde viajam em 1918. Dez anos depois, António, o intrépido e empreendedor herói da história, acaba por partir para a colónia portuguesa de Angola.

À semelhança da vida dos heróis desta história, a Europa – que se expandiu através da descoberta e do povoamento de novos continentes e que hoje é formada, entre outras, pelas nações que constituem a UE, uma comunidade de interesses múltiplos – tem vindo a conquistar o seu futuro no aproveitamento de sinergias entre todas as culturas a que acede noutros continentes e todas as dos povos que a procuram.

Finalmente pertencemos à Europa…!!!

Powos
Author: Pedro Pimenta <papapimenta39@gmail.com>

Para aqueles que como eu nasceram antes dos anos 60 do século passado, este meu relato irá, certamente, trazer-lhes à memória como era viver em Portugal, isolado da Europa (orgulhosamente sós…) e debaixo de uma ditadura.

Alegrias e Tristezas de um Migrante

Powos
Author: Pedro Pimenta <papapimenta39@gmail.com>

Como é difícil a integração dum migrante (emigrante/imigrante) no País de acolhimento!!! Só quem já passou por esta experiência, e eu passei por ela, poderá compreender quão difícil é a integração.

Histórias de uma Europa Possível

Powos
Author: Iryna Skulska <iryna.skulska@gmail.com>

A Ucrânia, o meu país de origem, também está localizada na Europa, e esta história da cultura europeia no processo de formação de democracia também influenciou a Ucrânia.

Sem MEDO

Powos
Author: Elisabeta Ecaterina Necker <doina.algarve@gmail.com>

Já se foi o tempo quando para comprar um pão ficava horas sem fim na fila e mesmo assim com toda esta espera só tinhas direito a um pão por cabeça. O mesmo acontecia com a maioria dos alimentos básicos, os outros, doces, carnes e fruta nem sequer existiam nas lojas senão “debaixo de mão” para quem tinha os conhecimentos certos. Recordo-me como se fosse ontem, como ficava silenciosa na fila para comprar 2 litros de leite, cheia de medo e frio e empurrada varias vezes fora da fila pelos mais fortes.

Desiderio d'Europa -Vagabondages III - 1.Grecia

Author: Elda Torres <eldatorres@gmail.com>

1. Grecia.

Primo capitolo di una serie di taccuini di viaggio, raccolti dal 1967 ad oggi. Dopo la Grecia, seguono altre numerose capitali europee, da Lisbona a Praga, Parigi, Berlino, etc. secondo un ordine cronologico.

1.Grecia racconta le esperienze di viaggio in Grecia nell'estate del 1967. Il viaggio è lo spunto per le due studentesse, appena uscite dalla Maturità Classica, e per gli amici da loro incontrati, per riflettere sulla condizione di felicità. L'ultima parte registra i cambiamenti avvenuti dopo dieci anni, all'epoca di un altro soggiorno sempre in Grecia avvenuto nel 1977

Il Programma GALILEO

Powos
Author: CLAUDIO MASTRACCI <claudio.mastracci@fastwebnet.it>

Era Dicembre del 1998, era molto tardi e le luci del grande palazzo della Commissione Europea si erano ormai spente quasi tutte, ne era rimasta accesa ancora una, in una saletta riunioni un cui mi trovavo io, allora uno dei Direttori dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea), e il mio ospite, uno dei Direttori della Commissione. Stavamo radunando le carte dopo un difficile incontro formale sul futuro di un programma in embrione , GALILEO (Sistema satellitare autonomo per la determinazione della posizione), che avrebbe potuto avere implicazioni strategiche e politiche incalcolabili per l’Europa.

Jeg er begyndt

Powos
Author: Søren Morsing <morsingogmorsing@gmail.com>

Mine tanker om Europa. Hvor uoverskueligt vores projekt, EU, er for en lægmand som jeg.
Hvor er vi på vej hen?

Intervista di Luciana Rampazzo a Luca Rampolli

Powos
Author: Luciana Rampazzo <stories@europeanmemories.eu>

Luca Rampolli è un bambino di dieci anni che frequenta la scuola inglese che si chiama Kendiu vicino alla Cassia. E’ bravo in tutte le materie, ma soprattutto la matematica. Gli piace molto la geografia. Anche la storia, ma stiamo studiando ancora i Fenici.

D. Adesso ti farò alcune domande. Se non mi sai rispondere non ti devi preoccupare.
Tu sai cos’è l’Europa.
R. E’ un continente,
D. sì, l’Europa è un continente, ma sul piano politico tu sai cosa intendiamo per Europa, meglio per Unione europea?
R. Non capisco la politica.
D. Ma questa non è politica, è storia.

Entrevista de Luciana Rampazzo a Luca Rampolli

Powos
Author: Luciana Rampazzo <stories@europeanmemories.eu>

Luca Rampolli es un niño de diez años que frecuenta la escuela inglesa que se llama Kendiu cerca de la avenida Cassia. Es un buen alumno en todas las materias, pero sobre todo la matemáticas. Le gusta mucho la geografía. También la historia, pero todavía estamos estudiando a los fenicios.
D. Ahora te haré algunas preguntas. Si no me sabes contestar no tienes que preocuparte.
Tú sabes que cosa es Europa.
R. Es un continente,
D. ¿sí, Europa es un continente, pero sobre el plano político tú sabes qué entendemos por Europa, mejor por Unión europea?
R. No entiendo la política.
D. Pero esto no es política, es historia. Si, por ejemplo, te pregunto qué es un euro. ¿Me sabes contestar?
R. Sí, ahora he entendido.

Luciana Rampazzo interviewt Luca Rampolli Uebersetzung: Bodo Finger

Powos
Author: Luciana Rampazzo <stories@europeanmemories.eu>

Luca Rampolli ist ein Kind von 10 Jahren und besucht die englische Schule mit Namen Kendiu, die in der Nähe der Via Cassia liegt. Er ist tüchtig in allen Fächern, aber vor allem in Mathematik. Geografie gefällt ihm sehr, auch Geschichte, aber da sind sie erst bei
D. Jetzt werde ich Dir einige Fragen stellen. Wenn Du mir keine Antwort geben kannst, brauchst Du Dich nicht zu beunruhigen.
den Phoeniziern.
Du weißt, was Europa ist?
R. Das ist ein Kontinent.
D. Ja, Europa ist ein Kontinent, aber weißt Du, was wir auf der politischen Ebene unter Europa verstehen – besser: unter der Europäischen Union?
R. Von Politik verstehe ich nichts.
D. Aber das ist keine Politik, das ist Geschichte.

Един Фениксолог в Истанбул: Istanbul Dali cats and rolling heads

Истанбул – 14 милионен град – три империи – два континента – един художник – и много котки. Истанбул е град на котките – доста отворени, без въобще да се смущават от човешкото обкръжение, те се разхождат по улиците, парковете, заведенията, ресторантите, магазините, къщите, дворовете и се държат така, сякаш знаят, че имат 9 живота. И като става дума за множество животи, в древен Египет, където котките също са били на почит, безсмъртието е билo висша цел на една и единствена Наука, която обединявала цялото древно познание. Символ на този копнеж по вечност е птицата феникс, която на всеки хиляда години пристига в град Хелиополис, за да изгори и да се прероди от пепелта си. Най-вероятно вдъхновен от тази легенда испанският художник сюрреалист Салвадор Дали измисля думата „фениксология” – за да опише измислената от него псевдонаука (която се оказва не чак толкова псевдо), чиято единствена цел е победа над смъртта. Херодот казва: „Всички се страхуват от времето, но дори времето се страхува от пирамидите”. Е, има един човек, който не се страхува от времето – и затова го разтопява – един човек, който рисува „персистенцията на паметта”, един човек, който мумифицира духа си и мистифицира личността си, който има мустаци, които стърчат към небето, който умее да естетизира дори лайното и пръднята, който не се колебае да се нарече гений, който не се срамува да признае, че е влюбен в парите и златото, който обожава скандала, който се държи като фараон, и който с творбите си задава неразрешимите загадки на сфинкса, един художник, който от дете иска да бъде крал и Е кралят-слънце на своя свят („Сюрреализмът, това съм аз”). Един фениксолог в Истанбул.

Този, който вярва, че може да променя

Това е историята на Милен. Просто не знам откъде да започна... Наистина кой всъщност е Милен? Прекарвам последните няколко дни с него в опити да си отговоря на този въпрос, и въпреки че се познаваме от 7 години или повече, все още продължавам да се изумявам. На пръв поглед той е съвсем нормално 21-годишно момче, което не се различава по нищо от своите връстници. Завършил е Френската гимназия (заедно сме я завършили – с повече или по-малко трудности), в момента следва барабани в НБУ и свири в група Ajabez (Аявис). Все пак обаче има едно нещо, което го различава от всички останали, иначе нямаше да пиша тази статия. И това нещо е неговата вяра. И не става въпрос просто за вярата му в Христос (защото той е протестант), а за вярата му, че може да промени света. Това е и нещото, което го тласка вече две поредни години да пътува като доброволец в Уганда – един от най-бедстващите райони в Африка, измъчван от глад, епидемии, СПИН и политически войни.

От София по земя, Стефано пътува, до Бари по вода

Интересно, колко много може да преживее човек, докато пътува по земя и море от София до Бари. Разсеяни български полицаи, устремени иракчани, разярени турци, огромни холандци, глупави американци, австралийски златни миньори и разбира се карабинери с много пера. Ако искате да разберете малко повече за това пътуване, моля, бъдете мои гости.

Ette, simero ce avri

Powos
Author: LucyZa <info@europeanmemories.eu>

Storia di una famiglia di Greci di Calabria che nel 2009 si sforza di render attuali valori che non esistono più.
Storia di antica gente e profonde radici.
Storia di una minoranza linguistica.
Un percorso dentro me stessa per poter conoscere meglio la realtà in cui viviamo.

Gisella - Il bianco, il rosso,il giallo

Powos
Author: <ferdy41@yahoo.it>

E credevamo davvero di poter cambiare il mondo.

E io volevo cambiarlo a tal punto che quando quella mattina mi accorsi di aspettare un bambino, senza pensarci su un attimo, decisi di tenerlo, sfidando tutto e tutti...

Danubio

Powos
Author: Fernanda Sacchieri <ferdy41@yahoo.it>

Fernanda, il marito, due figli in un viaggio nell'Europa dellEst con il Danubio come guida

Als Angehörige der Generation

Author: heidi <s.risse@libero.it>

Als Angehörige der Generation, die heute “generation der Kriegskinder” genannt wird, hätte ich nie die Fantasie aufgebracht, ein geeintes Europa für möglich zu halten. Auf der einen Seite hatten wir in der Kindheit sehr viel Fiendseliges zu hören bekommen, wenn von Frankreich, England oder gar Polen die Rede war. Auf der anderen Seite belasteten uns spatter schwere Schuldgefühle, nachdem wir über die Dimension der Katastrophe aufgeklärt worden waren, die wir Deutsche über unsere Nachbarländer und über fast die ganze Welt gebracht hatten. Aus dem Feind-Gefühl der kinderzeit war ein Schuld-Gefühl geworden, das uns standing und überallhin begleitete, wo wir im Ausland auf Spuren des ersten und zweiten Weltkriegs trafen. Auf solchen Gefühlsverwirrungen konnte die Vision “Europa” nicht gedeihen, - zumindest nicht in meinem Herzen- ich blieb der Idee viele Jahre gegenüber distanziert.
Bis 1991 mein Herz von “Europa” erobert wurde: Meine Erstbegegnung mit der Europäischen Gerichtsbarkeit lieβ mich die von Europa ausgehenden Vorteile für die “Gleichberechtigung der Frauen” erkennen. Die oberste Instanz auf Seiten von uns Frauen!- das weckte Zutrauen. Ich war damals eine der drei Frauenbeauftragten der Evangelischen Akademikerschaft in Deutschland (EA).
Am 14.3.1991 berichtete ich den Frauen der EA von den erfreulichen Erkenntnissen:
“ Die EG-Kommission hat für die Wirtschaftsgemeinschaft “Europa” Gleichbehandlungsrichtlinien für Männer und Frauen geschaffen. Grundsatz des EG-Rechts: Erwerbstätigkeit und Kinderziehung müssen zu vereinbaren sein! Im EG-Recht ist einiges zu holen, was Frauen nützt. Erfreulicherweise müssen EG-Richtlinien in nationale Gesetzgebung umgesetz warden… Es sollten insbesondere die frauenfreundlichen Präzedenz-urteile des Europäischen gerichtshofs in Deutschland public gemacht warden. Frauen, die wegen Benachteiligung am Arbeitsplatz vors Arbeitsgericht gehen, sollten ihre Anwältin bzw. Ihren Anwalt auf die Europäische rechtsprechung hinweisen. (Leider gibt es noch wenige, die in EG-Recht competent sind. Kompetent ist die Juristin Heide Pfarr, Mitglied der Rot- Grün-Regierung in Hessen)…”

Hilkka

Author: hilkka <s.risse@libero.it>

La seconda guerra mondiale

Author: marta <s.risse@libero.it>

La seconda guerra mondiale mi ha recato si paure, sofferenze, privazioni, fuggi fuggi, (avevo 18 anni), ma mi ha dato anche l’opportunità di conoscere tanti giovani, ma in uniforme; mi dicevano che erano nostri nemici, ma per me non lo erano affatto; erano semplicemente dei ragazzi alle prese con una guerra, non certamente da loro voluta ma da un dittatore folle. (Avevamo il comando in casa nostra). Fortunatamente si comportavano educatamente rispettosi nei confronti di noi cinque sorelle. Ricordo che una sera, il Comandante pregò mia mamma di farci andare a ballare e cantare coi suoi giovani soldati. La risposta: - Cantare si! Ballare, no! E infatti fu così. Ci unimmo al loro coro seduti attorno al tavolo del soggiorno, mia mamma girottava attenta. Timorosa all’inizio ma poi quando incominciarono con … Lily Marlen, emozionate, ci unimmo al loro coro. Li guardavo timidamente uno per uno, avevo la sensazione che la guerra fosse finita, e invece a due passi da noi (linea gotica), c’era il fronte in azione. Leggevo nei loro sguardi tanta tristezza e nostalgia, li sentivo fratelli, amici e invece….
I canti si susseguirono ininterrotti col bere un bicchiere di vino. Poi, sentii uno sguardo insistente su di me, contraccambiai e mi trovai due occhi bellissimi di azzurro incredibile umidi di pianto. Di scatto si avvicinò a me, mi strinse le mani fortemente sussurrandomi parole dolci, il mio cuore mi batteva forte dall’emozione. Con un italiano stentato mi disse che gli piacevo, non voleva andare combattere, aveva paura; mi disse anche di nascondere i miei fratelli perché c’era aria di rastrellamenti in programma. Piangeva. Il giorno seguente mi dissero che era caduto vittima di uno scontro a fuoco. Fu per me il primo grande dolore di ragazzina forse innamorata. Da allora ho sempre ripensato la guerra come un mezzo non di vittoria ma portatrice i odio che non unisce le persone a le divide. Ma è dell’oggi che voglio parlare perché ho un sogno che vorrei si realizzasse. Immagino una gigantesca tavola rotonda, posizionata nel centro della nostra Europa. Ospita, chiama a raccolta i tantissimi capi degli stati che formano il nostro pianeta, compresi i così detti “paesi canaglia”; (che definizione azzardata), poi i ritardatari, gli indecisi, fuori le armi; gomito a gomito, stretti uno all’altro, chissà che non esca il calore, la parte buona che c’è in ogni essere umano, poi con pazienza, dimenticando la superiorità e l’odio, chissà che non esca un tentativo di cercare di capirci, di dialogare, ecco la prima tappa verso la pace. Mi arrivano gridolini di diniego accompagnati da… ecco la solita sognatrice utopica! Io ribatto: - si sono consapevole che sogno, ma lasciatemeli, sono i miei, ci sguazzo volentieri specialmente quando racchiudono speranza e positività. Forse sono andata fuori da seminario, pazienza! Comunque: amo la mia patria, ho qui le mie radici, ma amo anche questo nostro continente europeo, vecchio si, ma che racchiude oltre bellezze naturali varie, saggezza, storia e cultura che altri non hanno. Poi amo questo immenso Pianeta coi suoi abitanti. Vorrei che tutti ci sentissimo fratelli, forse perché, ammirando S. Francesco, laico, più umano, ho dentro di me un pizzico del suo pensiero che mi incute speranza, amore in un mondo migliore. A tutti un abbraccio, fraterno.

Marta

Ho lavorato per vent’anni

Author: lilia <s.risse@libero.it>

Ho lavorato per vent’anni in un luogo turistico di quelli dove capitano persone da ogni parte del mondo, e soprattutto capitano americani.
Ogni volta che mi trovavo a confronto con loro, quindi giornalmente, riscontravo le differenze che distinguono la cultura europea da quella del nuovo continente; l’impressione era di esser genitore, o nonno, di una turba scatenata di bambini eccitati!
Vendevo pelletteria: belle e ricercate borse “made in italy”, e fantasiosi cappelli dalle fogge bizzarre e dai prezzi talvolta strabilianti, “hand-made”. Articoli che particolarmente piacciono alle folle del nuovo mondo.
Noi europei abbiamo vissuto infinite generazioni prima di affinare ameno un poco il gusto, prima di imparare ad abbassare la voce, a non toccare ogni cosa affondandoci due centimetri di unghie laccate dentro, a non entrare in un negozio succhiando coccola da una cannuccia fosforescente.
Per quanto le folle transumanti dell’agosto lascino ancora dei dubbi circa il livello di civilizzazione europeo…
Dei miei clienti americani ricordo, per il piacere del commerciante, il bisogno irrefrenabile di acquistare e acquistare- uno stesso artico anche in quattro colori diversi- di svagarsi facendolo, intrattenendo amici e commessa come se quello fosse l’unico divertimento della giornata; ricordo la poca riservatezza nel dimostrarsi poco entusiasti o nel disprezzare la merce, nel volere a tutti i costi la stessa cosa che l’amica aveva già comperato. Doti che completamente mancano ad esempio al cliente francese, o tedesco, o inglese o spagnolo, o greco. O russo…ma qui entriamo in un universo di maleducazione che non ha eguali nelle fasce alte e benestanti di nessun altro paese!

Era il 1997:

Author: edda <s.risse@libero.it>

Un ricordo europeo
Era il 1997: si avvicinavano le vacanze estive e si doveva decidere come impiegarle al meglio. La scelta cadde sul “cammino di Santiago”, da Roncisvalle alla Cattedrale, il cosiddetto “camino francès”, che avremmo percorso, che avremmo percorso in parte in macchina, in parte in ciclo, (quello di mio marito) in parte a piedi.
Partimmo, dunque, per la Francia, facemmo tappa a Carcassonne, Lourdes e finalmente arrivammo al passo di Roncisvalle.
Qui incontrammo già diversi “pellegrini”. I più “visibili” erano i ragazzi zaino in spalla e scarponi da trekking, ancora riposati ed entusiasti dell’impresa che li aspettava. Si ebbe subito il senso del “viaggio” che si svelava dell’andare in compagnia di tanti altri “moderni pellegrini”. Entrammo completamente nell’atmosfera del percorso a PUENTE della REINA, il paese che univa tutti i percorsi per Santiago, il vero ingresso degli antichi pellegrini medioevali al “CAMINO”, così battuto che avevano dovuto costruire un ponte per superare il fiume.
Una conchiglia e una zucca per borraccia erano il simbolo del pellegrino, di cui avremmo trovato molte immagini e monumenti lungo il CAMINO Da Puerte della Reina si diparte un lungo sentiero pedonale che attraversa tutta la Spagna fino a Santiago. I pellegrini facevano tappa prima di affrontare la grande pianura che si stendeva davanti a loro.
Abbiamo incrociato diverse volte questo sentiero, ripristinato a spese della comunità europea, lungo più di 800 chilometri e sempre ci siamo sentiti “in cammino” con le persone che lo percorrevano a piedi, sotto il sole; giunte da ogni parte d’Europa per rifare questa “antica esperienza”. Su quel sentiero (il “cammino di Santiago”), più che mai mi sono sentita europea, “in cammino” con altri europei ed orgogliosa di un progetto comune realizzato.

Груб строеж

разказ

Prst ali prst

Udeleženka se spominja, kako je sošolcu iz tuje države, z nenamerno zavajajočo razlago povzročila veliko zmede in skbi pri uri geografije.

EMIGRANTE EN CARACAS

Author: ROBERTO REIS <roberto.reis34@gmail.com>

Embarquei num barco em 1957 para a Venezuela, e este demorou 13 dias a lá
chegar. Estive em Caracas durante vinte e três anos da minha vida. Passei momentos
difíceis, apeteceu-me desistir muitas vezes e as lágrimas estavam sempre presentes.
As saudades da família, que cá deixei, eram muitas, como era difícil viver lá sem
a minha mulher e os meus dois filhos.

Marcelino Lopes da Mota

Powos
Author: ROBERTO REIS <roberto.reis34@gmail.com>

Minha ida para França foi muito complicada, pois fui com passadores. Fui de
Canedo até Entre-os-Rios de táxi, e depois fui até Chaves, também de táxi. Depois
atravessamos os matos e ribeiras a pé até à fronteira espanhola e depois em Espanha
estivemos escondidos numa cabana juntamente com ovelhas aguardando que o passador
é que tivesse ordens para nós seguirmos para a frente, mas na mesma a pé! Chegamos a
um sítio que já não me recorda o nome com o passador e, depois é que apanhamos o
comboio que nos levou até França, Hendaia e aí é que os franceses nos deram os
“papéis” para nós seguirmos a viagem para o nosso destino, indo eu próprio para Tours.

Maria da Mota Azevedo

Powos
Author: ROBERTO REIS <roberto.reis34@gmail.com>

Dezembro de 1969
A minha ida para França foi com o passaporte de turismo e como nada conhecia
fui com umas amigas que estavam e numa situação semelhante à minha. Fomos de
comboio do Porto para Tours, e como naquele tempo tinha de se mudar de comboio em
Hendaia – França, é que as coisas se complicaram, porque ninguém sabia falar o francês
sendo uma situação bastante dura para nós, mas na graça de Deus tudo correu bem, lá
consegui chegar ao destino.

Maria Rosa Oliveira

Powos
Author: ROBERTO REIS <roberto.reis34@gmail.com>

O meu nome é Maria Rosa, casei em 1968, tinha 32 anos, com um senhor viúvo
de 50 anos que já tinha dois filhos. A primeira mulher morreu quando um tinha 7 anos e
outro 12 anos.
O meu marido tinha um negócios de sapatos nas feiras. O filho mais velho andava com
ele nas feiras, mas queria ir estudar, mas o pai não deixava.
Então pedi-lhe que o deixasse ir estudar, e lá foi. Como o negócio não estava a
dar nada, o meu marido pensou em ir para a Alemanha, tinha ele 52 anos e arranjaram-
lhe um contrato de trabalho, só que teve de dar 10.000 escudos e lá foi para um
restaurante em Dusseldorf. Eu fiquei cá com os rapazes e com o negócio para ver se ele
se dava lá. Porque eu tinha medo que ele não gostasse e viesse embora e depois não
tinha nada a que se agarrasse. Passados seis meses ele arranjou um contrato para mim na
mesma casa, mas teve que dar 5000 escudos e era se queria.

Conde de S. Tiago de Lobão

Author: ROBERTO REIS <roberto.reis34@gmail.com>

Conde de S. Tiago de Lobão

Se há pessoas que, pelo seu talento, pelas suas qualidades morais e intelectuais,
não pertencem só à geração em que viveram, mas fazem, parte de todas as gerações?
Vivendo no seu coração e na sua mente, temos de dizer que pertence a este número Lino
Henriques Bento de Sousa, Conde de S. Tiago de Lobão.
Nascido em 19 de Novembro de 1857 em S. Tiago de Lobão, Lino Henriques
não era descendente de sangue fidalgo, mas tinha na sua família a tradição do trabalho,
da honra e do dever que ele sempre soube respeitar.
Era filho de António Francisco Henriques e de Ana Ferreira Pais. Casou com D. Maria
Albertina Saraiva e Sousa.

nao ha duas sem tres

Powos
Author: ROBERTO REIS <roberto.reis34@gmail.com>

Aos 16 Anos de José Luís Gomes da Silva partiu da sua terra natal “VILA DA FEIRA”
para alcançar o seu sonho: “A FRANÇA”;
Após duas tentativas frustradas, à terceira é de vez
Em 1976, Zé Luís Silva decidiu emigrar para a FRANÇA após se ter zangado com o
seu pai, devido ao facto deste não lhe ter comprado uma bicicleta, tudo isto por causa da falta
de dinheiro.
O seu grande sonho era ser ciclista e porém esse sonho foi destruído. Por causa desta
recusa José Luís tomado de cólera, estava disposto a partir para França, sem que os pais
soubessem, sendo assim abalou. Porém os seus pais procuraram-no e trouxeram de volta.
Mas Zé Luís estava decidido a partir, pois tinha esta ideia na cabeça, emigrar para a
França, e 6 meses após a primeira tentativa, e depois de ter falado com os seus pais, partiu
com 3 amigos; deixando atrás dele, a mãe, o pai, dois irmãos e uma irmã em lágrimas; tinha
16 anos e meio.

A minha ida para França

Powos
Author: ROBERTO REIS <roberto.reis34@gmail.com>

A minha ida para França
No dia cinco de Novembro 1969, saí da casa dos meus pais com o meu irmão
mais novo, com destino a França. Fomos de táxi, depois de carro particular, até que
chegamos a certa altura tivemos de ir de tractor, para chegar a uma casa de uma família
onde passamos a noite.
Ao jantar comemos uma sopa, e depois fui dormir com irmã do dono da casa
numa cama dentro da casa, enquanto o meu irmão dormiu num palheiro. Pela manhã do
dia seguinte, saímos muito cedo, voltamos a ir no tractor por montes e vales. Depois
fomos a pé, tivemos de atravessar um rio para passar para o lado Espanhol, por onde
ainda andamos muitos quilómetros a pé. Depois o passador foi falar com um motorista
espanhol, e eu, o meu irmão e a irmã do senhor ficamos escondidos por de trás dum
muro.

New file

Sådan stod der skrevet på en fin vejsten i granit med hvid facade og røde bogstaver placeret foran mit barndomshjem. Tankerne når jeg som barn sad på denne sten og hørte cyklisternes glæde over at være kommet ”så langt fra Aarhus” satte min fantasi i gang med spekulationer over den store verden længere væk. Denne verden kom jeg selv til at stifte bekendtskab med på et senere tidspunkt.Jeg skrev nå næsten alt ledigt papir:Kirsten PedersenSkæring pr. HjortshøjJyllandDanmarkSkandinavienEuropaVerdenNu har jeg to børn, to svigerbørn og fire børnebørn i Budapest.Min datter er født i Grønland, min svigersøn i Polen, deres søn i Danmark og deres datter i Ungarn.De to børnebørn er tresprogede, engelsk, dansk, ungarsk

Intervista Fabrizio Masci

Author: Fernanda Sacchieri <ferdy41@yahoo.it>

Mi chiamo Fabrizio Masci, ho 43 anni, abito a Pomezia, nella provincia sud di Roma. Ho studiato per tanti anni Medicina con il desiderio un po’ romantico di poter fare del bene al prossimo attraverso l’“arte medica”. Poi ho capito che si può fare del bene anche seduti su uno sgabello davanti ad un pianoforte a coda. Così ho deciso ad un certo punto della mia vita di seguire il mio cuore e di assecondare quella che ho sempre ritenuto la mia grande passione: la musica. Fortunatamente non ho mai lasciato lo studio del pianoforte. Amo definirmi pianista, arrangiatore, compositore.
Mi occupo, inoltre, di informatica applicata in campo musicale, e da tre anni ho fondato una casa editrice musicale cui ho dato nome “Borgo dei sogni”, comprendente la produzione discografica.
Il mio desiderio è di promuovere il bel canto all’italiana all’estero. Ho girato tutta l’Europa, ma soprattutto i paesi dell’Est, dove accompagno con la mia musica, un cantante che in questi paesi è considerato una leggenda: Robertino. Non avrei mai potuto viaggiare in lungo e largo per l’Europa o attraversare la Siberia o andare vicino al Circolo Polare artico se non fosse stato per la musica.
Cos’é la musica per me? E’ come uno splendido fiore che con il suo profumo e i suoi colori mi fa sognare e mi fa dimenticare gli affanni della vita.

If it all ended tomorrow

It's taking place in Denmark, where there are a boy who wants people to think about their life, and how it is to be alive, what is important in the life.

Grandir à cheval entre deux frontières

Powos
Author: andrea ciantar <powos@powos.org>

Qui est M. Arturo Simone aujourd’hui. Arturo a vécu en France depuis l’âge de trois mois et jusqu’à quatorze ans il a étudié à Modane dans une école française. Plus tard il a fréquenté un lycée italien à Bordighera. Avec ses camarades italiens tous les matins il prenait un train spécial pour se rendre au lycée en Italie. Pendant cette période il a souffert d’une crise d’identité car il ne se sentait pas reconnu par ses camarades ni comme italien ni comme français. A dix-huit ans avec sa famille il est revenu vivre en Italie. Aujourd’hui il a trente-six ans et travaille comme assureur. Les années qu’il a passées à l’étranger lui ont laissé une grande dispononibilité pour l’écoute et le dialogue; cette grande sensibilité envers les exigences des autres lui est aujourd’hui utile dans sa profession pour saisir les besoins de ses clients.

Crescere a cavallo di due frontiere

Powos
Author: andrea ciantar <powos@powos.org>

Chi è oggi ArturoArturo ha vissuto da quando aveva tre mesi in Francia. Fino a 14 anni ha studiato a Modane in una scuola francese, poi ha frequentato un liceo italiano a Bordighera. Tutte le mattine, insieme ad altri 30 compagni, come lui italiani, prendeva un treno speciale per recarsi a scuola in Italia. In questo periodo ha sofferto di una crisi d’identità non sentendosi riconosciuto dai compagni né come italiano né come francese.A 18 anni è ritornato con la sua famiglia a vivere in Italia. Oggi a 36 anni lavora come assicuratore. Gli anni trascorsi all’estero hanno lasciato in lui una maggiore disponibilità all’ascolto e al dialogo. Questa sua spiccata attenzione alle esigenze altrui si è rivelata utile anche nel suo lavoro per comprendere meglio le richieste dei suoi clienti.

Crecimiento a caballo de dos fronteras

Powos
Author: andrea ciantar <powos@powos.org>

¿Quien es hoy Arturo ? Arturo ha vivido desde cuando tenía tres meses en Francia. Hasta los 14 años ha estudiado a Modane en un colegio frances, luego ha frecuentado un bachillerato italiano a Bordighera. Todas las mañanas, junto a otros 30 compañeros como él italianos, cogían un tren especial para irse al colegio en Italia. En este período ha padecido de una crisis de identidad no sintiéndose reconocido por los compañeros ni como italiano ni como francés. A los 18 años ha vuelto con su familia a vivir en Italia. Hoy a 36 años trabaja como asegurador. Los años trascurridos en el extranjero le han dejado en él una mayor disponibilidad a la escucha y al diálogo. Ésta su sobresaliente atención a las exigencias ajenas se ha revelado útil también en su trabajo para comprender mejor las solicitudes de sus clientes.

Aufgewachsen beiderseits der Grenze

Powos
Author: andrea ciantar <powos@powos.org>

Wer ist Arturo heute?
.
Seit er drei Monate alt war, lebte Arturo in Frankreich. Bis zu seinem 14. Lebensjahr ging er auf eine französische Schule in Modane, dann besuchte er ein italienisches Lyzeum in Bordighera. An jedem Morgen nahm er, gemeinsam mit anderen dreißig Kameraden, die wie er Italiener waren, einen Sonderzug, um nach Italien zur Schule zu fahren. In dieser Zeit erlitt er eine Identitätskrise, da er sich von seinen Kameraden weder als Italiener noch als Franzose anerkannt fühlte.
.
Mit 18 Jahren kehrte er mit seiner Familie nach Italien zurück, um dort zu leben. Heute, im Alter von 36 Jahren, arbeitet er als Versicherungsagent. Seine im Ausland verbrachten Jahre haben in ihm eine größere Bereitschaft zum Zuhören und zum Dialog geschaffen. Diese seine ausgeprägte Aufmerksamkeit gegenüber den Bedürfnissen anderer erwies sich auch in seiner Arbeit als nützlich, um die Wünsche seiner Kunden besser zu verstehen.

EL TÁLERO DE LA IMPERATRIZ MARIA TERESA DE AUSTRIA

Powos
Author: Upter-Storie Università Popolare di Roma <info@europeanmemories.eu>

Tiempo atrás, al abrir una caja atada con una cinta azul en la cual repongo los recuerdos de los sitios que he visitado, encontré un tálero de plata de la emperatriz Maria Teresa de Austria. Eso me ha traído a la memoria cuando por la primera vez en el 1960 dejé Italia para ir a vivir en otro país, aprender su idioma y conocer su cultura.
En Viena, donde viví dos años, tuve la oportunidad de conocer sus usos y costumbres. Me impresionó por ejemplo el culto que todos los austriacos y en particular de los vieneses tenían por esta reina: una madre ejemplar de 16 hijos, y también la que, en contraste con las costumbres de aquel tiempo, hizo aprobar “La pragmática sanción”, que permitió a las mujeres de subir al trono. La recordaban como la reina que apoyó a los ilustrados europeos, no sólo teniendo bajo su protección a los filósofos, sino también introduciendo reformas radicales que se inspiraban en esa filosofía. Maria Teresa fundó un nuevo orden jurídico con reformas del derecho civil y penal (Codex Teresianus), con la abolición de la tortura y la institución de escuelas populares.

Ponte Rosso a Trieste

Powos
Author: Upter-Storie Università Popolare di Roma <info@europeanmemories.eu>

Poiché per anni ho lavorato in collegamento con l’apparato amministrativo dell’Unione Europea, il mio primo pensiero di Europa è questo: un concentrato di burocrazie sottese da lotte politiche per conquistare influenza e potere. Un’idea piuttosto respingente, direi, e per nulla emozionante.
Il progetto mi ha però spinto a riflettere, a ritrovare un filo perduto. L’idea di Europa è nata da spinte ideali, da valori sovranazionali, di pace, che sono per esempio dentro al Manifesto sull’Europa che Altiero Spinelli e un gruppo di intellettuali elaborarono durante il confino fascista. E’ quindi una risposta di libertà e di evoluzione umana, almeno all’origine.

Puente Rojo a Trieste

Powos
Author: Upter-Storie Università Popolare di Roma <info@europeanmemories.eu>

Por muchos años he tenido relaciones de trabajo con la estructura administativa de la Unión Europea, así mi primera idea de Europa fué ésta: un concentrado de burocracias y subterraneas luchas políticas finalizadas a conseguir influencia y poder. Una idea bastante negativa y ni siquiera emocionante.
El projecto fué, sin embargo, para mí un estimulo para la meditación y encontré algo que había perdido: la verdadera idea de Europa, que nació de ideales y valores sovranacionales de paz Estos valores se encuentran , por ejemplo, en el Manifesto sobre Europa, que Altiero Spinelli y otros intelectuales elaboraron durante sus confino en el período fascista. La idea de Europa fué en origen, creo yo, una respuesta a la falta de libertad finalizada al desarrollo humano.

Brücke Rosso in Triest

Powos
Author: Upter-Storie Università Popolare di Roma <info@europeanmemories.eu>

Da jährlich habe ich in Verbindung mit dem Verwaltungsapparat der Europäischen Union gearbeitet, ist mein erster Gedanke an Europa der folgende: eine Häufung von Bürokratien, die politische Kämpfe einschließen, um Einfluss und Macht zu erobern. Freilich ist das eine eher zurückdrängende Idee, die durchaus nicht aufregend ist.
Das Projekt hat mich dazu gebracht nachzudenken, den verlorenen Faden wieder zu finden. Die europäische Idee entstand aus ideellen Anstößen, aus überstaatlichen Werten, unter denen dem Frieden, die z.B. im Manifest über Europa enthalten sind, das Altiero Spinelli und eine Gruppe von Intellektuellen während der faschistischen Verbannung verarbeiteten. Dieses Programm ist also wenigstens am Anfang eine Antwort auf Freiheit und Menschenentwicklung.
Dann habe ich versucht, die Institutionen beiseite zu legen und ein persönlicheres Zeichen an einen alten Eindruck gebunden zu suchen, so dass er vom erwachsenen Bewusstsein noch nicht verschmutzt wurde.
Ein Foto aus meiner Kindheit: das ist Brücke Rosso in Triest, ich bin dieses Kind zwischen meiner Mutter und meiner Tante.

Il Codice di Giustiniano

Powos
Author: Renata Caratelli <renata.caratelli@libero.it>

Sarebbe provocatorio presentare un idolo azteco o africano come l’oggetto che in me “media” l’idea di Europa? Eppure mai mi sono sentita così europea come quando ho viaggiato in paesi lontani dove la gente mi domandava: “Sei europea?” proprio come facciamo noi di fronte a uno dei cinquecento milioni di africani che pure appartengono a culture e Stati così diversi l’uno dall’altro. Ma dal “non essere” forse è meglio che ritorni all’”essere”. L’ oggetto per me “mediatico” dell’idea di Europa è il Codice di Giustiniano. Sono nata a Roma e da bambina giocavo nella Basilica di Massenzio sotto le lavagne dell’Europa romana, così mi sembrava che la guerra che allora imperversava fosse assurda tra Paesi che avevano costituito un solo grande Stato. Poi da grande ho capito che la base della comprensione comune che ha permesso la costruzione dell’Unione Europea è stata proprio la grande eredità culturale dello stato più cosmopolita dell’antichità e in primo luogo il fatto che gli stati europei moderni abbiano come modello il codice del diritto civile romano. Ed è per questo che con orgoglio posso dire “Civis Europeus Sum!”

Código Justinianeo

Powos
Author: Renata Caratelli <renata.caratelli@libero.it>

¿Sería una provocación presentar un ídolo atzeco o africano como el objeto que para mí “media”la idea de Europa? Sin embargo nunca me sentí tan europea como cuando viajé en países lejanos donde me preguntaban: “¿Eres europea?”, precisamente como hacemos nosotros al encontrar a unos de los quinientos miliones de africanos que pertenecen a estados y países tan distintos los unos de los otros.
Pero para permanecer en el tema como objeto “mediatico” de la idea de Europa escojo el Código Justinianeo. He nacido en Roma, y cuando era pequeña jugaba en la Basilica de Massenzio bajo las grandes pizarras que ilustraban la extension de la Europa Romana, y me parecia una barbaridad que hubiera una guerra entre países que habían pertenecido al mismo Estado. Cuando llegué a ser mayor he entendido que lo que nos ha permitido de constituir la Union Europea fué la gran herencia cultural del Estado más cosmopolita de la antigüedad y en primer lugar el hecho que los estados europeos modernos tienen como modelo el código del derecho civil romano. Así con orgullo puedo decir “¡Civis Europeus Sum!”

Mein emblematischer Gegenstand Europas

Powos
Author: Renata Caratelli <renata.caratelli@libero.it>

Wäre es eine Provokation, wenn ich ein aztekisches oder afrikanisches Idol als den Gegenstand vorstelle, der die Idee von Europa in mir "vermittelt"? Denn ich habe mich nie so „europäisch“ gefühlt wie bei Reisen in fernen Ländern, in denen die Menschen mich fragten: „Bist du Europäerin?“ genau so, wie wir tun, wenn wir einem der 500.000 Afrikaner gegenüber stehen, die ebenso zu untereinander verschiedenen Kulturen und Staaten gehören.
Um aber beim Thema aber zu bleiben, wähle ich den „Kodex des Justitian“ als meinen Europa vermittelnden Gegenstand: Ich bin in Rom geboren und während meiner Kindheit spielte ich in der Massenzio-Basilika unter den Tafeln, die die Bilder des römischen Europas zeichnen. So schien mir schon damals, dass der Krieg zwischen Ländern unsinnig war, die ehemals einen gemeinsamen und großen Staat gebildet hatten. Als Erwachsene habe ich dann verstanden, dass gerade das große kulturellen Erbe des im Altertum kosmopolitischen Staates das Fundament des gegenseitigen Verständnisses – das die Bildung von Europa erlaubt hat –ist. Zu diesem Fundament gehört auch die Tatsache, dass alle modernen Staaten das römische Zivilrecht als Vorbild haben.
Deshalb kann ich mit Stolz sagen: “Civis Europeus Sum!”(Ich bin eine Europäische Bürgerin!).

I TRENI DEGLI EMIGRANTI

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Author: Fabrizio Fasani <fabrizio.fasani@fastwebnet.it>

Nel corso dell’ultimo incontro dei partecipanti al Progetto „Raccontare l’Europa“, ho ascoltato con interesse e partecipazione il testo di Antonella sugli emigranti e sui loro viaggi in treno verso il Nord per cercare un lavoro lontano dalla loro spesso splendida, ma sempre avara terra.
Di frequente negli anni 60 e 70 ho usato i treni e spesso ho incontrato gli emigranti, specialmente nei periodi successivi alle Festività o alla fine dell’estate, quando ritornavano al luogo di lavoro dopo le vacanze trascorse al paese di origine, tra parenti e vecchi amici.

Una „croce di ferro“ come simbolo d’affetto.

Powos
Author: Fabrizio Fasani <fabrizio.fasani@fastwebnet.it>

Durante l’inverno 1944/45 mi trovai con mia mamma e un fratellino di 5 anni (io allora ne avevo 10) in un paese –Riana- sui monti della Garfagnana, in provincia di Lucca. Il paese venne a trovarsi allora nelle immediate vicinanze del fronte, che si fermò là diversi mesi fino alla fine della guerra.
Eravamo arrivati fino a Riana da Lucca per sfuggire alla guerra, ma il fronte dei combattimenti aveva superato la città durante l’estate ed era venuto a fermarsi proprio poco prima di quel paese, bloccandoci e impedendoci di tornare a casa.
Quando apparve chiaro che il fronte si era stabilizzato, mio padre e il mio fratello maggiore rientrarono a Lucca attraversando le linee con un percorso impervio e pericoloso, per raggiungere rispettivamente il proprio lavoro e il liceo, lasciando la mamma e i due figli più piccoli.
In paese, a causa della vicinanza al fronte, c’erano molti militari dell’esercito tedesco, fra i quali un capitano che occupava una casa vicino alla nostra, dove si era installato il Comando.

La mia Roulotte

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Author: Fabrizio Fasani <fabrizio.fasani@fastwebnet.it>

Quando mia moglie ed io acquistammo per la prima volta una roulotte, fu perché volevamo far trascorrere ai bambini un paio di mesi al mare a costi non troppo elevati. Ma appena furono abbastanza grandicelli per affrontare un viaggio (quando cioè il piccolo compì 5 anni) partimmo per il nostro primo viaggio in roulotte e arrivammo fino in Irlanda.
Da allora (era il 1979) i periodi trascorsi in roulotte al mare si sono rapidamente ridotti fino a scomparire, ma tuttora io e mia moglie facciamo viaggi in roulotte attraverso l’Europa centro-occidentale, nei quali spesso ci accompagnano per qualche giorno anche i figli.
Questi viaggi ci hanno condotto un po’ dovunque in tale zona geografica.
Lo „spirito europeo“ durante questi viaggi si comincia ad avvertire già in Italia, incontrando sulle strade e nei campeggi numerose roulotte e camper dei vari Paesi che vengono a trascorre le vacanze da noi.

Mi caravana

Powos
Author: Fabrizio Fasani <fabrizio.fasani@fastwebnet.it>

Como teníamos hijos y queríamos pasaran dos o tres meses al mar sin gastar demasiado dinero, mi esposa e yo habíamos decidido de comprar una caravana. Cuando los hijos fueron un poco más grandes, es decir cuando el pequeño cumplió 5 años, hizimos nuestro primer viaje con la caravana y llegamos hasta Irlanda.
Desde entonces, era el 1979, los días pasados al mar disminuieron hasta desaparecer, pero los viajes con la caravana en la Europa centro-occidental continuaron y a menudo por unos cuantos días también nos hijos vienen con nosotros.
Estos viajes nos han traído en muchos lugares de esta area. El espiritu europeo de estos viajes se nota también en Italia: en los campings y en las rutas se encuentran muchas caravanas y campers de otros países europeos que vienen a pasar las vacaciones en Italia.

Ein symbolischer Gegenstand von Europa

Powos
Author: Fabrizio Fasani <fabrizio.fasani@fastwebnet.it>

Als meine Frau und ich unseren ersten Wohnwagen kauften, machten wir das, damit unsere Kinder jedes Jahr ein paar Monate am Meer verbringen konnten, ohne viel zu bezahlen. Aber sobald sie groß genug waren um größere Reisen auszuhalten, das jüngste Kind war damals 5 Jahre alt, starteten wir unsere erste Reise mit dem Wohnwagen und den Kindern bis nach Irland!
Seitdem (1979) sind die Zeiten am Meer immer kürzer geworden, bis zum Verschwinden. Bis heute reisen meine Frau und ich durch West-Zentral-Europa mit dem Wohnwagen und häufig begleiten uns unsere erwachsenen Söhne für einige Tage.
Wir sind in West-Zentral-Europa fast überallhin gereist.

AQUILE E AQUILONI

Powos
Author: Maria Cristina Pazzini <mc.pazzini@tiscali.it>

Den østrigske mand og et toilet

Powos
Author: Hannah Lie <haisdaja@yahoo.dk>

A Life in a World of Change and a Swirl of Ideas

Powos
Author: Galina Naumova <galina5010@abv.bg>

Penka Stefanova Dragoeva / Koleva/ was born on 26-th February 1931 in Dobrich, Bulgaria. She was a teacher of chemistry in Dobrich and is a pensioner now. She has two sons and three grandsons. She has lived through a range of crucial for Bulgaria changes: when the north eastern part of Bulgaria- Dobrudzha was restored to Bulgaria in 1940, the Russian invasion in the WWII; American bombing of Bulgaria; the communist regime and the recovery of democracy in the last decades. Her life story is typical for the life of her generation.

Il deserto bianco

Powos
Author: Angela Gatti Pellegrini <angelapellegrini@virgilio.it>
colline pisane

Frammenti di anni zero

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Author: alessandro mazzarelli <alemazzarelli@gmail.com>

Lavori di un tempo

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Author: Paola Filacchioni <PAOLAFILACCHIONI74@GMAIL.COM>

En tidslomme i toget fra Hoek van Holland til Hamborg

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Author: Terkel Skårup <terkel@skarup.dk>

I 1988 - et år før Muren faldt - sad min kæreste og jeg i en togkupe mellem Hoek van Holland og Hamborg. I kupeen sad også to tyskere, en englænder og en hollænder. Vi kom til at tale om Anden Verdenskrig, og det viste sig, at tyskerne og englænderen havde været i samme spejderlejr i Tyskland i 1938. Det tyske par havde mødt hinanden i lejren. Englænderen kunne vise stedet på et kort han havde på et silketørklæde. Kortet havde han fået som pilot i tilfælde af, at han skulle blive skudt ned over Tyskland. Det blev han i 1944.

From the Hook of Holland to Hamburg, 1988 to 1938

Powos
Author: Terkel Skårup <terkel@skarup.dk>

On an accidental meeting in a train compartment. Lines cross in mysterious ways. Scout camp in Germany in 1938. Bombing of the Ruhr District. A German soldier and his wife meet an English pilot. Two interrailers get a personal lesson in history.

Miraggio Spagnolo

Author: roberto mirulla <robertomirulla@terra.es>

Una striscia di mare

Powos
Author: Lucialba Lentisco <Lucialba.le@alice.it>

Riscoprire l’Europa alla ricerca delle proprie radici. Un viaggio della memoria che miracolosamente salda vicende dolorose del proprio passato con un presente di speranza.

Noget om mig og mit Europa

Powos
Author: Per Borello <eumemories@gmail.com>

Det må have været i 1949. Jeg husker ikke, hvorfor jeg gik på et fortov i Vanløse med min far i hånden, men jeg husker meget tydeligt noget af den samtale, min far havde med en bekendt, som vi mødte. Det var præsten ved Vanløse kirke, som far tidligere havde arbejdet sammen med om et ydremissionsprojekt. Af samtalen fangede jeg et par ord om den udenrigspolitiske situation og USSR’s truende politik, og pludselig begyndte de 2 voksne at tale om mig...

Min livshistorie

Powos
Author: Hannah Calberg <eumemories@gmail.com>

Det var en svær tid for vores familie at have et udviklingshæmmet barn, da der i karèen på Skanderborgvej 17, hvor vi boede fra 1939 hele barndommen og ungdommen, var familier, der sendte lister rundt for at få min bror fjernet, da deres børn ikke skulle vokse op sammen med en handicappet dreng, som der heller ikke var nogen som helst hjælp til dengang, det var vores familie og omgangskreds, der hjalp...

Europa-billeder i et halvt århundrede

Powos
Author: Merete Carlsen <eumemories@gmail.com>

Fra togvinduet på min allerførste udlandsrejse i 1957 så jeg Hamburg præget af 2. Verdenskrig: Række efter række af sønderbombede 3-5-etagers ejendomme med gabende tomme, sorte huller, hvor der havde været vinduer. Og det var kun et år efter, at min opmærksomhed for første gang var blevet rettet ud mod Europa: På vores helt nye TV havde jeg rystet set sovjetiske tanks rulle ind i Budapest for at knuse den ungarske opstand mod kommunist-diktaturet.

Samtaler i Europa

Powos
Author: Marie Stigsgaard Nissen <marie.stigsgaard.nissen@gmail.com>

Hvornår begyndte min forståelse af, at jeg var en del af Europa? I skolens geografitimer, historietimer og sprogtimer? Nej, allerede i min tidligste barndom var der urovækkende påmindelser om, at min familie, som alle andre danskere, var en del af Europa på godt og ondt.

I ønsker at høre mit livs historie

Powos
Author: Anna Maria Michaelsen <amghaibeh@gmail.com>

Hitler behøvede Danmark til at hjælpe sig med at føde sit folk. Han ville have at Danmark skulle være et eksempel på hvor godt Tyskland samarbejdede med de besatte lande. Vi var 5 millioner imod det store Tyskland og samtykkede opgivende. Men dybt i undergrunden begyndte en bevægelse der ville det anderledes. Som Norge skulle Danmark gøre modstand, og nu begyndte de.

At rejse er også at undres.

Powos
Author: Louise Rosengren <Loro@ruc.dk>

Der er syn i byer, der går igen: Den døde due på fortovet, forvredet og indsmurt i egne indvolde. Damen med posen i hånden og håndtasken over skulderen, vandrende over pladser, ventende i lyskryds, med fortabt kropsholdning og øjne, der stråler af monotoni.

Et liv i Europa.

Powos
Author: Birthe Gyldion Kristensen <eumemories@gmail.com>

Hvordan koger man et helt livs oplevelser ned til blot at fylde nogle få ark papirer, det er en udfordring til intellektet. Det væsentlige skal med, men det må ikke fylde så meget, at det spærrer for de små oplevelser, og de små oplevelser kan meget vel vise sig at være de væsentligste.

Europærer - både og!

Powos
Author: Birthe Gyldion Kristensen <eumemories@gmail.com>

Naturligvis er jeg europærer, i kraft af at jeg er født og opvokset i Europa, og ikke i Kina, Australien eller Amerika, men først og fremmest er jeg dansker.

En Livshistorie

Powos
Author: Lene Konnerup <eumemories@gmail.com>

Som enebarn drømte jeg meget om at få en lillesøster, og fik at vide, det måske ville gå i opfyldelse, hvis jeg lagde sukkerknalder i vindueskarmen til storken, der jo kom med de små børn Jeg lagde troligt sukkerknalder i vinduet — men mærkelig nok kom storken ikke med den ønskede lillesøster til mig 3!!
Jeg har faktisk dybe rødder i Europa, idet min fars farfar kom til Danmark fra Tyskland som naver, og min farmor var svensker

Oplevelser som campist i Europa.

Powos
Author: Holger Jensen <holgererna@elromail.dk>

Medens spændingerne var på sit højeste mellem Rusland og Europa oplevede vi under kørsel i de finske skove store skilte, der advarede os mod at nærme os den russiske grænse. Under en rundflyvning forklarede piloten også, at han havde strenge ordrer til ikke at komme for tæt på grænsen under flyvningen. Senere kom vi til grænsen mellem Norge og Rusland, hvor vi så de store vagttårne, som russerne havde bygget for at holde øje med grænseområdet.

Polen - naboland.

I sommeren 1990 fik jeg muligheden for sammen med en snes andre danskere (10 lærere og 10 16-18-årige med godt kendskab til engelsk) at være på en UNESCO-sprog-camp i Gorzow wlkp i Polen. I tre uger var det vort job at undervise omkring 100 polakker i alderen 16-18 i engelsk, at engagere dem i fritidsaktiviteter, i det hele taget at leve sammen med dem døgnet rundt. Skolens bygninger og mange andre forhold var ikke på dansk niveau, men det kom ikke til at spille en rolle, for i de tre uger kom arbejdsglæde, foretagsomhed, liv og lyst, sorger og glæder til at bagatellisere alt andet.

En lille verden

Min oldefar, Gamle Dreyer, som vi kalder ham i familien, blev født omkring 1850 i en by i Holsten. Efter 1864 ville han som den eneste af familien fortsat leve indenfor Danmarks riges grænser. Han forlod sit holstenske hjem for at finde lykken i Danmark, som nu var blevet så meget mindre. Han fik en uddannelse som apoteker og efter sigende kunne han betale uddannelsen takket være et legat af Grevinde Danner.

Nel blu

Powos
Author: Fabio Grana <fabiograna@yahoo.it>

Io e lei

Powos
Author: Fabio Grana <fabiograna@yahoo.it>

Nicht so böse

Hjulene rumlede hen over gadens brosten. Den lune aftenluft strømmede ind gennem de nedrullede vinduer, vejen var kun sparsomt oplyst af søvnige gadelamper. Ude langs siderne kunne man ane de mørke bombetomter. Vi var på vej ind i Hamburg, Det var i 1953. Jeg var 12 år og på vej ind i puberteten med bumser og stemmen i overgang.

What is the difference between a road and a way?

Powos
Author: Plamena Solakova <plamenasolakova@abv.bg>

In my story, I tell the reader about my experience this summer, traveling within Europe. I did see a lot of beautiful sites, but had many problems, too. I believe, you would love it and really feel the atmosphere of summer 2009 in the fantastic Czeck Republic, Hungary and Romania. Enjoy! :)

About Crossing Borders

Powos
Author: Neli Peycheva <neli_peicheva@yahoo.com>

I believe in no prophets or superstitions beyond me. I only trust the call of my heart.
Vienna…
The very thought of getting in touch with this city is so intoxicating that hardly have I got off the bus after the tiring twenty-hour trip, I rush into Mariahilfer eagerly melting into the colorful flow of people. I’m alive and breathing…
I love to deeply breathe in this city. I can tell, even in my sleep, the whole palette of its smells. I know every square bathed in sunshine as well as every shadow. When I’m away I dream of walking winding paths, staying at unknown hotels, crossing bridges, gazing into rivers and every time I get to Vienna… I travel awake and asleep, dreams and reality become one. I’m alive. I can feel the power of the moment. I always sign the postcards I send from Vienna with “Neli, the traveler”. Let everyone interpret it the way they like. My journey to myself started here, in Vienna...

Irmeli

Powos
Author: Franca Milani <milanifranca@tiscali.it>

Una cara amica di un paese lontano

La mia terra

Powos
Author: fiorenza mannucci <fiore.mas@libero.it>

Mi racconto attraverso...un computer

Powos
Author: Upter-Storie Università Popolare di Roma <info@europeanmemories.eu>

Mi racconto attraverso… Carlo Tassara 16.01.2010 La prima volta che vidi l’oggetto che più mi caratterizza e permette di raccontarmi questa sera, avevo poco più di vent’anni. Eravamo quindi alla fine degli anni ’70. Era nero, si chiamava “ghianda” (almeno traducendo il suo nome originale in italiano) ed era prodotto in Irlanda. Per l’epoca, non era né molto costoso né molto economico. Somigliava un po’ a macchina per scrivere, ma non era una macchina per scrivere. Conteneva tutte le lingue del mondo, ma non era né un dizionario né una enciclopedia. Aiutava ad esprimere idee e progetti, ma non aveva nessuna opinione su nessuno, ma proprio nessuno, dei loro possibili contenuti. Mi dava una grande autonomia nell’esprimere i miei punti di vista, ma non era affatto “autonomo”: anzi, non poteva funzionare da solo e, per poterlo fare, dipendeva da tanti altri oggetti. Era nero, con delicate linee verdi e arancioni. Era molto bello, senza essere un’opera d’arte.

Mi racconto attraverso...un quadernino fatto di carta di cacca

Powos
Author: Upter-Storie Università Popolare di Roma <info@europeanmemories.eu>

Ho scelto un quadernino fatto di carta di cacca di elefante perché è un oggetto del commercio equo e solidale al quale sono particolarmente legata, essendo stata in Sri Lanka a visitare la fabbrica che l’ha prodotto (e gli elefanti gazie ai quali è stato realizzato!). Poi perché sono grafomane, mi piace come oggetto (sono molto organizzata), appunto tutto, me lo porto sempre in borsa, e un po’ perché è quello che mi “accende”… Sono una persona che non parla molto, ma potrei stare ore a parlare di questa carta, dello Sri Lanka, del commercio equo … Nessuno può uscire dalla mia bottega senza conoscere questo progetto!

Mi racconto attraverso... un origami

Powos
Author: Upter-Storie Università Popolare di Roma <info@europeanmemories.eu>

Un insieme di foglietti colorati da un lato e bianchi dall’altro. All’apparenza insignificanti ma che nelle mani sapienti di un artista paziente possono trasformarsi. Il mio oggetto è un set per realizzare origami. Mi legano a questo oggetto emozioni e speranze. L’emozione che suscita il ricordo di chi me lo ha regalato, una persona cara che ho perso, la speranza di assorbire e imparare abilità che appartengono a culture lontane.

Mi racconto attraverso...una pallina d'argento

Powos
Author: Upter-Storie Università Popolare di Roma <info@europeanmemories.eu>

Rotonda, brillante apparentemente fredda ma se poi si lascia tenere in una mano subito puoi sentire il suo calore o forse quello della tua mano.Una piccola pallina d’argento è il dono di due care amiche per abituare al mondo il bimbo che tre anni fa mi aveva scelto come nido. Da allora lo porto sempre con me e quando non lo metto mi sembra che manchi qualcosa. Sull’argento le tracce dei giorni trascorsi insieme: segni, qualche piccola ammaccatura ma nulla nel suono delicato è cambiato.

Mi racconto attraverso... un libro

Powos
Author: Upter-Storie Università Popolare di Roma <info@europeanmemories.eu>

Bologna, ricerca frenetica di una casa, telefonate, annunci, agenzie, scadenze. Giornate frenetiche. Via S. Stefano: il negozio dei palloncini, colori e gioia. La smemoratezza della mia amica che dimentica le Pagine Gialle, elemento importante per la ricerca. E allora di nuovo nel negozio a chiedere se, per caso, le avessero trovate. No, ma hanno qualcos’altro da darci. Un libro. Un libro che per strane vie è arrivato fino a loro e, da loro, a me. Un libro sconosciuto, di un autore mai sentito, di una cosa editrice anch’essa ignota.

Al limite torno

Author: archivio diaristico <sylviab@katamail.com>

Il diario di Giulia inizia con uno sfogo che raccoglie le sensazioni di entusiasmo e disillusione di una giovane neolaureata, stretta nell’ambiente che l’ha cresciuta, delusa dal rapporto con l’altro sesso e alla ricerca di un equilibrio, interiore e nella società. Allo stesso tempo è piena di energia, ottimista e fiduciosa nei confronti del prossimo, ama viaggiare, sognare e non vede l’ora di scappare dalla ripetitività delle cose che la circondano. Nel bagaglio di esperienze, storie sentimentali naufragate, alcune mai nate, raccontate con un piglio d’ironia, rassegnazione e speranza di incontri migliori. La felicità c’è, e forse non si vede, forse bisogna solo saperla cercare, in altre direzioni. Forse trasferirsi in una grande città è la risposta. Un nuovo lavoro, una nuova vita, la voglia di ritagliare uno spazio tutto suo in una città di milioni di abitanti, dove ci sono centinaia di cose da fare, vedere, imparare e provare. La sua vita si basa sui turni di lavoro, nei giorni liberi sacrifica le ore di sonno alla spesa, al bucato, alle pulizie, non trova il tempo per coltivare amicizie e fatica a mantenere l’impegno con la scrittura del diario. Si rende conto che non è quello il genere di vita di cui ha bisogno e il distacco da casa lascia il passo alla nostalgia degli affetti:

un ricordo europeo

Author: lua <s.risse@libero.it>

Era il 1997: si avvicinavano le vacanze estive e si doveva decidere come impiegarle al meglio. La scelta cadde sul “cammino di Santiago”, da Roncisvalle alla Cattedrale, il cosiddetto “camino francès”, che avremmo percorso, che avremmo percorso in parte in macchina, in parte in ciclo, (quello di mio marito) in parte a piedi.
Partimmo, dunque, per la Francia, facemmo tappa a Carcassonne, Lourdes e finalmente arrivammo al passo di Roncisvalle.
Qui incontrammo già diversi “pellegrini”. I più “visibili” erano i ragazzi zaino in spalla e scarponi da trekking, ancora riposati ed entusiasti dell’impresa che li aspettava. Si ebbe subito il senso del “viaggio” che si svelava dell’andare in compagnia di tanti altri “moderni pellegrini”. Entrammo completamente nell’atmosfera del percorso a PUENTE della REINA, il paese che univa tutti i percorsi per Santiago, il vero ingresso degli antichi pellegrini medioevali al “CAMINO”, così battuto che avevano dovuto costruire un ponte per superare il fiume.
Una conchiglia e una zucca per borraccia erano il simbolo del pellegrino, di cui avremmo trovato molte immagini e monumenti lungo il CAMINO Da Puerte della Reina si diparte un lungo sentiero pedonale che attraversa tutta la Spagna fino a Santiago. I pellegrini facevano tappa prima di affrontare la grande pianura che si stendeva davanti a loro.
Abbiamo incrociato diverse volte questo sentiero, ripristinato a spese della comunità europea, lungo più di 800 chilometri e sempre ci siamo sentiti “in cammino” con le persone che lo percorrevano a piedi, sotto il sole; giunte da ogni parte d’Europa per rifare questa “antica esperienza”. Su quel sentiero (il “cammino di Santiago”), più che mai mi sono sentita europea, “in cammino” con altri europei ed orgogliosa di un progetto comune realizzato.
Ripercorrevo con gli altri, in modo pacifico, un percorso tracciato nel medioevo per “fini buoni” e avevo quasi mille anni di storia alle spalle e intorno a me.
È stata una sensazione entusiasmante: per una volta non pensavo alle barbarie e alle guerre, che pure gli europei hanno vissuto e portato in tutto il mondo con la colonizzazione, ma percorrevo un tracciato di pace e di spiritualità, che aveva unito allora i pellegrini e unisce oggi chi affronta le stesse fatiche. C’è una foto che mi ricorda questo momento: sono abbracciata al cartello azzurro del CAMINO col simbolo stilizzato della conchiglia e il cerchio rotondo della Comunità europea.
In mezzo c’è la scritta “Itinerario cultural europeo” la sintesi del significato di questo “cammino” è molto efficace. Lungo il percorso si incontrano città importanti, come Leon e Burgos, ma anche paesini sperduti nel nulla, come CASTROHERIZ, che ancora porto nel cuore e dove si svolgeva allora la XVIII fiera dell’aglio. Si incontrano arte e storia, chiese medievali incredibili, come quelle di FROMISTA e SAHAGUN, il castello del vescovo di ASTORGA o il castello diroccato di PONFERRADA, tutti ristrutturati con i finanziamenti della Comunità europea.
Ovunque, lungo il cammino, si incontrano ostelli o piccoli ritrovi e nell’ultimo paese prima di Santiago, che si chiama PORTOMARIN, i pellegrini appiedati, che non trovano un albergo disponibile, perché ormai sono tanti, vengono ospitati in una grande palestra, dove possono dormire anche per terra col loro sacco a pelo. Li ho visti sulla porta ad aspettare la notte, tanti, soprattutto giovani, che di giorno erano arrivati con i piedi martoriati, pieni di cerotti, soprattutto ai calcagni.
Qualcuno, ricordo una ragazza in particolare, credo francese, era talmente stanca, che girava con gli scarponi slacciati e il calcagno che toccava il bordo, ancora sanguinante, quasi segno distintivo della fatica affrontata per arrivare fin lì. Guardavo incredula questa folla pacifica e ordinata che alla sera si sedeva nei locali comunicando in tutte le lingue europee. Al vederli ho provato un entusiasmante senso di appartenenza e di essere tutti in cammino per la stessa meta.
Il giorno dopo ho rivisto molti di quei volti per le strade di Santiago, dove regnava l’euforia dell’”avercela fatta”, di essere arrivati al traguardo e di festeggiare con gli altri in piazza, la sera, la meraviglia di una Cattedrale che affonda le sue radici nella storia più antica dell’Europa.

Edda r.

Mi racconto attraverso... un portamonete

Powos
Author: Upter-Storie Università Popolare di Roma <info@europeanmemories.eu>

Mi racconto attraverso …una macchinetta di ferro

Powos
Author: Upter-Storie Università Popolare di Roma <info@europeanmemories.eu>

La partenza

Powos
Author: luigi lazzerin <sylviab@katamail.com>

Da povero contadino a commerciante in oro, l'autore, raggiunta la sicurezza economica, può finalmente dedicarsi al calcio, sua grande passione sin da ragazzo, seguendo il Milan, la squadra del cuore, e la nazionale italiana: soddisfa così anche il desiderio di viaggiare e visitare paesi lontani.

Le difficoltà della vita

Powos
Author: MARIA ROSA FRANZINI, ALBERTINA MARIA ROSA FABBRI <sylviab@katamail.com>

Il carteggio tra due Marie Rose: una si trova in Germania, come ragazza alla pari, l'altra in Italia si prepara al matrimonio. La loro corrispondenza tratta scherzosamente grandi e piccoli temi - `problemi della vita` e `lamentazioni corporali` - con un linguaggio ricco di invenzioni e fantasia.

Mi racconto attraverso... una sciarpa di seta

Powos
Author: Upter-Storie Università Popolare di Roma <info@europeanmemories.eu>

viaggio in vespa

Powos
Author: roberto gritti <sylviab@katamail.com>

6 Luglio
Ore 6,30…
Sulla piazzetta antistante la Parrocchiale di Ranica, ha luogo una semplice cerimonia: un sacerdote sta benedicendo due “vespe”, cariche di bagagli e valigie….
In piedi, vicino a queste, i due proprietari: Amigoni Eugenio, di 23 anni ed il sottoscritto, Gritti Roberto, di 25, stanno a testa china…

E’ un momento commovente questo per noi… Teniamo una mano posata sul manubrio delle nostre “Vespe”…. Tra poco, salutati i parenti che in questo momento ci stanno osservando con apprensione, avrà inizio la nostra avventura… E le nostre “Vespe”, in questa avventura, hanno una parte importante, una parte quasi da protagoniste….

Praga 1952

Powos
Author: libero cavalli <sylviab@katamail.com>

In pieno clima di guerra fredda, una delegazione di sindacalisti del settore tessile visita il paese del socialismo reale: un viaggio entusiamante, infarcito di propaganda, che mostra un popolo attivo, interamente inquadrato nella macchina lavorativa sovietica, a cui lo Stato assicura benessere e cultura.

percorsi di memoria

Author: maria germana zamboni <mariazamboni32@libero.it>

racconti della memoria

Author: maria germana zamboni <mariazamboni32@libero.it>

Quello di Maria Zamboni, lavoro manuale e immaginario, è un collegamento di memorie che varcando i confini della geografia e della realtà entrano in una dimensione quasi magica, quasi utopistica per rivivere le esperienze e le sensazioni dei vari Paesi europei visitati e vissuti da lei. Un libro da guardare e pensare e da toccare.

800 chilometri in Olanda

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Author: archivio diaristico <sylviab@katamail.com>

22 luglio 1987
[…] Di camminar satollo e sazio con la bicicletta affronto lo spazio e le ruote riuscirono finalmente a riveder le stelle. Lungo la costa voliamo fino a Marken. La bicicletta modula i suoi suoni caratteristici, la pedalata non è fluida ma è vogliosa, spingiamo sui pedali senza posa; guardiamo il paesaggio, ma siamo solo di passaggio. Arriviamo a Marken dove le donne più brutte del mondo ci accolgono a gambe, anzi a braccia aperte. Sul molo di Marken mangiamo un panino ci togliamo un calzino, poi passa un bambino, lo riteniamo cretino. Tutti pronti a partire? No, Corrado concede il bis. Primo scontro frontale con il vento contro il quale ci spiaccichiamo. Le ragazze cominciano leggermente a incazzarsi. A Volendam (pr. Folendam) prima pioggerellina. Ci ripariamo sotto la cjiesa (amen)(2 volte) [Pubblicità: Ho fatto l'amore con Control. FINE]
“Duellorata” fino a Edam. Nel mezzo della piazza troviamo una ragazza, un po' pazza, ma brava ragazza. La quale dice: “seguitemi”. E' più facile correre alla velocità della luce oppure inseguire la ragazza di Edam?[...]

Storie di diritti

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Author: Upter-Storie Università Popolare di Roma <info@europeanmemories.eu>

Storie di diritti

Powos
Author: Upter-Storie Università Popolare di Roma <info@europeanmemories.eu>

Luglio a Foggia

Powos
Author: Giorgio Gug <gio.gug@alice.it>

Una sciarpa di seta

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Author: Silvia Costa <costasilvia57@gmail.com>

Raccontare l’Europa Fernanda intervista Fernanda

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Author: Fernanda Sacchieri <ferdy41@yahoo.it>

L’idea di progetto

Author: Upter-Storie Università Popolare di Roma <info@europeanmemories.eu>

Etté, simero ce avri (Yesterday, today and tomorrow)

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Author: Upter-Storie Università Popolare di Roma <info@europeanmemories.eu>

I had full knowledge of the Grecian nature of my being on 12 January 2000, the date of my grandfather Sebastiano’s death. Until then, I only suspected a concealed, recondite, trampled-on diversity.
My grandfather died on a cold winter’s day, at six o’clock in the afternoon. I was sitting on the bed in my room and at a certain point I heard my grandmother screaming for help on the stairs from the second floor where we lived and we rushed down to the ground floor, my grandmother’s house. My mother was in front of me and I was behind her but one landing farther back…she entered along the narrow hall and when I heard a heart-rending cry I knew something terrible had happened. I didn’t imagine in the least that my grandfather could have died, even though he had been seriously ill for many years. My mind had discarded the idea of his possible death a priori.
I went into the room and tried desperately to talk to my grandfather who was on the bed in the throes of death. My mother was weeping and screaming, along with my grandmother and my aunt until he breathed his last. After exactly five minutes my grandmother’s house was filled with neighbours and relatives; the kitchen was full and my mother was screaming and crying. She was inconsolable, my aunt fainted, my grandmother sat dazed on a chair, she shed no tears, she was completely stupefied.

1950s-1960s : in a FIAT 600 through a changing Europe

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Author: Upter-Storie Università Popolare di Roma <info@europeanmemories.eu>

Mannheim, Dusseldorf, Cologne. The mantle of grey above presaged the factories. The South Italy licence plate attracted small crowds of Italian emigrants, with uncertain smiles and dialect speech, and questions, questions, a great many questions. The autobahn brought us into the Rhine Valley, and we travelled along the river by boat, imagining the lass Lorelei amid the deafening siren calls of the barges. We spent the nights in the cosy Gasthof standing tall over the river, with their terraces set for an intriguing breakfast.
These were all aspects of a vivacious Germany which was not wasting any time bewailing the sins and misery of a recent war, but the Berlin problem was still entangled and the dramatic escapes from the East continued. And the East remained an unknown world. We went to Berlin, curious to understand and discover such a distant reality.
We drove along an endless motorway through East Germany. Vopos armed with machine guns and cannons pointing from the top of the ramparts towards the motorway route required absolute prudence. We would not even have stopped for petrol if it had not been necessary: traffic was thin, the petrol station silent with a single person at the pump. We could never have imagined that that place had a surprise in store for us, a little machine never before seen. We managed to make it work by inserting a little coin into it and it became a miraculous fountain for our thirst, a fresh fizzy orange drink produced by an unknown firm – Fanta. We had been familiar only with the San Pellegrino brand.
When we arrived in Berlin we felt relieved. We passed the three Allied checkpoints – French, English and the American Checkpoint Charlie – with no problem, but the worst was to come with the last checkpoint, the Russian one. They made us get out of the car, they searched it from top to bottom using every means. At that point, we were able to go into West Berlin, a lifeless and gloomy city, grey under a thin rain, with few people and few cars in the streets and the Under den Linden boulevard was sad and bare. The church stump – that is, what remained of the Church of the Commemoration after it was bombed – remained there in everlasting memory of what it once had been. We climbed up a small wooden tower to look beyond the Wall, the Wall which ran before us – grey and unpitying – through the city suffocating the view and the heart. Beyond, the Vopos marched with heavy step right beneath the Wall, and the rain fell to complete the sadness of the part of the city we managed to view from up above, neglected and lifeless. We have no photographs of that day. It would have been too dangerous to snap a shot of that scene.
At the exit from Berlin our innocent tourist baggage – suitcases and straw bags – was thrown up into the air; the bottom of the car was inspected by means of a mirror attached to a long pole, for there too a fugitive might be hiding. Then they sent us on our way and our panic came to an end. Cars with local licence plates were more suspect, and they were shut up in a garage, taken apart and searched piece by piece. A thoughtful silence accompanied us on the way back over that desolate motorway. Almost thirty years were to pass before the year 1989 brought down the Wall, and great numbers were to die in their attempts to flee the East.
From Germany to Belgium 1958. Benelux, a name that alluded to light and spoke to us of an easy border. The Saar River and the Moselle, which had just survived a flood, heavy rain and mud, the memory of a gloomy landscape. We met great numbers of Italians there. A bridge over the Saar which no longer existed, and under us, immersed in the murky water stood Italian labourers with their arms outstretched. It seemed to us that it was they who were holding up the support beams.
The climate of Belgium already made you sad: rain, showers, a few drops, grey skies, cloudy skies. In that part of Europe the living conditions of the emigrants seemed harder than in other places. Marcinelle was near us both in terms of time and of space.

FinisTransilvaniae

Powos
Author: Upter-Storie Università Popolare di Roma <info@europeanmemories.eu>

Mairovitz
The Country. The Fatherland
We were born and raised in a spacious white house in the middle of a large garden which belonged to our father; in front of it there was another house, larger still, that was grandfather’s and then some smaller buildings such as the Stable, the Washhouse… The village, called Maria-Radna, is located in the valley of the Maros river surrounded by low-lying hills belonging to the Transylvanian Alps chain and all within the territory called Transylvania, the biggest region of the Central European country of Austria-Hungary, for centuries the great empire of the Hapsburgs.
Transylvania was a land rich in grain, corn, orchards and vineyards. All the cities in Hungary were well connected by rail.

Três histórias de vida de três gerações

Histórias da passagem pela Europa de três habitantes de Vila Chã de Sá recolhidas por quatro alunas do terceiro ano da Licenciatura em Educação Social da Escola Superior de Viseu

A minha ida para França

No dia cinco de Novembro 1969, saí da casa dos meus pais com o meu irmão mais novo, com destino a França. Fomos de táxi, depois de carro particular, até que chegamos a certa altura tivemos de ir de tractor, para chegar a uma casa de uma família onde passamos a noite.

Emigrante em Caracas

Embarquei num barco em 1957 para a Venezuela, e este demorou 13 dias a lá chegar. Estive em Caracas durante vinte e três anos da minha vida. Passei momentos difíceis, apeteceu-me desistir muitas vezes e as lágrimas estavam sempre presentes.

História de uma criança que viu partir o pai

A Pátria a que por vezes se tomava raiva e odiava nos momentos difíceis, como se essa Pátria fosse a culpada…mas outro sim, alguns que dela faziam parte e nela impunham as suas leis.

Пари, пари, пари

Работих една година в Германия като медицински работник. Съпруга ми и трите ми деца живееха в България, а аз бачках и чаках края на месеца, за да взема заплата и да им изпратя пари. Времето минаваше бавно и мъчително. Не издържах целия договор. Имах чувството, че умирам бавно. Нещо в гърдите болеше, но какво точно, не знаех. Не ми стигаше въздух и трудно преглъщах горчилката, която събирах ежедневно. Сънувах децата си почти всяка вечер. Така или иначе, накрая си тръгнах. С доста разклатена психика и "една чанта с пари". За мен това си бяха доста пари.

Моето пътуване до Холандия

Там наистина водата е повече от земята. Пътувам на екскурзия до амстердам. Групата е от цяла България. Интереси най – различни : - Няколко души от Севлиево , пътуват в служебна командировка. Има и такива командировки. - От Добрич има съпруги на зърнени босове. И те са заслужили с нещо. - Група пенсионерки от София . На коя децата и се запиляли на гурбет по света , компенсиратта й с малко парички. Друга работила нещо цяла година , та събрала пари за 10 дни удоволствие /ако може да се нарече така прекосяването на констинента с автобус?!/. - Групата и други , в която влиза и моя милост. Аз съм на тази екскурзия , защото мъжът ми обича да пътува , но не може да отдели 10 дни , а аз съм безработна , време бол. Какво от това , че за мен пътуването е кошмар. Награда е това?.

Немските специалисти в България

Станахме членове на ЕС. Тук всички смятахме, че това е империя – много държави събрани заедно. В нашите селски глави зрееше мисълта, че колкото и да сме единни, сме различни и това смущаваше. Например, може ли немец да отгледа нашето грозде, нашите плодове, можехме ли ние да придобием тяхната техническа мощ – това не можеше да стане, поне така си мислехме.

O Muro de Berlim

 

Para lá de todos os horrores que uma guerra traz, o muro de Berlim pareceu-me de uma crueldade sem tamanho! Não só vi os meus amigos partir, como tive conhecimento da sua separação dentro do seu país.

Veronica:Una storia di integrzione

Powos
Author: Eugenia Stanisci <gonzon@alice.it>

The story of a life between two colours

Powos
Author: Jose Prieto <jprieto@fdc.cat>
Fundació Desenvolupament Comunitari

This biographical narration allows us to know something about an important moment of Catalan ans Spanish history from the Republic's ages to the Franco death. With a really personal and suggestive family story, the author expresses in an excellent way the life between two opposed political options.

Història de vida entre dos colors

Author: Jose Prieto <jprieto@fdc.cat>
Fundació Desenvolupament Comunitari

 

"Història de vida entre dos colors" que conta una història familiar a Catalunya, durant els transcursos històrics, des de la il·lusió i el ferment artístic, polític i cultural dels anys de la República, en una Barcelona que mira cap a Europa, el dol de la guerra civil, l'amor de dos joves i d'una nena que va créixer entre dos colors polítics totalment oposats, en el marc d'una dictadura que anava cap al seu final, cada vegada més a prop, i al mateix temps encara massa lluny, de la resta d'Europa.

Paisagem Remota

Era um tempo de escassos automóveis e comboios ronceiros consumidores de lenha verde, esse tempo de férias, ali, entre altas montanhas que ventos milenários arredondaram.

I Due Professori

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Author: Università Europea del Tempo Libero Palermo <utlepa@neomedia.it>

La città di Rosalina

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Author: Università Europea del Tempo Libero Palermo <utlepa@neomedia.it>

L'Infanzia Negata

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Author: Università Europea del Tempo Libero Palermo <utlepa@neomedia.it>

Una piccola storia

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Author: Università Europea del Tempo Libero Palermo <utlepa@neomedia.it>

Le Ginestre non furono più gialle

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Author: Università Europea del Tempo Libero Palermo <utlepa@neomedia.it>

Ricordi

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Author: Università Europea del Tempo Libero Palermo <utlepa@neomedia.it>

NICHT SO BÖSE

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Author: Leif Dræby <leif@verify.dk>

I did not know what those eyes had seen through the years. But suddenly realized that he had been at war, maybe lost his home, maybe his family, at any rate his one leg. In spite of this there was only kindness in his eyes when he gently repeated:
"Nicht so böse."